CAPITOLO 7.2 - IL SIMBOLO DEL RICORDO

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Prese il cellulare per chiamarla; la sua ultima possibilità per capire dov'era e se stava bene. Compose il numero e attese impazientemente una sua risposta. All'inizio, per qualche secondo, il telefono di Alison si mise a squillare a vuoto, tanto che a Justin, in quel preciso istante, sembrò passare un'eternità. La sua paura aumentava a ogni squillo andato a vuoto. Il cuore di Justin incominciò a battere all'impazzata. Il tempo passava e lei non gli aveva ancora risposto, perché il rumore del vento, le impediva di sentire il suono del cellulare. All'improvviso, Alison sentì vibrare il cellulare attraverso la tasca interna della sua giacca; lo prese in mano e s'accorse leggendo sullo schermo, che Justin la stava chiamando.

Rispose alla chiamata.

«Come stai?. Dove sei?. Stai bene?. È tutto apposto?». Le chiese tutto quanto in modo agitato, senza neanche prendere fiato.

«Dovrei essere io a chiederti dove sei. Visto che sono qui al freddo, da almeno mezz'ora. E io non sono come te, una creatura mistica che resiste al freddo. Sto congelando». Una folata di vento le spostò i capelli sulla faccia. S'andò a rifugiare, dal freddo, all'interno del porticato; ma anche lì, faceva freddo.

«Io dove ti avrei detto d'andare?, non eravamo d'accordo che ci saremmo visti qui, al cancello della scuola e insieme saremmo andati nel bosco?». Le chiese incredulo, non riusciva a capire che cosa fosse successo.

«Non giocare con me, non prendermi in giro. Ma se me l'hai detto oggi a pranzo, che dovevamo vederci qui».

«A pranzo, non è possibile. Io a pranzo, non ti ho detto niente. Abbiamo solo discusso sul fatto che non ti posso dire cosa sei».

«Smemorato, me lo hai detto prima. Quando sei venuto, mentre io facevo la fila per prendere».

«Cosa, ma io...». Non terminò la frase evidentemente non le poteva dire quello che aveva pensato.

«Cosa mi stavi per dire?». Gli chiese.

«Niente, stavo riflettendo ad alta voce. Ma dove sei, si può sapere?».

«Sono qui, davanti all'ingesso del tuo alloggio. Tra quanto arrivi?».

«Immediatamente, fidati di me e per una volta, fai quello che ti dico. Corri più veloce che puoi e non chiudere questa telefonata. Potresti essere in pericolo».

Si mise a correre con l'auricolare, per poter continuare a restare in contatto con Justin. Alison cominciò ad avere paura. Una paura che le nasceva da dentro, insieme a una strana sensazione, che le suggeriva il suo inconscio.

Nel frattempo, Justin si mie alla guida della sua macchina. Guidava come un pazzo; per fortuna, che aveva sempre i riflessi pronti a evitare ogni pericolo alla guida. Guidava accelerando, al massimo della portata della sua macchina, ma il motore ogni tanto rombava all'impazzata.

Alison intanto, s'era messa a correre per quei corridoi che erano tutti uguali e non sapeva quale prendere, visto che era stata nella sua stanza pochissime volte.

«Guidami fino alla tua stanza. Se mi perdo, finirò nei guai». Gridò quasi senza fiato.

«Gira a destra e quando vedi le scale, prendile e sali fino al secondo piano».

Lei fece come gli aveva detto, quando tutto a un tratto avvertì qualcosa di strano e quasi inspiegabile. Sentì una folata di vento e un fruscio; ma com'era possibile che avesse avvertito queste due cose visto che si trovava ancora all'interno dell'edificio, c'era qualcosa che non tornava.

«Ho la sensazione qualcuno mi segua. Ho paura Justin». Disse con una voce tremolante. Justin accelerò bruscamente e il motore della macchina fece ancora un rombo pazzesco. Doveva arrivare da lei, nel minor tempo possibile; ogni minuto guadagnato, sarebbe stato prezioso per salvarle la vita.

«Corri, raggiungi il mio alloggio. Corri piccola. So che puoi farcela, infondo, nel tuo sangue scorre il nostro sangue. Corri piccola». Le disse per infonderle più coraggio possibile. La voce di Justin riuscì in qualche modo a tranquillizzare e a rasserenare Alison, che ora sembrava avere meno paura.

Anche Justin cominciò a avere paura; aveva paura di perderla per sempre. L'aveva già salvata, ma questa volta c'era qualcosa di diverso e di più spaventoso. Lui non era lì con lei e perciò, non sarebbe stato in grado di proteggerla. Dalla paura di non poterla proteggerla, tirò un pugno sul volante. Si fece male e sue dita incominciarono a sanguinare e si ruppe un dito, eppure pochi istanti dopo, era già guarito.

«Ora dove vado». Gridò, quando si trovò di fronte a un bivio.

«Gira a sinistra e prendi le prima scala che trovi e poi sei arrivata».

Era quasi salva, ma il pericolo era sempre dietro l'angolo e lui, era sempre lontano. Finalmente lei arrivò al piano della stanza di Justin e si mise a cercare la porta in cui c'era scritto "Justin Conner". Quelle porte erano tutte uguali e per trovare quella giusta, ci mise un po' di tempo, dovendo leggere tutti i nomi. Appena la trovò, provò a girare la maniglia; ma non s'apriva.

«Sono davanti alla tua porta, come entro?». Gridò, un po' in ansia.

«La chiave è sotto lo zerbino. Calmati, sei arrivata sei al sicuro».

Infilò la chiave e la serratura scattò; dopo, entrò dentro e richiuse nuovamente la porta a chiave.

«Sono dentro, ora che faccio».

«Premi l'interruttore rosso che è accanto a quello della luce. Lo dovresti vedere».

Appena lo vide lo premette e s'accese sul soffitto una luce rossa, che illuminò tutta la stanza. Tutto quanto, aveva assunto un colore rossastro. Agli occhi di Alison sembrava magico. Si girò su se stessa e ammirò l'effetto che quella luce aveva sulla stanza. Per qualche istante, sorrise, dimenticandosi perfino del pericolo che incombeva sulla sua testa.

«Fatto».

«Sul tavolo c'e una bottiglia di acqua, un po' colorata. Prendine un bicchiere ti proteggerà».

Prese un bicchiere e lo bevve tutto d'un sorso, l'odore sembrava buono.

«Blee è amara». Dopo qualche istante, sentì un leggero bruciore alla gola.

«Fa male». Disse tossendo, mentre si reggeva con un braccio sulla scrivania e fletteva la schiena dal dolore.

«Lo so, fai dei respiri. Calmati. Passerà subito». Alison tossì per qualche istante.

«Al telefono premi il tasto uno». Disse Justin.

«Fatto».

«Ora stai lì, in silenzio. Quando arrivò busserò tre volte e così sarai certa che sono io».

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 Chi vuole fare del male ad Alison?.

Come fa a sentire il vento nell'edificio di Justin?, c'era davvero qualcuno dentro quel palazzo?.

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