London Bridge is Falling Down

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Voci di bimbi saltellanti.
Lenta litania.
Ricordo di tempi passati.
Di pomeriggi nebbiosi.
Ricoperti di leggera pioggia.
Insistente.
Come gocce di rugiada al mattino.
Ricoprire ogni cosa.
Dare forma e colore .
Riempire pozzanghere senza fondo.
Eccoli quei bimbi.
Saltarci dentro.
Scomparire.


"London Bridge is falling down,

Falling down, Falling down.

London Bridge is falling down,

My fair lady."

00.09
L'orologio segnava un altro minuto.
Un altro interminabile istante.
Quanto sarebbe durato questa volta?
Giorgiana si tirò su a sedere.
Ginocchia al petto, strette tra braccia esili.
I capelli sciolti. Arruffati, oltre le spalle.
La stanchezza che ormai aveva preso il sopravvento su ogni cosa.
Come veleno dentro le vene.
"E' stato difficile trovarti."
Un vecchio dall'aspetto gentile e rugoso la fissava con dolcezza, dondolandosi lentamente su una sedia vicino alla finestra.
Giorgiana ricambiò il suo sguardo. "Mi cercavi?" Chiese timidamente.
"Da un po' in effetti." Le sorrise.
Curva di lieve tristezza.
Una mano tesa verso di lei.
Prima di scomparire oltre la nebbia di un ponte in rovina.


"London Bridge is falling down,

Take a key and lock her up,

Lock her up, Lock her up.

Take a key and lock her up,

My fair lady."


0

0.09
Giorgiana si tirò su in preda al panico.
Prese respiro come se avesse dovuto trattenerlo per troppo tempo.
Brevi istanti prima di precipitare.
Dentro l'acqua.
Sentì il suo corpo schiantarsi dentro il gelo.
Scivolare in profondità, trascinata da mani invisibili.
Tirarla sempre più a fondo.
Alzò lo sguardo offuscato da mille bollicine che abbandonavano in modo convulso e frenetico i polmoni e per un attimo intravide l'ombra di qualcuno osservarla annegare divertito.


00.09
Forti braccia rassicuranti.
Tenerla stretta al petto.
Solide come porti sicuri in cui rifugiarsi.
"Respira" Sussurro evanescente.
Giorgiana era ancora viva.


00.09
Si svegliò sconvolta.
Fradicia.
Ancora tremante per quel tuffo nel buio.
Lenzuola bagnate e il rumore di una sedia a dondolo in sottofondo.
Si voltò sapendo di trovarlo lì a osservarla.
Quel dolce uomo rugoso.
"Dove vuoi portarmi?" Chiese spezzando quell'insopportabile silenzio.
"Sei tu che devi portarmi da qualche parte." Rispose inchiodandola con il suo sguardo.
Giorgiana lo fissò confusa.
Sentendo centinaia di mani afferrarla da dentro il materasso e trascinarla ancora una volta giù nell'abisso.


"How will we build it up,

Build it up, Build it up?

How will we build it up,

My fair lady?"

Il viso a terra. I capelli annodati.
Grondanti.
Labbra gonfie e viola.
Era una notte di maggio.
Una di quelle che ti afferrano lo stomaco e ti levano il fiato.
Profumo di tigli nell'aria.
Corpo tremante e sofferente.
Chiunque fosse.
Soffriva.
Giorgiana la fissò da lontano.
Sentendo la presenza di quel vecchio uomo accanto a lei.
Osservarono silenziosamente quella giovane donna come se fosse un riflesso di luce nel buio.
Rialzarsi.
Ricoperta di fango.
Di lacrime.
Di pugni in piena faccia.
Di ferite difficili da rimarginare.
Rialzarsi. Con fatica.
Su gambe traballanti.
Passo dopo passo.
"È facile innamorarsi di qualcuno per la prima volta..." Sussurrò l'uomo al suo fianco senza distogliere lo sguardo dalla giovane donna. "Il difficile arriva quando ci si innamora per la seconda volta. Dopo il dolore e i lividi. Dopo le cicatrici e le cadute. Forse, forse il vero amore inizia proprio lì. Quando nonostante la crudeltà dell'animo umano, l'indifferenza e il puro egoismo si trova la forza di rischiare ancora il proprio cuore..."
Si voltò sorpresa da quelle parole.
Lo osservò dissolversi nel vento, tra lacrime cariche di rimpianto.
Tra le nebbie grigie di un ponte ormai distrutto.
Tenuto in piedi solo da aghi e spilli.
Troppo fragili.
Inutilmente affilati.


Forget Me - NotDove le storie prendono vita. Scoprilo ora