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33. Melodie nella notte (I)

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Ryszard

Ryszard

Palazzo Prodecai, Gradier

La notte era musica sulla prodeca mhal.

Era una melodia lenta e sensuale, fatta di sussurri e sospiri che si perdevano tra i giacinti del giardino dei Governatori, tra colori vividi e aiuole ben potate, corpi sudati e la malinconia delle stelle.

Era bella, così bella... di una bellezza mozzafiato che riusciva sempre a calmarlo.

La notte era l'amante perfetta: era quella la verità.

«Rys.»

Dita leggere, un tocco gentile e delicato che gli sfiorò il polso, risalendo lentamente l'avambraccio e soffermandosi sulla spalla rivestita d'oro. Lì quella mano attese come a voler ottenere il permesso, lisciando la veste preziosa con gesti lenti e circolari, passando poi a carezzare la pelle nuda del collo e del viso con polpastrelli morbidi.

Quella morbidezza gli ricordò l'atto consumato poco prima, i sospiri e la fragranza della giovane accanto a sé, la terra in cui affondavano le radici dei suoi giacinti.

Era una terra fredda, in netto contrasto con il calore di quella Fata e il suo respiro.

Ma lui aveva la mente altrove, quella notte. Nonostante tutto, aveva la mente completamente altrove.

La giovane si sporse verso il suo viso, cercando le sue labbra e allungando un braccio a cingergli il collo, stringendo piano. Lui glielo permise solo per alcuni istanti, avvertendo sulla pelle il sapore di lei e il suo desiderio, intravedendo il timido rossore che le tinse le guance.

Cozzava duramente con la sfrontatezza con cui lo baciava, con i gemiti che le aveva strappato quella sera e che ancora adesso poteva avvertire nell'intenzione con cui lo cercava.

Se non l'avesse conosciuta, avrebbe persino potuto confondere la Nobile Oyla Ravnis per una qualsiasi puttana d'alto bordo.

Cosa avrebbe detto suo padre, se l'avesse potuta vedere così?

Il pensiero gli strappò un sorriso e con delicatezza si staccò da lei, incrociando le sue palpebre pesanti e le labbra piene e appena dischiuse, che sembravano non desiderare altro che più attenzioni. I suoi lunghi capelli erano mossi, scarmigliati e del colore del rododendro; tra le sue dita parevano una cascata di rose, boccioli che nell'ultima settimana aveva stretto fino a far male, ascoltando le sue mute richieste e i suoi sguardi languidi.

Anche quella sera era tornata da lui. Come ogni sera, ogni notte da quando era a Palazzo.

Rys Talvien distese appena le labbra, facendo per spingerla verso il letto a baldacchino al centro delle sue stanze, afferrandole un fianco nudo e zittendola con un bacio brusco quando la sentì mormorare parole sconnesse. La Nobile Oyla glielo permise, indietreggiando con lui e affondando le mani tra le sue ciocche bionde, lasciando che il ragazzo imprimesse a piacimento il segno delle dita sulla pelle discinta di lei.

Gradier - Il mondo sospesoLeggi questa storia gratuitamente!