C'era una volta in America

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Il tenente Bill Collins stava seduto con lo sguardo perso nel vuoto da quasi dieci minuti quando Chris McMahon lo raggiunse sulla Mustang Fastback del ‘65 parcheggiata nel vialetto di una lussuosa villa alla periferia di Philadelphia.


“Cristo Bill, come diavolo è potuto accadere?”

“Cosa vuoi che ti dica, eh? Non lo so, era buio.”

“Vado un attimo a pisciare e tu che fai? Cristo Santo, sei proprio un figlio di puttana.”

“Finiscila Chris.”

“Te l’avevo detto che accettare questo incarico sarebbe stato troppo pericoloso.”

“La vuoi smettere con tutte queste stronzate?”

“No, non la smetto. A casa ho una famiglia che mi aspetta, non voglio costringere mia moglie a venire al mio funerale.”

“Nemmeno io voglio venire al tuo funerale, so già che sarebbe incredibilmente noioso. Con tutte quelle lagne sulla tua onorata carriera e le pacche sulle spalle.”

“Quelli degli affari interni apriranno un’inchiesta, non te ne frega un cazzo di finire nei guai?”

“Me ne frego degli affari interni. L’unica cosa che voglio fare adesso è tornare a casa e farmi un bicchiere di Scotch prima di andare a dormire.”

“Non ci possiamo muovere da qui, ordini di Washington. Ringrazia Dio che non voglio altri problemi altrimenti a quest’ora non avresti soltanto le scarpe macchiate di sangue.”


Bill Collins si voltò a guardare il suo collega in segno di sfida. Sapevano entrambi che non  avrebbe mai avuto il coraggio di fare una cosa del genere, non dopo una notte come quella almeno. Gli aveva salvato la pelle troppe volte in passato e comunque  il suo codice di poliziotto irlandese glielo impediva .  


“Ma non ci pensi mai a Claire? L’ultima volta è finita al Pennsylvania Hospital per un attacco di cuore, cazzo non se la merita tutta la merda che le stai facendo passare.”

“Non sono affari tuoi. Dieci anni fa sapeva benissimo che stava sposando un poliziotto.”

“Hai ragione, non sono affari miei. E neanche tuoi. Sono affari dell’FBI, quindi lascia che siano loro a farsi sparare nel culo dagli uomini di Sciuto.”

"Non erano uomini di Sciuto. Farai meglio a preparati, questo è solo l'inizio." 

All'interno della villa, tre uomini del Bureau ispezionavano con estrema attenzione ogni centimetro della moquette al piano superiore.

Nella camera da letto, la carta da parati era imbrattata dagli schizzi del sangue ormai  raggrumato del giudice Brixton e di sua moglie.

I due corpi  giacevano esanimi sul letto, con il cervello spappolato da un colpo di pistola e le mani dietro la nuca. La pozza di sangue sul pavimento calpestata da Bill Collins, accorso dopo aver sentito gli spari, fugava ogni dubbio su chi dovesse stare di guardia fuori dalla porta quella notte.

L’Agente dell’FBI Nick Hall si avvicinò alla porta finestra scorrevole ancora aperta che si affacciava direttamente sulla terrazza e diede un’occhiata all’esterno, mentre i colleghi Turner e Richmond fotografavano la scena del delitto.

“Chi ha sparato deve essersi arrampicato sul balcone per poi entrare dalla finestra e cogliere le vittime di sorpresa durante il sonno. Sangue e cervello sono schizzati su tutta la parete.”

Si sporse per individuare qualche traccia del passaggio del killer e notò che i due poliziotti di guardia discutevano animatamente dentro alla macchina, agitando le mani.

 “Questo omicidio è solo un avvertimento, ne seguiranno altri. Turner, ordina a quei dannati poliziotti là fuori di predisporre il trasporto dei corpi all’obitorio e avvisa il loro capitano di non concedere dichiarazioni alla stampa. Per il momento è meglio che tutti pensino al gesto di uno psicopatico.”

