Capitolo 9

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Le ore successive per Federico furono estenuanti quasi quanto per Alessandro.
Ad avere la peggio, però, non fu nessuno dei due ma bensì Sonia, che si era raccolta i capelli blu in una coda e a fine lezione aveva le guance rosse per il nervosismo.
Alessandro, infatti, aveva continuato a punzecchiare ed infastidire il moro per tutto il tempo, come un bambino.
La ragazza aveva capito che i due avevano una relazione, alquanto contorta da quanto poté intuire, ma decise di tenersi la cosa per sé. Non voleva peggiorare la situazione.
Federico inoltre aveva mostrato senza problemi quanto fosse seccato dalla scoperta che i due non avevano la minima idea di come usare gli strumenti base di photoshop. Si era passato la mano tra i capelli una quantità innumerevole di volte e si era trattenuto dallo sbuffare con tutte le forze che possedeva in corpo.
Alessandro aveva continuato a tirare in ballo il fatto che sarebbe uscito con Caterina e che l'avrebbe portata al centro commerciale per poi mangiare al McDonald's (Sonia trovava discutibili i suoi gusti in quanto a ragazze, per non parlare della sua scarsa bravura nel fingersi eterosessuale. Come puoi portare una ragazza al McDonald's?).
Quando suonò la campanella delle 16:55 Sonia tirò un sospiro di sollievo.
Sollevò gli occhi sul ragazzo più grande e gli sorrise forzatamente.

-Ci penso io a togliere le chiavette e spegnere il computer, vai pure. E grazie per l'aiuto.-
Doveva ammentere che, nonostante tutto, lui era stato davvero di aiuto.
Si era mostrato gentile con lei, l'aveva aiutata tranquillamente e le aveva spiegato cose che neanche sapeva esistessero, il tutto con una calma infinita. Le aveva anche fatto i complimenti.
Lo vide sorridere per la prima volta da quando avevano iniziato a lavorare e le si scaldò il cuore. Sapeva che quel ragazzo era conosciuto perché di poche parole ed era felice di esser riuscita a farlo sorridere.
Lui andò a recuperare tutte le sue cose e si mise la giacca, chiudendola. Una volta che lo zaino fu in spalla salutò sorridendo Sofia e Francesco per poi lasciare un bacio sulla fronte di Chiara, che lo abbracciò, e salutate cortesemente il professore, che lo salutò con entusiasmo. Rivolse un sorriso alla ragazza dai capelli blu che ricambiò con un cenno della testa e un sorriso più che sincero.
Uscì dalla classe con passo spedito e, nonostante la sua bravura nel mascherare i suoi sentimenti, Sonia riuscì ad intuire dalla sua postura che era a dir poco arrabbiato.

Alessandro si sentiva ferito.
Anzi, ferito era un eufemismo.
Era dilaniato.

Che esagerazione. Dilaniato? E lui cosa dovrebbe dire?

Sbuffò.
Sì, aveva esagerato, ma quella reazione era stata troppo. Davvero troppo.
Si passò una mano tra i capelli biondi mentre camminava verso casa sua.
Forse la scelta di non prendere l'autobus non era stata una delle migliori, aveva ancora quarantacinque minuti di cammino che lo aspettavano.
Continuava a pensare che forse aveva esagerato con la storia di Caterina. Non avrebbe dovuto chiederele di uscire e tantomeno continuare a parlarne tutto il tempo. Aveva notato il modo in cui Federico aveva stretto la mascella e come il suo digitare sul computer fosse diventato sempre più violento. Gli occhi chiari non si erano posati su di lui un solo istante. Lo aveva ignorato tutto il tempo. E, quando se ne stava andando, non lo aveva degnato neache di uno sguardo. Al biondo sarebbe bastato uno sguardo carico d'odio, tutto sarebbe stato meglio di quel niente.
Pensò che quella sera: alle 18:30 sarebbe uscito con Caterina. Dopo il film, che avrebbe fatto scegliere a lei, le avrebbe detto che lui in realtà non provava nulla oltre a un sentimento di amicizia nei suoi confronti e che aveva sbagliato a illuderla che ci fosse qualcosa di più.
Il giorno dopo invece, sabato pomeriggio, avrebbe parlato a Federico, magari quando si trovavano nella piscina: tendeva ad essere rilassato quando accendevano il idromassaggio e poteva perdersi nei suoi pensieri.
Annuì fra sé e sé.
Sabato gli avrebbe parlato e si sarebbe fatto perdonare.

