One Hundred Years

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"Tuttavia prima di arrivare al finale,
aveva già compreso che non sarebbe mai più uscito da quella stanza,
perché era previsto che la città degli specchi
sarebbe stata spianata dal vento
e bandita dalla memoria degli uomini
nell'istante in cui avesse terminato di decifrare le pergamene
e che tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre,
perché le stirpi condannate a cent'anni di solitudine
non avevano una seconda opportunità sulla terra."

Il suono di un violino, leggero come soffio di vento.
Delicato e intenso allo stesso tempo.
Giorgiana si svegliò dolcemente.
Tra le fresche lenzuola, circondata da soavi note melodiose.
Voltò lo sguardo senza timore verso l'orologio.
00.06
Un altro minuto.
Un altro incontro.
Un altro ricordo da catturare.
E tenere ben stretto.
Come la corda di un palloncino colorato guadagnato con fatica.

00.06
Lo sentì.
Arrivarle addosso impetuoso e intenso come un amante esigente e travolgente.
Lava calda scivolarle sulla pelle.
Lenta e lasciva come baci dolcemente rubati.
Mani su di lei.
Sfiorarla.
Scoprire il suo esile corpo da ogni sottile barriera.
Plasmarla come creta sotto quel tocco che improvvisamente, da qualche parte lontana di una memoria non sua, sapeva di conoscere.
Desiderare ancor di più quel contatto.
Quel caldo respiro lambire la morbida linea del collo.
Scendere sempre più giù.
Perdersi e poi ritrovarsi.
Ancora e ancora.
Sospiri e sorrisi inebrianti incitare quella danza carnale e voracemente sensuale.
Sussurri di parole proibite precipitare in un vortice di sguardi e lingue infuocati.
Non riuscire a smettere di cadere.
In quel tumulto di carne e sangue.
Inseguendosi come anime affini legate non solo da piacere e lussuria.
00.06
L'amore era nell'aria.

Un lieve rossore ricoprì le pallide guance di Giorgiana.
Il fuoco di quel ricordo era ancora dentro di lei, quando svegliandosi si scoprì a sorridere.
Quel sorriso, che sarebbe durato davvero troppo poco.

00.06
Freddo gelido, intenso.
Spalancò gli occhi ritrovandosi nel fondo di una piccola sala circolare.
Alle pareti lunghi specchi rettangolari.
Uno di fianco a l'altro.
In un lento rincorrersi di riflessi infiniti.
Al centro una sedia.
Una figura non ben definita, rannicchiata su se stessa, stava lì seduta dandole le spalle.
Le si avvicinò incuriosita bloccandosi di colpo a pochi passi da essa.
Come guardare pixel impazziti sullo schermo di una tv accesa da troppo tempo.
In continuo movimento.
Api ronzanti.
Mutamento di forme e colori.
Ombra indistinta priva di identità o al contrario dalle molteplici facce.
Bimba piccola impaurita, trasformarsi in donna matura attraverso lo sguardo di un'adolescente felice e il sorriso perso di una giovane ragazza dalla pelle chiara come luna.
Giorgiana la fissò incantata.
Osservò quel susseguirsi incredibile di volti ed età sempre diverse ma comunque legate tra loro da occhi scuri come carbone ruvido, desiderosa di conoscere le loro storie, i loro segreti, i loro incubi.
Un movimento del viso verso di lei.
Come una scena a rallentatore.
Per un breve attimo i loro occhi furono dentro ai suoi, colpendola violentemente e scaraventandola per terra.
Ombre oscure uscirono dagli specchi intorno, circondandola.
Aliti di morte e marciume infetto.
Bava sanguinolenta e viscida.
Dita strette e sottili.
Mille occhi diversi osservarla, smaniosi di assaggiarla.
Bocche affamate e ansiose.
Quella sera avrebbero banchettato.
Riempito i loro corpi nebulosi.
Sì, avrebbero pasteggiato eccitati.
Con la sua carne.
Saziato la sete.
Con il suo sangue.
Esaurito la loro fame.
Rosicchiando soddisfatti le sue ossa.


00.06
Giorgiana si svegliò urlando, madida di sudore e paura.
Si sollevò mettendosi a sedere sul letto e coprendosi il volto con entrambe le mani.
Qualunque cosa stesse succedendo quella notte non era più sopportabile.
Nessuno avrebbe potuto tollerare oltre tutto quel peso.
Quanto forte doveva essere un cuore per non lasciarsi spaccare sotto il tormento di quegli orrori?
"Me lo sono chiesta anche io..." Una voce indistinta la fece sussultare presa alla sprovvista.
Tolse le mani dal viso e si ritrovò di nuovo in quella terribile stanza circolare.
Gli specchi riflettere all'infinito l'immagine di quell'ombra in continua trasformazione seduta sulla sedia.
"Un cuore, anche se forte, non può resistere per sempre."
"E che succede quando non ce la fa più?" Domandò spaventata.
"Semplicemente... muore!" Rispose in un sussurro.
Giorgiana smise di respirare, impietrita dalla durezza di quelle parole.
Pesanti come una sentenza inappellabile.
"Ora guarda..."Le disse.
Mise i piedi per terra. Un passo dopo l'altro, leggera come una farfalla.
Come una giovane donna che si apre alla vita.
Sollevò un braccio indicando uno specchio.
"Bugiardo!" Le sentì dire a denti stretti.
Giorgiana tentò di guardare all'interno del riflesso, ma tutto ciò che vide fu una figura lontana e indistinta.
"Ho odiato ogni singolo giorno senza di te. Ogni singola notte. E soprattutto ho odiato te per tutte le volte che non ci sei stato. Per tutti i compleanni che non ho più avuto. Per gli abbracci sinceri che nessuno è stato più in grado di darmi. Per ogni libro regalato da mani che non erano le tue. Per tutte le volte che perdonare è stato difficile. Per avermi detto che sarebbe andato tutto bene e bene non è mai andato. Per avermi lasciato. Sola. Senza di te. Bugiardo. Ecco cosa sei stato." In un crescendo di dolore, quelle ultime parole uscirono fuori come una resa.
Stremata e tremante, in piedi davanti a quello specchio.
Osservò un lento cedimento.
Come un tic nervoso apparso dal niente.
La voglia di lasciar andare via quella sofferenza.
Farla scivolare dalla sua pelle per sempre.
Spalancare gli occhi.
Ciglia tremanti. Un attimo prima di iniziare a correre verso quel riflesso, andargli incontro, attraversando la parete di vetro come se in realtà non ci fosse mai stata e andare oltre.
La seguì con lo sguardo.
Correre.
Attraverso campi di segale.
Piedi nudi su un prato verde brillante.
Diventare bambina.
Saltellare su pavimenti di parquet lucido e profumato.
Capelli raccolti in due simpatiche code saltellanti.
Braccia protese in avanti.
Andare incontro a quella figura ormai ben visibile
Dentro quel meraviglioso giardino, nascosto dalla folta vegetazione, sotto l'ombra di un fico centenario.
Lui pronto ad accoglierla, piccola e felice, proprio come la ricordava.
Occhi ruvidi come carbone.
Pieni d'amore e scuse silenziose.
Abbracciarsi stretti.
Riconoscersi.
Baciarsi.
Sciogliersi come neve al sole.
Scomparire trasportati dal vento di maestrale.
Oltre le nuvole.
Oltre la vita.
Oltre...
La morte.

Forget Me - NotDove le storie prendono vita. Scoprilo ora