The Beginning

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11.13 a.m.

Il rumore dei suoi vertiginosi tacchi a spillo rimbalzò ovunque nella sala d'ingresso, di quel piccolo negozio, situato in una delle vie laterali del centro storico.
Era uno di quei posti che non si sa che esiste davvero, fino a che non serve.
Allora è come se il suo nome salti fuori all'improvviso dai meandri nebbiosi della memoria.
Come un coniglio dal cilindro di un mago.

"Land of Many Trees"

Lucrezia aveva osservato a lungo quella scritta un attimo prima di entrare, rimanendo ferma sul marciapiede opposto.
Era indecisa.
Ma questa sensazione durò il tempo di un battito di ciglia.
Una sistemata ai capelli ed era già diretta verso l'ingresso.
Non notarla sarebbe stato impossibile.
Fasciata in un trench di Burberry, i capelli lunghi e sottili, stretti in una coda perfetta, sfioravano morbidamente le spalle.
Il viso, dolce come quello di un angelo, che sembrava nascondere un'anima dannata ormai da molto tempo. La pelle bianca e candida come la luna e quegli occhi scuri, circondati da lunghe ciglia, che sapevano attirare al primo sguardo come magneti.
Le gambe snelle, slanciate, avvolte da sottili calze di seta.
Sapeva di essere bella e non faceva niente per nasconderlo, Lucrezia.
Era una donna che sapeva sempre quello che voleva, eppure qualcosa non andava più nella sua vita apparentemente perfetta.
Per questo era lì.
A varcare la soglia del "Land of Many Trees".
Senza sapere esattamente come ci fosse finita.
Senza sapere bene dove si sarebbe ritrovata.
Del tutto inconsapevole che probabilmente, da quel luogo, non avrebbe più fatto ritorno.

