Chapter 2

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Sono quasi otto ore che sono chiusa in questa macchina a pensare ai nove anni passati a Toronto, a tutti i bei momenti specialmente quando è nata la mia piccola, quando sono andata al concerto del mio cantante preferito con i miei amici, ...
" Signori Blaze, siamo a New York: tra un po' sarete a casa!" ci informa l'autista.
New York, la grande mela... Siamo arrivati, teoricamente dovrei essere felice, teoricamente appunto.
Mi spiegate come si fa ad essere felici se vieni letteralmente strappata dalle persone a te più care per essere portata in un posto a te sconosciuto? Come si fa ad essere felici sapendo che i tuoi genitori non ti pensano? Come si fa ad essere felici vedendo la tua piccola sorella essere decisamente spaventata e triste? È una sfida impossibile!
Nel frattempo siamo arrivati in città e siamo già immersi nel traffico, finalmente qui posso abbassare il finestrino, qui siamo negli Stati Uniti e non devo nascondermi dalla polizia canadese per non farmi riconoscere, e non appena lo faccio non posso fare a meno di notare i grattacieli di dimensioni colossali che si susseguono l'un l'altro per circa dieci o undici metri. Sento rumori diversi risuonare nelle mie orecchie: clacoson dei classici taxi gialli, allarmi da automobili della polizia, persone che parlano o ancora persone al cellulare o con delle cuffie nelle orecchie facendo jogging.
Sento mia sorella affiancarsi a me e la vedo accennare ad un sorriso.
" Forse non sarà poi così male" la rassicuro, ma non ne sono affatto sicura nemmeno io.
Lei sospira ed annuisce, ed io non posso fare a meno di sorridere. Sembra bella, ma l'apparenza inganna.
Mi volto per vedere cosa fanno i miei genitori ma me ne pento subito: ovviamente sono ancora appiccicati ai loro portatili. Ma ci sarà un momento in cui si scaricheranno quei computer? Ma anche se così fosse i miei continuerebbero sul cellulare... Tanto per cambiare.
Mi rigiro verso la città e comincio a pensare a come sarà la scuola, dato che domani sarà il mio primo giorno dell'ultimo anno di scuola, ho una certa ansia ma anche una grande nostalgia dei miei amici e della mia scuola, di Toronto.
Dopo aver passato un'ora e mezza nel traffico riusciamo finalmente ad uscire dalla città e dopo mezz'ora la macchina si ferma, per fortuna.
Io e mia sorella scendiamo immediatamente dalla macchina per sgranchirci le gambe dopo le nove lunghe ore e mezza di viaggio senza sosta, strizzo gli occhi per il dolore e non appena li riapro rimango decisamente a bocca aperta da ciò che mi ritrovo davanti.
A partire dal fatto che è la villa più bella che abbia mai visto posso dire che sono estasiata: c'è una passerella di legno sul prato e che sovrasta una piscina enorme che contorna il perimetro della casa. La passerella conduce direttamente ad un ingresso, l'esterno è fatto principalmente da vetrate gigantesche che permettono di vedere alcune stanze all'interno. È fantastica!
" Se è così bella da fuori, dentro come sarà?" chiede sorpresa e curiosa mia sorella.
" Andiamo a controllare!" la incito per poi avviarci sulla passerella verso l'ingresso trasportando le nostre due valigie a testa.
Arriviamo davanti alla porta di legno e granito e aspettiamo l'arrivo dei nostri genitori con le chiavi. Forse questo trasloco non si sta rivelando poi così tanto male... ma l'apparenza inganna!
Finalmente viene aperta la porta e veniamo inondati da un profumo che mi ricorda tanto l'odore della mia scuola canadese, non appena entravi insieme alla massa e sentivi l'inconfondibile odore di lavanda della cera con cui lavavano i pavimenti scolastici.
Il piano di sotto è composto per metà dal salotto con una grandissima tv al plasma, un divano rosso a contrasto con il parquet ed il muro vaniglia; il parquet continua fino ad arrivare alla cucina anch'essa rosso carminio con un muro vaniglia di sfondo.
Arriviamo al piano di sopra salendo delle scale a pioli di legno con ringhiere di ferro nere, e troviamo tre grandi camere con due spaziosi bagni.
La prima camera è evidente sia adatta a Jessica dato il colore delle pareti, lilla con delle decorazioni argentate. C'è un grande letto, un comodino, uno specchio ed una grande scrivania con un computer e sempre nella stessa stanza c'è un ampio armadio a muro. Carina e molto grande di per sè considerando che è tutta per mia sorella.
" Questa è mia!" annuncia infatti estasiata dal suo splendore.
" Mi meraviglia che mamma e papà si siano ricordati il tuo colore preferito e ti abbiano pittato la stanza di quel colore, vanne fiera Jessica!" critico i miei
" Beh, le nostre figlie le conosciamo!" mi fa l'occhiolino mio padre.
Cosa?! Ma mi prende in giro?!
" Conoscere il colore preferito non significa conoscere le proprie figlie! Ci mancherebbe che tu non sapessi questa stupidaggine!" ribatto più che ovvia.
Apriamo la seconda porta e troviamo la loro camera con un letto matrimoniale ed uno sfondo sempre vaniglia, sostanzialmente è uguale alla stanza di mia sorella se non per il letto più grande.
" Ora vediamo se sapete il mio colore preferito!" li sfido.
" Gliel'ho dovuto dire io a tuo padre, dato che lui pensava fosse solo l'argento!" risponde sinceramente mia madre sorridendo.
Apriamo la porta dell'ultima camera... Il muro con le pareti pitturate a due a due rosse brillantate e argento, un letto grande quanto quello di Jessica tutto nero con i cuscini bianchi e per il resto come quello di mia sorella se non per una grande libreria bianca, come la scrivania ed il comodino.
" Ti piace?" chiede Jessica " Li ho aiutati anche io a mamma e papà per farti solo la tua cameretta!"
" Grazie piccolina, è fantastica! Ottimo lavoro!" mi congratulo prendendola in braccio e dandole un bel cinque contornato da un sorriso. Eppure continua a suonarmi strano che mia madre sapesse il mio clore preferito, non sta quasi mai con noi, come fa a conoscere queste cose? Anche se sono piccole cose quasi scontate e che possono sembrara insignificanti, non credo che lei ne fosse a conoscenza...

Hate To Love {COMPLETATO}Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora