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Pen Your Pride

CAPITOLO 5.3 - C'È QUALCOSA CHE NON VA

Comincia dall'inizio

«Andiamo, ti aspettano». Justin scese di macchina e aprì il bagagliaio per prendere le cose di Alison. Dopo, andò dalla parte della portiera di Alison e l'aprì per farla uscire. L'accompagnò fino alla porta, mano nella mano, solo per infonderle il coraggio che le sarebbe servito per affrontare i suoi genitori.

Alison suonò il campanello e Justin vedendola agitata, le strinse più forte la mano.

«Andrà tutto bene». Le sussurrò nell'orecchio

«Ora lo so». Gli rispose.

I suoi genitori aprirono la porta e l'abbracciano stretta a se per qualche istante, che a loro sembrò interminabile. Vide anche i suoi fratelli e le sue sorelle.

Alison si staccò dall'abbraccio e li guardò in faccia.

«Questo è il mio nuovo amico Justin, quello che mi ha salvata». Alison entrò in casa, rimanendo sul ciglio della porta.

«Vuoi entrare?». Gli chiese Alison.

«Grazie, ma si è fatto davvero molto tardi». Le sorrise.

I suoi genitori non parlarono subito. Prima, lo guardarono con uno sguardo minaccioso e ciò fece spaventare Alison.

«Grazie, per averla salvata e avercela riportata a casa sana e salva». Disse suo padre a Justin, in un modo talmente freddo e distaccato; quasi come se quelle parole che aveva appena pronunciato, non provenissero dal suo cuore, ma che fossero solamente di dovere.

Alison non capiva il comportamento dei suoi genitori.

«Ciao, Justin». Alison lo salutò e poi l'abbracciò forte forte. Solo quando stava vicino a lui si sentiva al sicuro.

«Andrà tutto bene. Capirai in seguito perché sono così diffidenti. Non avercela con loro perché mi hanno trattato male. Hanno tutte le loro ragioni». Le sussurrò all'orecchio.

Alison entrò in casa e chiuse la porta, sbatacchiandola rumorosamente e guardò i suoi genitori in modo veramente arrabbiato. Aveva quasi paura di loro; i loro sguardi non promettevano niente di buono. Come poteva dargli torto, come poteva biasimarli. Lei s'era comportata veramente male nei loro confronti; ma anche loro, erano stai scortesi verso Justin, che in realtà, non le aveva fatto niente di male.

«Perché avete tratto così il mio nuovo amico?. Non se lo meritava, mi ha salvata». Gli gridò in faccia.

«Non puoi capire certe cose e non alzare la voce con noi. Non hai il diritto di dirci cosa fare, dal momento in cui tu, sei scappata. Ci hai fatti morire dalla paura; ma come ti è venuto in mente». Disse suo padre; non l'aveva mai visto così arrabbiato.

«Abbiamo pensato al peggio. Avevamo pensato di averti perso per sempre. Per un momento, puoi riuscire a pensare come ci siamo sentiti. Siamo tornati a casa e tu non c'eri. Passava il tempo, ma tu non tornavi. Ti abbiamo dato fiducia e tu l'hai tradita; non so se in futuro potremmo ancora fidarci di te». Disse sua madre, dandole una coltellata, più lieve, rispetto alle parole che le aveva appena pronunciato suo padre.

«Io non mi pento di ciò che ho fatto e lo rifarei. E non mi va giù come avete trattato il mio amico, che tra parentesi, mi ha salvato al vita».

Suo padre s'avvicinò e le dette uno schiaffo. Alison si portò la mano alla guancia, dolorante. Cominciò a piangere. Sul viso le era rimasto, il segno rosso della mano di suo padre.

«La prossima volta non tornerò più». Era una minaccia.

«Vi credevo diversi, più comprensivi. Pensavo che m'aveste accolto a braccia aperte e che m'avreste perdonato; ma così non è stato. V'odio». Gli gridò, con tutta la rabbia che aveva in corpo.

Corse in camera, senza nemmeno guardarli in faccia. Incominciò a salire le scale, senza neanche guardare dove metteva i piedi. Avrebbe rischiato di farsi del male, ma in quel preciso istante non le importava. Le faceva schifo quella vita; odiava la sua nuova vita. Con la mano si reggeva al corrimano, mentre freneticamente saliva sugli scalini.

S'avviò fino alla sua camera e chiuse la porta sbatacchiandola, molto forte. Quella non era più la sua casa, quella non era più la sua famiglia. S'era ritrovata sola, in un mondo sconosciuto e crudele, con l'unica certezza d'aver trovato un buon amico su cui poter contare nel momento del bisogno.

Si gettò bruscamente sul letto. Mise la testa sopra il cuscino e in pochissimi istanti incominciò a piangere. Le sue lacrime avevano incominciato a bagnare il cuscino. Ogni tanto tirava su il moccio dal naso. Prese un fazzoletto dal comodino e si soffiò il naso.

Quando riuscì un po' a calmarsi, prese il cellulare dalla tasca per scrivere un messaggio a Justin; il suo punto di luce in un universo al buio.

"Non era vero che sarebbe andato tutto bene, mio padre mi ha tirato uno schiaffo. Odio la mia famiglia". Dopo qualche minuto le arrivò il messaggio di Justin.

"Scusami, la mia sola presenza li ha turbati, a tal punto da scatenare la rabbia che hanno provato per me su di te. Mi dispiace. Rimedierò, non so come, ma mi farò accettare dai tuoi genitori. Visto che ora che siamo amici e ci vedremo spesso. Solo che ci vorrà del tempo prima che si fidino di me".

Alison andò a dormire, pensando alle parole di Justin.

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I genitori di Alison, sono stati molto freddi e distaccati con Justin, secondo voi come mai?.

Nel prossimo capitolo il 6, Alison farà un'altro sogno strano, un sogno al quale non saprà darsi una spiegazione.

Capirà anche come fare a recuperare la memoria, per capire chi è veramente. 

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!