Three Souls

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"Abbiamo tre anime, o almeno così mi è stato detto.

Ma solo morendo ho scoperto che è vero."

Risate allegre nell'aria.
Rumore di passi leggeri, correre senza pensieri sul pavimento di legno.
Palmi aperti sulle bocche.
Suoni di giochi spensierati.
Indiani in arrivo.
Un timido sorriso piegò la morbida curva delle sue labbra.
Era un ricordo talmente dolce e lontano che per un attimo dimenticò di essere esausta.
"Prendimi... se ci riesci" Le sussurrò qualcuno all'orecchio.
"Non può farcela. Lei non può muoversi..." Disse un'altra vocina ridacchiando divertita.
"Ma allora catturiamola noi!" Suggerì una terza.

Giorgiana spalancò gli occhi d'improvviso al suono di quell'ultima proposta.
Si sollevò con fatica mettendosi a sedere.
La stanza vuota.
Avvolta dalla penombra.
Anche i grilli avevano smesso di cantare in quel preciso momento.
Nessun suono.
Nessuna risata.
Niente.
Il niente.
Più assoluto.

00.05
"Tre civette sul comò... Che facevano... Cosa facevano? Tu te lo ricordi?" Qualcuno si era seduto in fondo al letto, abbassando bruscamente il materasso.
"Io no... E tu?" Disse la seconda.
"Io sì..." Ridacchio la terza iniziando a sussurrare piano qualcosa alle altre due.
Giorgiana aprì stancamente gli occhi.
Il cuore perse un battito.
Le vide fissarla a sua volta.
Occhi grandi per visi ancora troppo piccoli.
"Finalmente ti sei svegliata..."
"Ci stavamo un po' annoiando in effetti..."
"Giochiamo Giorgiana?"
Si tirò su poggiando i gomiti sul letto, quel tanto che bastava per osservarle meglio.
"A cosa volete giocare?" Chiese senza sapere bene il perché lo avesse fatto.
"Che domande..." Le disse la prima avvicinandosi velocemente e mettendosi a sedere sulla sua pancia.
I capelli ricci, così fitti che le dita avrebbero potuto perdersi al solo accarezzarli.
Occhi grandi, color caffè.
Dallo stesso inebriante profumo.
Affamati di vita e sogni mai espressi.
Di domande senza risposte.
Di carezze desiderate e rimaste lì, ferme, ad aspettare.
"Come ti chiami?" Le chiese immergendosi dentro il suo sguardo.
"Never" Le sorrise.
Un sorriso pieno di sole e musica. Eco di un paese in riva al mare.
"Tu a cosa vorresti giocare?" Le chiese la seconda accoccolandosi alla sua destra. Mento sul petto. Capelli ribelli sciolti sulle spalle. Giorgiana si voltò verso di lei. Circondandola dolcemente con un braccio.
"Non conosco molti giochi a dire la verità. Credo di non averlo mai fatto con nessuno..." Si fermò un attimo a riflettere su quello che aveva appena detto.
Uno strano senso di malinconia le attraversò il cuore. "Il tuo nome?" Le domandò con la speranza di allontanare quella sensazione.
"Light" Rispose facendosi seria all'improvviso.
I suoi splendidi occhi color smeraldo riflettevano una tristezza fatta di rassegnazione e lacrime.
Come un mare sempre in tempesta.
In tumulto costante.
Senza trovare pace.
Lontana dal suo faro.
Persa nella nebbia.
Si voltò alla ricerca della terza bimba.
La trovò ancora ai piedi del letto.
Muta e rannicchiata contro se stessa.
Occhi scuri.
Come notti senza luna.
Pelle bianca.
Labbra strette e fronte aggrottata.
In attesa.
I suoi pensieri le arrivarono dritti allo stomaco come calci.
Violenti come pugni.
Dati solo per fare male.
Per entrare nella carne e lasciare il segno.
Eppure allungò un braccio verso di lei.
Trovarla immediatamente contro di sé.
Beandosi di quel poco calore che poteva dare.
"Non chiederlo." Le sussurrò piano. "Perché non te lo dirò, Giorgiana."
La fissò per un breve istante, perplessa.
"Il mio nome... Non chiederlo mai."