Nel frattempo, a bordo di una Chevy nera del ‘67 con targa del Nevada, Jimmy Rizzuto e Frankie “Pugno di Ferro” Candela percorrevano a grande velocità l’interstatale 219 verso Buffalo, stato di New York.

 “Bella dama la moglie del giudice Brixton, davvero una bella dama.”

“Bella e cornuta. Abbiamo fatto un favore a tutti e due.”

“Nessuno può dire di no a Don Bernardo e pensare di farla franca.”

“Solo Sciuto sentirà la mancanza di quell’infame.”

“Lui e le ballerine che si sbatteva ogni notte ad Atlantic City mentre la moglie stava a casa a mettere a letto i bambini.”

“Fottuto Brixton, ha avuto quello che si meritava.”

“A proposito di ballerine, Alice è venuta al club l’altra notte. Pareva agitata, faresti bene a tenerla d’occhio.”

Fimmina sfrontata. La sistemo io quando torniamo a Buffalo. Non ha ancora capito che deve stare al suo posto.”

“Che gli fai tu alle femmine, eh? Dai retta a me Frankie, se non stai attento prima o poi ti faranno finire nei guai.”

“Mi dovrei cercare una brava moglie siciliana come hai fatto tu, queste americane ormai sono fuori controllo. Ma sai che ti dico Jimmy? Forse il matrimonio non è cosa per me.”

“Quando avrai settant’anni e il tuo uccello sarà troppo moscio per correre dietro alle puttane, rimpiangerai di non avere una donna che ti aspetta a casa per servirti la cena.”

"Quindi dovrei trovarmi una domestica, è questo che intendi?"

"Sei diventato spiritoso. Vedrai che con il tempo mi darai ragione, vedrai."

Mentre Jimmy continuava a guidare, Frankie si sistemò comodo sul sedile pensando a quale fosse il modo migliore per punire una femmina tanto insolente come Alice.

Prima di allora non aveva mai avuto problemi con le donne, anzi.

Aveva l'aspetto di un soldato tedesco e il temperamento tipico di un italiano del sud. Questa strana mescolanza di caratteri siculo-teutonici veniva molto apprezzata dalle signore che frequentavano il “Sunset”, il club gestito dai Mancuso che serviva da copertura per il riciclo del denaro derivante dal racket dell’usura.

Tutte donne di un certo tipo s’intende, troppo spregiudicate e furbe per accettare di obbedire ciecamente agli ordini di un masculo siciliano per tutta la vita.

Non che Frankie sentisse il bisogno di legarsi a una femmina per il resto dei suoi giorni. Riteneva di essere ancora troppo giovane per una famiglia tutta sua, diversa da quella di Don Bernardo Mancuso. L'unica vera famiglia che avesse mai conosciuto.

Suo padre lo spedì al servizio del Don quando aveva appena dodici anni. "Per arrotondare le entrate familiari" disse. Ma tutti nel quartiere sapevano bene che la moglie era impazzita dopo aver partorito l’ultimo figlio e che per il piccolo Frankie non rimaneva altro che allontanarsi da quella casa per non finire pazzo anche lui.

Nei primi tempi si occupò principalmente di lustrare scarpe e lucidare la carrozzeria delle auto dei membri della Famiglia, ma più avanti, quando crebbe abbastanza per comprendere la vera natura degli affari del Boss, insistette per farsi assegnare alla riscossione dei crediti.

E in quel momento trovò il suo posto nel mondo.

Quella volta che un panettiere di Sciacca si rifiutò di pagare il suo omaggio mensile, Frankie lo picchiò così selvaggiamente che i medici che visitarono il poveretto non gli diedero più di una settimana di vita.  Alla fine l'uomo scampò alla morte ma stette in ospedale per mesi e il ragazzo, ormai soprannominato “Pugno di ferro”, si era conquistato una promozione direttamente sul campo.

Dopo qualche mese venne affiancato a Jimmy Rizzuto per portare a termine i lavori più "sporchi", quelli di cui nessuno sarebbe dovuto venire a conoscenza. Ad eccezione del Don ovviamente. E del suo rivale, Carmine Sciuto.

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