L'interno sembrava un impressionante, enorme, ammasso di roba, incastrato e tenuto insieme per miracolo e ripescato da ogni angolo sperduto del mondo emerso e non.
L'odore di stantio, polvere e muffa era ovunque e le fece arricciare infastidita le narici.
Stava seriamente pensando di andare via.
Forse non era stata una buona idea andare lì dopotutto.
"Madame Voelkle, benvenuta!" Una voce alle sue spalle la fece sobbalzare di sorpresa e spavento al tempo stesso.
Si voltò non trovando nessuno.
Nessun volto a dare forma e colore a quella voce ferma di secoli.
Una risata pacata, probabilmente scaturita dalla sua reazione perplessa.
"Sono qui. Madame!"
Lucrezia strinse gli occhi dirigendosi verso il bancone principale.
Dalla penombra riuscì finalmente a individuare una sagoma perfettamente mimetizzata nell'insieme di tutte quelle cianfrusaglie.
"Se viene leggermente in avanti potrò vederla meglio anche io." Gli disse. Il tono seccato.
Il rumore di ruote trascinate nella polvere la colse impreparata facendole venire la pelle d'oca per tutto il corpo.
Non era stata per nulla una buona idea!
Lucrezia strinse le labbra osservando la figura di un uomo, evidentemente avanti con l'età, su una sedia a rotelle.
La pelle scura, bruciata da un sole senza tempo e ricoperta da mille intricate rughe.
Segno di anzianità. Saggezza. Ma anche qualcos'altro di incredibilmente spaventoso.
Occhi piccoli come spilli. Ma attenti come un falco alla ricerca della prossima preda.
"Come fa a conoscere il mio nome?" Domandò senza troppi giri di parole.
L'uomo non sembrò scomporsi più di tanto. Unì i polpastrelli di entrambe le mani come se stesse per iniziare un lungo discorso.
"Chi non conosce la moglie del famoso curatore della Pierpont Morgan Library, William Voelkle?" Rispose come se fosse la cosa più normale del mondo.
Affondata.
Per la prima volta in vita sua sentì le guance arrossire.
Quell'uomo la stava mettendo in seria difficoltà. Non si era mai trovata in una situazione del genere, dove qualcuno che non fosse lei, avesse tanto potere con le parole.
"Direi che per pareggiare i conti ora dovrei essere io a dirle come mi chiamo, Madame!" Piegò lievemente la testa allungando una mano per presentarsi.
Lucrezia si avvicinò non troppo convinta, accettando la stretta.
Una breve e intensa scarica elettrica le attraversò la schiena, lasciandola senza fiato.
"Aureliano Segundo, per servirla!" Sorrise. Uno di quei sorrisi che sembravano aver visto molte cose.
Decisamente una pessima idea! Pensò ancora.
Si decise a domandare quello per cui era venuta, così da poter abbandonare quel luogo e soprattutto quell'uomo nel più breve tempo possibile.
"So per cosa è qui, Madame!" Disse come se avesse seguito per filo e per segno il filo dei suoi pensieri.
Lucrezia spalancò gli occhi imbarazzata, vedendolo tirare fuori qualcosa da un cassetto sotto il bancone.
"E' terribile vivere senza trovare mai pace, non è così? Specie per una donna tanto impegnata nel sociale come lei."
Depose un sacchetto di tela turchese, piccolo come il pugno di un bambino, sul tavolo tra di loro.
Lo slacciò con lentezza infinita tirando fuori una scatolina di legno ovale lavorata semplicemente.
"Soprattutto deve essere difficile non riuscire ad affrontare tutti quei... come li vogliamo chiamare?" Si fermò fissandola intensamente, facendo una breve pausa. Sospirò scuotendo la testa.
"Dopotutto è meglio non dare nessun appellativo a cose di quel tipo..." Non le aveva staccato gli occhi di dosso neppure per un istante, come se volesse tenere in mano le sorti della sua povera anima e decidere all'ultimo secondo che cosa fare davvero di lei.
Si protese con la scatolina di legno tra le mani aprendola lentamente per mostrarle il contenuto.
"Lucrezia." Un sorriso appena accennato.
La donna sembrava aver perso l'uso della parola. "Si ricordi. Questo è un viaggio che se decide di iniziare non potrà più interrompere a suo capriccio e piacimento. Non potrà più tornare indietro."
Lucrezia fissò il contenuto di quella scatolina facendo cenno di sì con la testa, aveva capito.
L'uomo sembrò soddisfatto.
"Le dia un nome. Ma non lo dica mai a voce alta, né ad anima viva, neppure a me." Ridacchiò in modo grottesco. "Non che mi possa definire esattamente "vivo", ma questa è un'altra storia!"
Lucrezia lo fissò spaesata. Dove diavolo era finita?
Lo vide richiudere con cura la piccola scatola e riporla dentro il colorato sacchetto di tela turchese, porgendoglielo.
Lo prese sfiorando ancora la pelle aggrinzita dell'uomo.
Si sentì precipitare dentro un abisso.
Urla di streghe.
Profumo di primavera nell'aria.
La risata di una fata trasportata dal vento.
La maledizione di un regno.
Solo 13 case.
Un mazzo di carte incompleto.
Una bambola piccola come un fiammifero.
Una scatola di legno.
Riaprì gli occhi.
L'uomo le sorrise beffardo.
"Le dia un nome. E lo scelga bene!" Le ripeté.
"Quanto le devo dare per il disturbo?" Chiese infilando la mano dentro la sua preziosa Hermès.
Lo sguardo si strinse di più facendola raggelare sul posto.
"I soldi mi offendono e il pagamento non serve. Ho avuto quello che volevo nel momento stesso in cui ha fatto il suo ingresso."
"Che intende?" Domandò senza capire bene a cosa si riferisse.
"L'odore della paura mi ha soddisfatto più che a sufficienza, Lucrezia."Rispose scoppiando in una risata talmente cupa da costringerla a voltarsi e uscire via da quel posto il prima possibile.

La luce del sole di mezzogiorno la colpì forte come uno schiaffo sul viso.
Respirò a pieni polmoni contenta di essere fuori.
"Madama Voelkle!" Una voce maschile molto familiare la sorprese nel bel mezzo dei suoi pensieri.
Un uomo basso e tarchiato, dall'evidente stempiatura, le si avvicinò con fare gentile.
"Bersky, carissimo. Non sono mai stata tanto felice di vederla, mi creda!" Disse sollevata.
"Cosa è venuta a fare in questo angolo sperduto del centro?" Le domandò incuriosito.
"Dovevo fare degli acquisti in questo negozio!" Rispose indicando distrattamente qualcosa alle sue spalle.
L'uomo fissò perplesso il punto dietro di lei, per poi riportare la sua attenzione al viso della bellissima donna. "Madame, in questa strada non ci sono negozi."
"Bersky ma che dice? Sono appena uscita da..." Lucrezia si voltò ammutolendo all'istante.
Un muro di mattoni rossi su tutto quel lato di strada.
Strinse il sacchetto di tela all'interno della sua tasca per avere la certezza di non essere diventata pazza tutta d'un colpo.
Una risata pacata trasportata da una leggera brezza.
Urla di streghe.
Profumo di primavera nell'aria.
Un mazzo di carte incompleto.
Una bambola piccola come un fiammifero.
Una scatola di legno.
Doveva scegliere un nome.
E doveva farlo in fretta.



N.a.: ringrazio la mia amica cloverstar21 per avermi concesso di utilizzare due personaggi da lei creati. Lucrezia e Bersky.❤❤❤❤❤

Forget Me - NotDove le storie prendono vita. Scoprilo ora