2/4 Ragazze in rete... puntata 4

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«Atti osceni in luogo pubblico, sfruttamento della prostituzione e omicidio. Sei messo male, Anselmo».
«Ma signor maresciallo, le ho detto tutto quello che so. Io le ragazze non le costringo a posare nude; sì, io dico loro quello che devono fare, come devono muoversi, ma sono loro che scelgono se farlo o no. Nell'ambiente si sa che faccio foto di un certo tipo e che pago bene, così le ragazze vengono da me e si fanno fotografare; poi io vendo le foto ai siti Internet americani. Ma sono tutte maggiorenni, io gli chiedo il documento prima, non voglio rischiare…»
«E di Marzia, cosa mi dici?» chiese Gotti sventolando il ritratto della ragazza scomparsa.
«Come le altre: è venuta da me, ha fatto le foto, ha preso i soldi e se n'è andata. Ricordo che era accompagnata da un ragazzo, ho chiesto se volevano fare le foto insieme, ma lei mi ha detto di no: solo nudo, niente di più».
«Sai chi era il ragazzo?»
«No, lei lo chiamava Luca; doveva essere un suo compagno di università, perché parlavano di un esame che avevano passato insieme il giorno prima.»
«Dovrei dirti "Si tenga a disposizione" e invece ti avviso solo che se mi hai raccontato delle balle io lo scopro e se lo scopro peggio per te. Intanto vattene e ricorda che ti teniamo d'occhio».
Teo Gotti guardò l'orologio: le dieci; con un po' di fortuna avrebbe verificato in giornata le dichiarazioni del fotografo. Infilò la pratica di Marzia in uno zainetto e salì sulla sua moto; un'ora dopo era già a Torino che cercava di convincere l'impiegata della segreteria studenti dell'università:
«No, signorina, il mandato del giudice è indispensabile per le perquisizioni, vedere la lista degli esami sostenuti da uno studente non è una perquisizione».
Alla fine ci riuscì, senza sapere se davvero aveva ragione: Marzia aveva sostenuto un solo esame, il 6 febbraio 2002.
«Signorina, adesso potrei avere la lista di quelli che hanno superato questo esame in questo stesso giorno?»
Lo sguardo dell'impiegata era pieno di disappunto, ma, armeggiando un po' con il computer, gli diede l'elenco: dodici nomi e un solo Luca, il gioco era fatto.
«Desidera altro?» chiese ironica. «Solo il recapito di questo studente e poi ho finito».
Dalla vecchia stampante ad aghi spuntò finalmente la scheda anagrafica; Gotti la prese, ringraziò la segretaria ed uscì. Una volta in strada, in via Po, il maresciallo compose quello che doveva essere il numero di cellulare del ragazzo: era un azzardo, ma poteva valerne la pena.
«Pronto, parlo con Luca Rugantini?»
«Sì, sono io».
«Sono il maresciallo Gotti, dei carabinieri. Devo parlarle urgentemente, dove posso trovarla?»
«Sono all'università, a Palazzo Nuovo, aula 37».
«Non si muova, sarò da lei tra dieci minuti».
Dieci minuti, un tempo più che sufficiente per scappare: forse aveva davvero azzardato troppo.
Fine della 4a puntata

Le inchieste del maresciallo GottiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora