CAPITOLO 10.3 - UNA SCOMODA VERITÀ

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Lui per un istante tornò serio; si vedeva che aveva intenzione di dirle qualcosa di veramente importante. Si pulì la bocca con il tovagliolo che aveva di fianco al piatto e smise di mangiare.

«Io e te dobbiamo parlare. Io penso, che fino a quando non tornerà mio fratello, tu debba restare qui a casa. Devi stare sempre vicino a me, visto che l'ultima volta che ti sono venuto a prendere a scuola ci hai quasi lasciato le penne». Le ricordò e Alison rabbrividì.

«C'avevo pensato anch'io. Tanto mancano solo pochi giorni alla fine della settimana. Mi posso permettere di saltare qualche giorno». Non si era portata i libri e quindi in questi giorni non avrebbe potuto avvantaggiarsi nello studio. Ma questa cosa non sarebbe stato un problema, visto che lei era un genio e apprendeva tutte le nozioni in pochissimo tempo. Avrebbe oziato in questi giorni. Relax, aria aperta e dormire fino a tardi: praticamente una pacchia.

«Sei sempre in convalescenza ed hai bisogno di un po' di riposo». Le ricordò, di certo ora non poteva andare a correre a una maratona; insomma dipendeva tutto dal suo tempo di ripresa. Non per questo doveva rimare immobile al letto.

Alison annui.

Dopo, quando finirono di mangiare, lei lo aiutò a sparecchiare e a spazzare.

«Ma sei proprio brava». Le disse sorridendo, mentre lavava i ciottoli che avevano usato per mangiare. Lui invece, li sciacquava e li rimetteva apposto. Erano così in sintonia che sembravano che lo facessero da una vita.

«Grazie». Gli rispose con un sorriso.

Appena finirono di sistemare la cucina, andarono in salotto per guardare un film alla televisione. Jury andò in cucina a prendere i pop-corn e la Coca Cola e Alison sistemò il divano e spense la luce, in modo tale da rendere l'ambiente completamente al buio. Si misero entrambi a sedere e se durante il giorno era andati d'accordo, adesso avevano incominciato a bisticciare su quale film volevano guardare; avevano gusti completamente diversi. Dopo un po' di tempo, riuscirono a trovare un accordo.

«Non mi puoi dire chi sono, lo so, me lo deve dire Justin. Ma non puoi fare qual cos'altro?». Gli chiese quando il film era finito.

Lui si mise a pensare.

«Justin ti dovrà allenare. Ma possiamo cominciare un allenamento leggero per sviluppare i muscoli, ma solo se ti senti bene». Le disse e su questa cosa era davvero serio. Non l'avrebbe mai allenata in queste condizioni fisiche.

«Avete una palestra». Gli chiese, incuriosita dalla conversazione. Di certo tutti i loro muscoli non gli erano venuti da soli; anche se il fatto che non erano umani, aveva inciso molto sul loro sviluppo.

«Si dietro la casa e poi c'è anche tutto il campo per correre».

Alison prese il cellulare, per chiamare Justin. Voleva dargli la buona notte e anche fargli sapere che stava abbastanza bene. Compose il numero e cliccò il tasto per la chiamata; ma c'era qualcosa di strano, dopo diversi secondi si rese conto che non squillava. Anzi, sentiva uno strano fruscio di sottofondo, come se ci fosse un interferenza. Di per se era una cosa strana, visto che Justin lo teneva sicuramente acceso; ma anche se fosse stato spento gli avrebbe potuto lasciare un messaggio vocale. L'Iphone non sembrava dare segni di vita. Ipotizzò che forse l'aveva perso, ma le sembrava una cosa troppo strana. Non era da lui farselo fregare, aveva i riflessi troppo scattanti.

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!