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CAPITOLO 6.1 - QUALCOSA D'INASPETTATO

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La vita, per quanto fosse stana, sembrava essere tornata alla realtà. Era nuovamente insieme alla sua famiglia. Era bello essere a casa e sentirsi protetta da quelle quattro mura.

Tutta la sua famiglia l'odiava per la scelta che aveva fatto; ma anche lei, ora, a mente fredda, s'odiava per il male che gli aveva fatto.

Scese in cucina, perché aveva ancora fame, senza salutare nessuno, come se in quella casa ci fosse solo lei. Tutta la sua famiglia era riunita al tavolo per mangiare. Tutti la guardavano, senza parlare; lei si sentiva osservata.

Ora che era di nuovo a casa, si sentiva fuori posto, come se il suo destino non fosse realmente legato alla sua famiglia.

Si fece un panino, molto veloce, prendendo tutto quello che aveva nel frigo. Dopo, andò nel ripostiglio per prendere un succo di frutta alla pera. In silenzio, ritornò in camera, senza fiatare una parola e rivolgere uno sguardo alla sua famiglia.

Salì le scale e tornò in camera. Si sentiva sola, ora che non era con Justin. Alison conosceva Justin solo da pochi giorni, eppure poteva dire di sentire un legame forte con lui.

Si mise alla sua scrivania e cominciò a mangiare. Chiuse gli occhi, per in brevissimo istante.

Dopo, sentì il tocco di qualcuno sopra le sue spalle. All'improvviso, dalla paura, aprì gli occhi. Sicuramente era solo la sua immaginazione. Accese la lampada vicino al tavolo e vide un'ombra alle sue spalle. Stava gridare, ma qualcuno le mise una mano sulla bocca, impedendole così di farlo. Alison si voltò e s'accorse che alle sue spalle c'era Justin.

«Che ci fai qui?». Gli chiese Alison.

«Sono passato a trovarti. Volevo sapere come stavi». Le disse, senza mai smetterla d'osservarla.

Alison lo guardò negli occhi, d'altronde uno sguardo valeva più di mille parole. Appoggiò il panino sopra il piatto e gli andò in contro, correndo verso di lui. S'aggrappò alla suo petto, con un abbraccio davvero profondo. Appoggiò la sua testa sulla spalla e gli mise le mani intorno al collo.

Aveva bisogno di sentirsi amata da qualcuno. Non ne poteva più di stare sola. Voleva sentirsi al sicuro. Voleva sentirsi importante per qualcuno. Voleva che qualcuno le volesse bene, per quello che era. Voleva qualcuno con cui confidarsi sulle cose più strane.

Justin la strinse a se, più forte che poté; ma riusciva comunque a sentire la sua sofferenza.

«Come pensi che stia?. I miei genitori non mi rivolgono neanche la parola». Gli disse, quasi tra le lacrime.

Justin sospirò delicatamente e si fermò qualche istante per trovare le parole giuste. «I tuoi ti vogliono bene, fidati. Come anch'io ti voglio bene». Le dette un bacino, dolce e delicato sulla testa.

«Come fai a dire che mi vuoi bene dopo solo pochi giorni che ci conosciamo; potrei essere cattiva o una pazza serial killer».

«Tu sei tutt'altro che cattiva, ti fidi di me?». Le disse, mentre si scioglieva dal suo abbraccio e la guardava dritta negli occhi.

«Sì». Disse, mentre con il naso tirava su il moccio.

«Intanto via queste lacrime e fammi un bel sorriso». Le prese il viso tra le mani e con i pollici le tolse le ultime lacrime. Lei fece un sorriso.

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!