3/3 - L'anello del vescovo - Puntata 3

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Erano passati due giorni dall'omicidio di Benito il Picapere. A Montenevoso, i villeggianti non parlavano d'altro: ma guarda che roba... non si sta più tranquilli neanche qui... dove andremo a finire... secondo me è stato qualche extracomunitario... questo è sicuro... la pena di morte, ci vorrebbe la pena di morte... lo hanno ammazzato per prendergli i quattro soldi che aveva nel portafoglio...

Tra le tante baggianate che riempivano i pomeriggi indolenti dei torinesi in vacanza, la storia del portafoglio era quella che più si avvicinava al vero. Il maresciallo Gotti l'aveva vista con i suoi occhi la tasca posteriore strappata dai pantaloni della vittima e Valeria, la ragazza che aveva trovato il cadavere, gli aveva confermato che Genio teneva sempre un sacco di contante.

«Era il suo chiodo fisso» aveva detto Valeria. «Tutte le volte che andavo là a portargli il pranzo, lui tirava fuori il portafoglio e mi mostrava la mazzetta dei biglietti da cento euro. "Non vedo l'ora di infilare un paio di questi nell'elastico delle tue mutandine" mi diceva quel maiale.»

Omicidio per rapina, dunque. Tutto stava a trovare il rapinatore.

«Mi raccomando, maresciallo, li arresti al più presto» aveva implorato il sindaco, «se si sparge la voce che a Montenevoso imperversa una banda di rapinatori stranieri siamo panati. Siamo proprio fregati: i turisti se ne vanno dall'oggi al domani e noi ci lasciano in braghe di tela.»

Ma quale banda di rapinatori! Le bande assaltano gli istituti di credito, i grandi magazzini; non vanno a derubare uno scultore di paese, in pieno giorno per giunta. Sì, perché era stato accertato che l'omicidio era avvenuto intorno alle nove del mattino. Chi aveva ucciso Benito Oliotti conosceva bene lui e le sue abitudini: altro che stranieri! A meno di non voler fare come i vecchi di Montenevoso, che consideravano stranieri e selvaggi anche quelli di Pratoghiacciato che era a cinque chilometri da lì.

Malgrado questa sua ferma convinzione, Gotti aveva interrogato quelli che vivevano vicino alla bottega dello scultore: il farmacista Arduino, l'antiquario Revelli, il macellaio Vincenti. Nessuno aveva visto, sentito, odorato o toccato qualcosa di sospetto. C'era da immaginarselo.

Così, a due giorni dall'omicidio, il maresciallo era lì, chiuso nel suo ufficio, a cercare di quadrare il cerchio, sperando che nessuno lo disturbasse. E proprio mentre esprimeva a se stesso quell'auspicio, il telefono squillò. La voce di Irene gli esplose nella cornetta:

«Ciao amore, ti sei ricordato la promessa dell'altro giorno?»

Gotti cercò nella sua memoria: una cena fuori? un regalo? una serata con lei a vedere la cassetta con le vecchie puntate di "Un posto al sole"? Alla fine si arrese.

«Cosa ti avevo promesso?»

«Che avresti chiesto a don Alberto di farci visitare la chiesetta della Madonna delle Nevi.»

«Ancora con quella storia della statua del Bambin Gesù sostituita da un bambolotto?»

«Non è una storia, è la verità».

«Ma in questo momento, io ho altro a cui pensare.»

«Questa frase me la sono annotata e te la ripeterò quando mi telefonerai per dirmi: "cosa fai stasera?"»

Irene ne era capace, capacissima. Gotti cercò di rimediare.

«Adesso telefono al parroco e poi ti dico.»

«Sarà meglio, anche perché, per uno che sta indagando sull'uccisione di uno scultore, occuparsi anche di una statua potrebbe non essere tempo buttato.»

Prima le minacce, poi la stilettata: e per fortuna che erano solo amanti, chissà se fossero stati sposati!

Fine della terza puntata.

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