Capitolo 13

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-Sara, mi devi passare la ricetta di questi profiteroles.- esclamò Giada, mentre portava alla bocca un altro pezzo di dolce. 
Sara sorrise, rispondendole che avrebbe dovuto ricordarglielo. 

Il padre di Alessandro era arrivato da poco e stava parlando con il patrigno di Federico; le due donne continuavano a scambiarsi complimenti e parlare di cucina ed intanto i due ragazzi mangiavano in silenzio. 
Federico doveva ammettere che quel dolce era una vera opera d'arte. La panna strabordava dal bignè e la crema al cioccolato che lo ricopriva era favolosa. Avrebbe potuto passare una vita intera a mangiare quei profiterloes. 
Sentiva la madre, seduta vicino a lui, parlare allegramente con Sara e fu felice di aver deciso di organizzare quella cena. Vedeva gli occhi della donna illuminarsi di gioia e finalmente aveva l'opportunità di  parlare con qualcuno che con fosse suo figlio. 
Al contempo, però, non era altrettanto felice di trovarsi in quella casa e, ogni volta che sollevava lo sguardo si ricordava che forse sarebbe stato meglio uscire un po'. Infatti, se alzava lo sguardo, davanti a lui poteva vedere un ciuffo biondo, degli occhi color petrolio e un piccolo anellino di metallo che ornava delle labbra sottili.

Dimmi tu se dovevo avere la grande fortuna di finire difronte a lui.

 Per tutta la cena aveva tenuto lo sguardo basso, cercando di evitare quello di Alessandro che, invece, aveva deciso di continuare a fissarlo.

Con i nervi a fior di pelle e l'ansia data dallo sguardo del ragazzo su di sè sempre più grande, appena ebbe finito il dolce si alzò dalla sedia e, dopo aver chiesto il permesso alla bionda seduta a  capotavola, uscì dalla porta in legno scuro.

Quando l'aria afosa lo travolse sospirò, sedendosi su una delle sedie a bordo piscina e si portò una mano tra i capelli, guardando il cielo. Riusciva a vedere le stelle che brillavano, il colore splendido del cielo, tendente al blu oltremare e qualche nuvola che si spostava lentamente attraverso quella distesa scura.
Abbassò lentamente lo sguardo, fino ad osservare la piscina.
Il riflesso della luce fioca emanata dalla luna sembrava dare vita all'acqua.
Qualcuno in fondo alla strada stava festeggiando qualcosa, Federico riusciva a sentire la musica.
Riconobbe immediatamente le note di "The Quiet" di Troye Sivan.
Sospirò, prendendosi la testa fra le mani.
Sentiva la testa pulsare.
Troppi sentimenti contrastanti lo stavano tormentando.
Forse stava esagerando, e ne era consapevole, ma comunque non sopportava che qualcuno si prendesse gioco di lui.
Che qualcuno calpestasse i suoi sentimenti. Si sentiva confuso e non sapeva cosa fare.
Inspirò profondamente, strofinandosi gli occhi.
Sollevò il viso verso il cielo e espirò, lasciando che i suoi occhi osservassero le stelle.


-Era una vita che non ci vedevamo!- esclamò Sara, mentre portava i gomiti sul tavolo.

-Sono felicissima di essere riuscita a venire.- rispose altrettanto esaltata Giada, portandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.
Alessandro osservò gli orecchini che la donna portava alle orecchie.
Dei grandi anelli argentati, che spiccavano tra i capelli scuri.
Distolse lo sguardo e lo portò davanti a sé.
Il posto di Federico era vuoto.
Il modo in cui lo aveva guardato prima di uscire dalla stanza lo aveva agghiacciato.
La mascella serrata. Gli occhi bassi sul pavimento.
Sentiva il bisogno di parlargli più forte di ogni altra cosa.

-Come va a scuola, Alessandro?-
Il biondo si girò, notando gli occhi castani del patrigno di Federico su di sé. Sorrise.

-Bene, mi trovo meglio di quanto pensassi. Il prof. di fotografia poi, è fantastico.- rispose il ragazzo, mentre portava le mani sul tavolo.

-Se non sbaglio hai lo stesso professore di Federico, no?- chiese ancora lui.
La voce roca e grave era quasi fastidiosa alle orecchie di Alessandro.