Federico era terribilmente irritato.
Uscito da scuola nero di rabbia trovò la sua bici con una gomma bucata e la catena distrutta.
Controllò gli orari dell'autobus per scoprire che quello che portava nella via dove abitava sarebbe passato solo un'ora più tardi.
Normalmente avrebbe deciso di tornare a casa a piedi ma se quel giorno avesse incontrato il gruppo di ragazzi che lo infastidiva ogni volta sapeva per certo che li avrebbe presi a pugni.
Si guardò intorno, in cerca di una bicicletta da prendere "in prestito".
Si ritrovò a dover scegliere tra due biciclette, una mountain bike blu e una bicicletta sportiva.
Optò per la mountain bike, pensando che quella sportiva potesse essere usata per gare o cose simili dal proprietario.
Salì in sella e fece una smorfia quando si accorse che era un po' troppo bassa, per poi iniziare a pedalare. Sarebbe stato un viaggio scomodo.

Erano le 19 e Alessandro stava iniziando ad innervosirsi. Era da solo in quel maledetto centro commerciale ad aspettare una ragazza che non voleva arrivare.
Si passò una mano tra i capelli biondi pensando che forse era un gesto che ripeteva troppo spesso.
Si era seduto su una panchina, di fronte ad un negozio di trucchi.
Ragazze di età diverse scattavano da una parte all'altra del negozio in cerca dei colori che si adattavano di più a loro.
Più di qualcuna lo aveva osservato e aveva sorriso timidamente, per poi avvicinarsi e parlargli. Se ne erano andate via tutte quando aveva detto che stava aspettando un'amica tranne una, con cui aveva parlato per circa un quarto d'ora.
Carina, con la carnagione scura e i capelli corti. Era alta quasi quanto lui, vestita in modo sobrio ma elegante. Un vestitino azzurro spiccava sulla pelle scura e una giacca in pelle le copriva le spalle.
Avevano parlato del più e del meno, lei gli aveva parlato del fidanzato che in quel momento stava girando in un altro negozio.
Gli chiese di Caterina e lui le parlò di lei, per essere interrotto quasi immediatamente. Parlottarono di come lei avesse capito che lui non era veramente interessato a lei e poi arrivò il suo fidanzato.
Alto e magro, i capelli scuri come gli occhi. Si era incamminato verso loro e, quando lei si era alzata dalla panchina e aveva salutato il biondo, le aveva messo un braccio intorno alla vita, mostrando a tutti quanto tenesse a quella ragazza.
Erano ormai le 19:35, il film era iniziato e ancora nessuna traccia della ragazza.
Arrivò proprio mentre lui si stava alzando, pronto ad andarsene. Stava correndo, i capelli biondi raccolti in una coda e gli occhi azzurri leggermente truccati. Aveva esagerato con il blush sulle guance.
Lo guardò, sulle labbra aveva un rossetto azzurro che, secondo Alessandro, non le stava affatto bene. Guardò critico il vestito del medesimo colore e le scarpe da ginnastica.
Probabilmente era il nervosismo a renderlo così critico.

-Ale scusa- cominciò, con voce affannata -Il mio telefono si è scaricato e ho perso la cognizione del tempo..-
Il ragazzo la osservò, indeciso su come risponderle. Alla fine, decise di essere gentile.

-Tranquilla, - le sorrise, addolcendo lo sguardo. In fin dei conti era colpa sua se si ritrovava in quel centro commerciale insieme alla ragazza. - ti va di andare a mangiare qualcosa? Sto morendo di fame.-

Lo sguardo della ragazza si illuminò di gioia.

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