2/5 Ragazze in rete... puntata 5

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Come ho già detto, questo racconto è stato scritto molti anni fa. All'epoca ero un giovane professore universitario con il pizzetto.

Gotti attraversò lo squallore dei corridoi di Palazzo Nuovo ed entrò nell'aula 37. I banchi, a scala, erano pieni di studenti in attesa di essere interrogati da un giovane professore col pizzetto, gli occhiali e l'aria da carogna. Si stava ancora chiedendo se avrebbe trovato l'amico di Marzia quando qualcuno batté sulla sua spalla. Si girò di scatto, con un gesto eccessivo che attirò l'attenzione dei vicini e della giovane carogna in cattedra che lo guardò astiosa.

«Sono Luca Rugantini, è lei il maresciallo Gotti?»

Anche se non voleva ammetterlo, la faccia da carabiniere ce l'aveva ed era riconoscibile anche senza divisa.

«Possiamo parlare un attimo fuori di qui?»

Si spostarono vicino alle macchinette del caffè e Gotti raccontò tutta la faccenda al ragazzo: voleva vedere come avrebbe reagito.

L'altro rimase imperturbabile.

«Sì, ero io quel giorno a Montenevoso. Marzia mi aveva chiesto di accompagnarla, perché di quelli che fanno le foto erotiche non si fidava tanto».

«Ne aveva già fatte altre?»

«Qualche volta. Più per piacere che per i soldi; non ho mai incontrato una persona con una visione del sesso così gioiosa».

«Sei il suo ragazzo?»

«No. Non la vedo da aprile. Abbiamo fatto l'amore ogni tanto, se è questo che intende, quando finivamo di studiare, ma non siamo mai stati insieme. Io non sapevo neppure che fosse scomparsa».

«E i genitori? Erano a conoscenza dei suoi servizi fotografici e della sua "visione gioiosa del sesso"?»

«Scherza? Quelli, bigotti come sono, se l'avessero saputo l'avrebbero chiusa in casa e avrebbero buttato via le chiavi. Pensi che...»

«Ti ringrazio» lo interruppe Gotti e partì a razzo lasciandolo lì inebetito con il suo bicchierino del caffè a mezz'aria e con la sensazione che l'esame con la carogna non l'avrebbe mai passato.

Il giovedì successivo, La Stampa apriva la cronaca con un titolo a cinque colonne: Pinerolo. Imprigionano la figlia ventenne in cantina e ne denunciano la scomparsa. La madre: «Era una svergognata, un disonore per tutti, aveva bisogno di meditare e di cambiare». Arrestati i genitori per sequestro di persona. Liberata la figlia. L'articolo accennava poi all'irruzione delle forze dell'ordine nella casetta di campagna della famiglia e all'intuito del maresciallo Gotti che aveva condotto l'indagine a partire da un esile indizio trovato in Internet.

«Hai visto? È tutto merito della mia passione per il Web» gli disse Irene.

«Hai ragione, però adesso stacchiamoci da quel computer».

«Ancora un attimo, qui ci sono delle foto veramente eccitanti».

«Ti ho già detto che io certe cose preferisco farle in hardware piuttosto che in software».

«Sì, ma non ho capito cosa intendevi».

«Credo che sia giunto il momento di spiegartelo».

Strappò via la spina del computer e sollevò Irene dalla sedia baciandola sulla bocca e augurandosi che Anselmo, il fotografo, non fosse nei paraggi: altrimenti le prossime foto in Internet sarebbero state le loro.

Fine dell'indagine

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