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Pen Your Pride

Coincidenze e destino

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Quando Tracy parcheggiò con la sua auto nel parcheggio della New York University per poco non mi misi ad urlare.
Essere lì, guardare l’enorme edificio che mi avrebbe ospitato per quattro anni, mi fece sentire come rinchiusa in uno stramaledetto sogno, tanto che mi pizzicai il braccio più volte per capire se ciò che vedevo fosse reale.

Avevo  rincorso quella dannata tappa per metà della mia vita, e averla proprio di fronte a me fu qualcosa di meraviglioso.
Quando scendemmo dall'auto, Tracy e Beth mi affiancarono.
Solo noi tre eravamo matricole, perciò gli altri avevano deciso di raggiungerci dopo aver salutato tutti i loro compagni.
Andavamo tutti alla stessa università e chiesi più volte a me stessa se fosse stata una coincidenza o un segno del destino.

Tracy indossò uno dei suoi sorrisi migliori e Beth, in mancanza di Jace, mostrò sicurezza e padronanza di sé.
Quando varcammo il cancello d’accesso l’unica completamente in ansia fui io.
Feci un respiro profondo e tentai di scacciare ogni minimo pensiero concentrandomi solo sul mio modo di camminare.
Il giardino del campus era strapieno, sentivo studenti ridere e raccontarsi le esperienze vissute dopo gli ultimi esami fatti alla fine del secondo trimestre.

《Oddio.》
Tracy si fermò di scatto e strinse a me e Beth le braccia con le sue mani.
Eravamo a metà strada tra l’ingresso dell’università e il cancello d’entrata.
《Il gruppo di giocatori di football.》
Prese un respiro profondo e ci trascinò nella loro direzione.
《Tri, levatelo dalla testa.》
Cercai di tirarla verso l’entrata dell'edificio, però imperterrita, non mollò la presa e si avvicinò a quei ragazzi intenti a fare piccoli passaggi con la palla.
《Ciao ragazzi.》
L’avrei ammazzata se non fossimo così vicine a persone completamente sconosciute.
《Ciao a te.》
Disse uno di quelli avvicinandosi alla mia amica.
Aveva i capelli castani con riflessi neri, le spalle che  erano il doppio di me e una strana espressione sulla faccia.
《Sapete, io e le mie amiche ci stavamo chiedendo se poteste farci fare un giro del campus, siamo matricole.》
La ragazza bionda sbatté le ciglia e gonfiò il petto.
Guardai Beth in preda al panico, questa alzò le spalle come se Tracy si comportasse così sempre.

Se non l’avessi conosciuta prima, l’avrei ritenuta la persona più vanitosa e antipatica di sto mondo.
Per quanto le volessi bene però, non potevo seguirla in una cosa del genere. Magari sembrava pure stupido in quanto non era una cosa così grande ma, per me e come stavo io, circondarmi dal primo giorno da persone del genere era un tabù.
Al liceo i giocatori della squadra di football furono i primi a darmi tormento dopo l’incidente. Non avrei dovuto fare di tutta l’erba un fascio, lo sapevo, ma sarei dovuta andare gradualmente.
Non potevo seguirle in alcun modo in quel "tour" e Tracy non mi aveva dato vie d’uscita.
《Io sono a posto così, grazie. Tri, Beth ci vediamo dopo.》
Tracy aprì la bocca sconvola, mi voltai ed entrai nell’enorme edificio.

Avrei mentito se avessi detto che non mi sentivo uno schifo per aver abbandonato le mie due migliori amiche.
Probabilmente Tracy non lo aveva fatto per mettermi a disagio, anzi probabilmente non ci aveva nemmeno pensato, ma come poteva saperlo?
Come poteva anche solo sospettare che fossi rotta, guastata e priva di ogni speranza nei confronti del genere umano in generale?

Io però conoscevo i miei limiti e girare nel campus con dei giocatori di football li oltrepassava.
Non mi aspettavo che qualcuno capisse.
Finché non lo provi sulla tua pelle, il dolore puoi solo immaginare cosa sia.

Quando vidi le scale che portavano alle varie aule mi trattenni dal saltellare battendo le mani.
Sentii a pochi passi una voce che chiamava a raccolta le matricole presenti per poter spiegare le varie caratteristiche dell’edificio e gli orari delle lezioni.
Ovviamente, da psicopatica qual ero, sapevo già tutto quello che c’era da sapere ma mi avvicinai lo stesso perché la voce che sentii suonò troppo familiare.

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