-Si, infatti ieri Fede e alcuni suoi compagni di classe ci hanno aiutati a rientro.- il ricordo del pomeriggio precedente fece contorcere lo stomaco al biondo. Era stato un pomeriggio da dimenticare.

-Ale, è tanto che Federico con si ferma a dormire, vero?- chiese l'uomo seduto accanto ad Enrico, il padre di Alessandro.
Gli occhi scuri del ragazzo si soffermarono a guardarlo, non capendo cosa volesse dire.
Era vero, fino a qualche settimana prima Federico si fermava spesso a dormire da lui ed ogni tanto lo ospitava anche a casa sua.
Si ricordò com'era quando dormivano l'uno a casa dell'altro: le serate passate tra parole e baci, le risate trattenute per non fare rumore, le mani intrecciate,e le braccia di Federico attorno al bacino magro del biondo la mattina dopo.

"Già, è una vita."



Federico era ancora intento a pensare e guardare il cielo, con le poche nuvole che ormai si erano diradate, quando sentì la porta alle sue spalle aprirsi.
Ascoltò le voci, senza girarsi, e riconobbe quella di sua madre.
A quanto pare era arrivato il momento di tornare a casa.
Si alzò dalla sedia, andando incorntro al gruppo di persone che parlava.
Quando li raggiunse, notò che Alessandro evitava di guardarlo e sua madre che gli sorrideva raggiante.

-Fede, abbiamo deciso di farti una sorpresa!- esclamò la mora, mettendo un braccio attorno le spalle del figlio.
Federico non sapeva perché, ma la cosa non gli piaceva.

-Già.- cominciò la donna con i capelli biondi. - Ti ricordi che fino a qualche mese fa restavi spesso a dormire qua?-
Il moro annuì, preparandosi a sentire la fatidica proposta che, ovviamente, non avrebbe potuto rifiutare.

-Abbiamo pensato che oggi potresti restare a dormire da noi. Così magari domani mattina dai anche una mano ad Alessandro con i suoi nuovi esercizi di matematica.- lo aveva detto con lo stesso tono che usava quando invitava qualcuno. Quel tono che diceva espressamente o accetti, o accetti.

Federico sorrise, finse il miglior sorriso che potesse immaginare di fare e annuì.

-Sarebbe fantastico.-
Il sorriso che illuminò il viso di Sara e Giada fece capire al moro che aveva fatto la scelta giusta.
Avvertì anche lo sguardo sorpreso di Alessandro su di sé, i suoi occhi scuri lo guardavano e le labbra sottili socchiuse.

-Bene. Allora ti aspetto a casa domani verso le...?- gli chiese la madre, guardandolo con i suoi occhi chiari.
Federico si girò verso Sara, che si era sciolta i capelli e li stava sistemando sulla schiena.

-Per le 11:00?- chiese, cercando approvazione da parte della bionda.

-Giada, se ti va bene, io lo terrei qua anche per pranzo, poi torna verso le 15:00 magari. Così ci aiuta a finire tutto ciò che è avanzato.- sorrise lei, e Federico capì che non aveva scampo. Sperava solo che fosse meno atroce di quanto si aspettava.

-Perfetto allora.- rispose la mora, lasciando un bacio sulla guancia del figlio. -Mi raccomando.-
Lui le sorrise, abbracciandola.

-Tranquilla.-
La guardò mentre si avvicinava a Sara e si scambiavano un abbraccio, sorridendo, e poi mentre salutava il padre di Alessandro.
Scambiò uno sguardo con il patrigno, incontrando i suoi occhi castani, e lo salutò controvoglia.
Lui gli rispose con altrettanta carenza di affetto.
Osservò sua madre ed il marito che attraversavano il vialetto e uscivano dal cancello, andando verso la macchina.
Quando passarono con la loro Mini nera davanti al cancello ancora aperto li salutarono un'ultima volta, prima che si allontanassero.
Federico si girò verso i genitori di Alessandro ed il ragazzo.
La donna gli mise una mano sulla spalla, sorridendo.

-Tu e Ale andate pure in camera sua e sistemate la brandina, sembrate stanchi.-
Federico guardò prima lei e poi Alessandro. Se ne stava zitto, ogni tanto i suoi occhi scuri cercavano lo sguardo del moro ma poi si allontanavano subito.

Sapessi di cosa siamo stanchi.

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