CAPITOLO 10.2 - UNA SCOMODA VERITÀ

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Si mise sotto la trapunta e si coprì persino la testa. Era strano da dirsi e quasi imbarazzante, ma lì sotto non si sentiva sola; infatti, le sembrava di sentire la presenza di Justin.

Justin chiuse il libro che aveva ormai finito di leggere e lo appoggiò sul tavolo. Accanto a sé aveva un piccolo taccuino dove in quei giorni aveva riportato tutto ciò che aveva ritenuto importante. Aveva già scritto molte pagine, ma voleva comunque andare avanti nella sua ricerca; non era ordinato a scrivere infatti, quei fogli erano pieni di scarabocchi e righi tirati per cancellare le parole.

Prese il cellulare dalla tasca dei pantaloni e digitò il numero di Alison, che ormai sapeva a memoria.

Decise di chiamarla, per prendersi un attimo di pausa, visto che se lo poteva permettere. Si sentiva fumare la sua testa ed era davvero stanco, tanto che faceva fatica a tenere gli occhi aperti e con il passare delle ore gli si erano arrossati e sotto aveva delle borse da far paura; ma non per questo, in altre occasioni, aveva deciso di fermarsi.

Mentre aspettava che Alison rispondesse alla sua chiamata, s'alzò per andare a prendere un caffè alla macchinetta. Solo questa bevanda riusciva tenerlo sveglio, persino quando cadeva dal sonno. Ormai, aveva perso il conto di quanti ne aveva bevuti in questi giorni.

Quando Alison sentì squillare il cellulare, si sporse, lentamente, verso il comodino per prenderlo. Poi, si rimise sotto le coperte, prima di accettare la chiamata.

«Pronto?, da quanto tempo non ci si sente?». Gli disse scherzando.

«Già, come ti senti?». Le chiese. Era davvero felice di sentire la sua voce.

«La verità?». Sospirò.

«La verità». Ripeté, Justin.

«Così e così. Un po' meglio di prima, ma non mi sento ancora bene». Ammise.

Justin attese qualche istante prima di risponderle. Appena fu pronto il caffè, prelevò il bicchiere dalla macchinetta. Ritornò alla scrivania, dove lo attendevano ancora una montagna di libri da leggere. Più leggeva e più trova nozioni da ricercare e i libri, di conseguenza, aumentavano sempre di più. Era una grande fatica mentale, anche per lui che non era umano.

«Mi dispiace di non essere lì, con te». Le disse.

«Non fa niente e poi stai tranquillo. Tuo fratello mi sta trattando bene».

«Vorrei essere lì con te, per farti stare meglio?. Ma cosa ti succede quando stai male?». Le chiese. «Di preciso?». Le chiese ancora, per fare in modo che lei scendesse nei dettagli del suo problema.

Alison prese qualche secondo prima di rispondergli. Si mise a sedere, s'appoggiò con la schiena alla spalliera e si coprì con il plaid, che si trovava piegato in fondo al letto .

«Beh!, è una fame strana. È qualcosa di potente, che nasce nel mio stomaco e s'irradia lentamente, fino al cervello. È un appetito diverso da quello di tutti i giorni, è qualcosa di molto intenso. Ogni volta che ho questa fame è un infermo, nel vero senso della parola. Sto così male, da non avere più forze. Non riesco a reggermi in piedi e se non dormo, non mi passa. Non so se posso chiamarla "fame", perché non dipende dal cibo. Non mi passa mangiando, però io ho la sensazione d'avere fame. Mi brucia forte la gola. Lo so, sembra strano, ma è questo ciò che provo». Gli confessò.

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!