Piedini nudi, contro il pavimento di legno.
Grilli saltellanti su ginocchia sbucciate e livide.
Capelli sciolti, liberi nell'aria.
Risate di festa.
Profumi d'amore e sapori lontani nel tempo.
Il latte caldo dentro quella tazza.
Portata al piano di sopra con lentezza, per non farne cadere neppure una goccia.
Mani rugose ricche di saggezza.
Dolci come miele.
Canzoni urlate.
Inferno o paradiso.
Nascondino.
Chiapparella.
Biglie colorate, nascoste in sacchetti di tela, dietro poltrone enormi, mai più ritrovate.
Magico Magico.
"Eccolo qui, il tuo ovetto di cioccolato!"
Papà.
Ti amo.
Riflessi di luce contro pareti bianche.
Il gioco delle ombre.
Profumo di torta di mele.
Speziata come te.
Mamma.
Un sorriso.
"Vienimi a prendere"
"Portami un regalo..."
Il Corrierino dei Piccoli.
Rincorrere farfalle.
Raccogliere margherite gialle.
I Raccontastorie in cassetta.
Ridere.
La storia di Gobbolino.
Litigare.
Non credere all'uomo nero.
Al baubau.
Fare la pace prima di mezzanotte.
Sentirsi in Ferrari su una 126 rossa fiammante.
Avere il mondo tra le dita.
Avere te.
Amore mio.
Avere voi.
Luce dei miei occhi.
"Giro, giro tondo, quanto è bello il mondo..."
"Verrò a prenderti..."
Aspettare.
Bugiardo!
Bugiardi!
"Casca il mondo..."


00.05
Occhi pieni di lacrime.
"Quante cose dimenticate. Hai visto Giorgiana?" Le disse la prima bimba.
Fece cenno di sì con il viso.
Osservandola dondolarsi su un'altalena.
I morbidi ricci al vento.
Sguardo segnato da lunghe notti insonni, passate a spiare le vite altrui.
"Non ci viene più nessuno!" Disse la seconda un attimo prima di scendere dallo scivolo alle sue spalle.
Se la ritrovò a fianco in un batter di ciglia.
Occhi fieri. Limpidi. Come il cielo dopo un acquazzone.
Occhi abituati a soffrire in silenzio.
A piangere.
Le fece una tenera carezza sul viso.
Sorridendole con malinconia.
"Dov'è lei?" Le domandò inchinandosi alla sua altezza.
La vide alzare il braccio e indicare con la mano un punto nascosto.
Eccola lì, la terza bimba.
Quella senza nome. All'ombra di un albero dalle lunghe fronde.
Le altre due la raggiunsero correndo gioiosamente.
Le osservò, testimone silenziosa di un patto segreto e profondo, incidere sul tronco le loro iniziali.
Guardarsi per un'ultima, insopportabile volta.
Tenendosi strette per mano.
E lasciarsele andare con fatica.
Voltarsi le spalle.
Tre punti cardinali.
Mete lontane.
Strade diverse.
Stesso identico Incubo.



00.05
"Alla fine ho trovato l'amore!" Le sussurrò la prima seduta ancora sulla sua pancia. "Quello vero!" Sorrise felice.
"Anche io!" Disse la seconda, dolcemente poggiata al suo petto."Anche se lui non lo sa... O lo sa e fa finta di non saperlo, non ho ancora capito." Ridacchiò.
"E tu?" Domandò alla terza rannicchiata alla sua sinistra.
Alzò lo sguardo, spiazzandola con quelle pozze di carbone ruvido.
"Lo sai già cos'ho trovato io..."
"No..." Rispose tentennando. "Non lo so!"
"L'inferno!"
E tutto iniziò a bruciare.

00.05
L'odore di cenere invase le sue narici.
Si tirò su a sedere.
Spostandosi i capelli dal viso coperto di fuliggine.

"Giro, girotondo, quanto è brutto il mondo..."

"Non è così brutto!" Disse senza volerlo.
Le bimbe si fermarono, voltandosi verso di lei e trafiggendola con i loro sguardi infuocati.
Lame sottili penetrare la sua tenera carne.
"Povera, piccola Giorgiana..." Le disse Never.
"Gli uomini producono il male..." Continuò Light.
"Come le api il miele..." Finì la terza.
Scoppiarono a ridere.
In modo grottesco.
I loro visi iniziarono a sciogliersi come cera fusa.
Maschere di se stesse.
Urla di dolore.
Grida d'aiuto.
"Verrò a prenderti..."
"Bugiardo!"
"Sei solo un fottuto bugiardo!"


00.05
"Siamo stanche" Dissero ancora abbracciate al suo corpo.
Giorgiana le guardò tra le ciglia.
Dolci anime gemelle.
Appisolarsi poco alla volta strette a lei.
Alla ricerca di un po' di conforto.
D'amore.
Di carezze e baci mai ricevuti.
Di qualcuno a cui affidarsi.
Qualcuno di cui sentire la mancanza e al tempo stesso che sentisse la loro assenza.
Qualcuno che potesse ricordare.
Tre luci solitarie.
Illuminare il buio.
Uniche e bellissime.
Perfette.
Nella loro imperfezione.
Stelle di un firmamento oscuro.
Regine senza un regno.
"Non ti scordare di noi... di me... Ti prego. Mi chiamo...K..."
Sciogliersi come neve.
Svanire come aliti di brezza primaverile.
Incidere la sua carne.
Altri tre piccoli fiori erano sbocciati.
Giorgiana sorrise.
La notte era ancora lunga.
Never.
Light.
K.

Forget Me - NotDove le storie prendono vita. Scoprilo ora