CAPITOLO 7.6 - IL SIMBOLO DEL RICORDO

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Dopo mezz'ora, Alison era quasi asciutta. S'avvicinò a Justin fino a quando non si ritrovò sopra le sue gambe. Lui rimase stupito del suo comportamento. L'abbracciò e la coprì con un'altra coperta asciutta. S'addormentò quasi tra se sue braccia. Quel momento era così magico e fantastico per Justin. Era così bella quando dormiva, sembrava un angelo. Il suo angelo. Per Justin quel momento era così magico e perfetto.

Dopo un po' di tempo, Alison si svegliò tra le braccia di Justin. Era così stanca che prima di addormentarsi, non si era neanche resa conto di trovarsi in collo a Justin.

Si stirò e lo guardò per qualche istante, prima di riprendere il controllo di se stessa. Ora, lei si trovava al sicuro, ma invece, probabilmente, Justin era ancora in pericolo. L'osservò attentamente, per qualche istante e le sembrò che stesse bene. Non aveva lividi o ferite e i suoi vestiti non erano né sporchi e né tagliati. Forse le sue paure erano infondate e il suo sogno, questa volta era sbagliato. Spalancò gli occhi e si spostò da Justin, per l'imbarazzo che provava ad averlo così vicino.

«Ma dove vai?». Le chiese, mentre con il braccio le cingeva la vita e la alzava leggermente, per riportarla a sedere sopra di se.

«Stai bene? Nessuno ti ha fatto del male?». Justin non riusciva a capire, perché lei gli stesse rivolgendo tutte queste domande strane. Forse aveva picchiato la testa, quando aveva fatto quel grosso balzo. Le guardò la testa e non vide alcun bernoccolo, sangue o livido; sembrava che non avesse niente. Allora, perché si comportava così?, perché aveva paura che lui stesse male?, si chiese Justin.

«Sono io che devo chiedere a te se stai bene. Stai bene?». Le chiese preoccupato, mentre con un braccio la stringeva ancora di più a se. Ora, Alison si trovava a contatto con il petto di Justin e aveva appoggiato la testa per riposarsi.

«Insomma, sto a pezzi. Mi sento tutti i muscoli indolenziti. È stato tremendo e faticoso quel salto». Provò a muovere qualche muscolo e sentì una fitta di dolore, simile a una contrazione muscolare. Sfinita dal dolore che aveva appena provato, s'appoggiò, ancora di più a Justin e lasciò che lui la stringesse ancora di più a se. Era così bello averlo così vicino. Si sentiva in pace, si sentiva protetta e stava bene.

«Già, sei stata bravissima. C'è mancato un pelo che mi centrassi in pieno. Ma per fortuna ti ho afferrata, grazie hai miei riflessi pronti, prima che tu ti schiantassi per terra». Alison sorrise a quel ricordo, s'immaginò nella sua mente come sarebbe andata a finire se fosse andata a sbattere conto Justin. Sarebbe stato molto imbarazzante e lo sarebbe stato ancora di più se si fosse ritrovata distesa sopra di lui.

Dopo, all'improvviso, negli occhi di Alison comparve il panico. Il suo cuore cominciò a battere all'impazzata e il suo respiro diventò molto affannato.

«Ehi, calmati. Ti ho detto che sto bene, perché è la verità. Io sto bene, invece, te non mi sembri stare molto bene. Cos'è che ti turba?». Justin era serio e al tempo stesso, preoccupato. Le accarezzò dolcemente una guancia e lei chiuse gli occhi.

«Sei sicuro? Non ci ha inseguito nessuno? Ne sei proprio sicuro? Perché io...». Non riusciva a terminare la frase e a rivelargli il sogno che aveva fatto su di lui.

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!