CAPITOLO 6.2 - QUALCOSA D'INASPETTATO

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Sognò una cosa bellissima. Era così intenso quel sogno, che le sembrava di essere parte del sogno e non che il sogno facesse parte di lei.

Lei si trova in un bosco, in cima a un monte. Alzò lo sguardo verso il cielo e vide un essere che planava, dritto verso di lei. In un primo istante, si spaventò a morte, aveva paura. Dalla paura, non sapeva più come si faceva a muovere le gambe per scappare. Intanto, quell'essere s'avvicinava sempre di più e lei, aveva sempre più paura. Quando atterrò accanto a lei s'accorse che era Justin, non aveva più la maglia e dietro alla schiena, all'altezza dei polmoni e delle colonna vertebrale, aveva attaccate due grosse ali bianche e piumate. Justin s'avvicinò ad Alison e la strinse a se e insieme, incominciarono a volare, in alto, nel cielo, sorvolando tutta la città.

Poi tornò alla realtà, era solo un sogno naturalmente, non poteva essere vero. Era solo il suo inconscio che aveva elaborato la conversazione della sera precedente con Justin.

Come aveva fatto Justin a entrare in camera sua?, si chiese appena sveglia. Era certa che non poteva essere entrato dalla porta, visto che i suoi genitori l'odiavano. E se fosse entrato dalla porta i suoi genitori l'avrebbero rimproverata, ma non le avevano detto niente, perciò era evidente che non l'avevano visto e che non sapevano neanche che aveva passato la notte in camera con lei. Allora, era per forza entrato dalla finestra. In che modo?, si chiese, visto che sul muro non c'erano appigli, come ad esempio una grata di un fiore rampicante e la grondaia non avrebbe retto il suo peso, visto lo stato di degrado in cui si trova. S'affacciò alla finestra e vide che la grondaia era ancora in piedi, lì al suo posto.

"Questa, sicuramente sarebbe una domanda da fargli", pensò Alison.

Appena finì di vestirsi, scese giù, per farsi portare a scuola da suo padre. C'era una tale ostilità nei suoi confronti, da parte di tutta la famiglia. Nonostante tutto il mondo c'è l'avesse con lei, si sentiva felice.

Suo padre non le rivolse neanche la parola e la guardò appena. S'avviarono in garage nel silenzio più assoluto. Salirono in macchina, senza fiatare.

Il viaggio da casa a scuola le sembrò lunghissimo. Appena arrivarono, lei scese di macchina e a dispetto di suo padre, lo salutò senza dargli un bacino affettuoso.

«Ciao».

Si voltò e s'avviò verso il cancello della scuola. Si sentiva sperduta, non conosceva nessuno. Quanto le mancava la sua vecchia scuola, la sua vecchia classe, la sua vecchia vita e tutti i suoi amici e amiche.

Si guardò attorno nella speranza di vedere Justin. Si diresse al parcheggio delle auto, per cercare la macchina di Justin, ma non la vide.

Prese il cellulare dalla tasca per mandare un messaggino a Justin.

"Ti aspetto davanti all'entrata del parcheggio, così entriamo a scuola insieme".

Sentì squillare il telefono.

«Sono Justin, arriverò tra qualche minuto aspettami».

«Ok, a dopo». Rimase lì ferma, immobile ad aspettarlo. Tutti i ragazzi le passavano davanti senza neanche salutarla e lei li osservava, non sapendo cosa fare nell'attesa di Justin. Una folata di vento la fece voltare improvvisamente e le parve di vedere Justin accanto al muro della scuola. Lei si trovava lontana dal muro della scuola, perciò la sua vista non era ottima. S'era sbagliata o nella scuola c'era qualcuno che gli assomigliava. Justin sarebbe venuto in macchina e lì nel parcheggio e per la strada non c'era traccia della sua auto; non poteva essere lui.

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!