CAPITOLO 5.2 - C'È QUALCOSA CHE NON VA

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Il prossimo aggiornamento sarà domenica alle 21:30.

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Non appena si calmò, decise di chiamare i suoi genitori. Doveva fargli sapere che stava bene, visto che era quasi più di una settima che non li sentiva. Magari, l'avevano data per dispersa o avevano pensato di non rivederla mai più. Queste due possibilità dettero ad Alison una tristezza immensa.

Prese il cellulare che qualcuno le aveva appoggiato sul comodino. Era già da molto tempo che non lo accendeva e nel momento in cui lo accese, face fatica a ricordarsi il codice pin. Fortunatamente, al primo tentativo digitò il codice corretto. Compose il numero di casa, ma a malapena si ricordava anche quello. Le sue dita incominciarono a tremare, mentre scriveva sullo schermo il numero di telefono. Tutto a un tratto cancello il numero. Aveva paura di non sapere cosa dirgli e come scusarsi per tutto il dolore che gli aveva causato.

Justin le s'avvicinò, non appena s'accorse che aveva paura a chiamare i sui genitori. Le loro gambe e i loro busti si toccavano, da quanto lui era andato accanto a lei.

Le mise un braccio appoggiato sulle spalle.

«Non devi avere paura. Non hai alcun motivo d'avere paura. Loro ti vorranno sempre bene. Amore incondizionato». Le disse, con un sorriso.

Alison sospirò. Riuscì a capire, che non aveva alcun senso aver paura. In ogni caso, la sua famiglia le avrebbe continuato a volere bene come prima.

"Come si fa a smettere di volere bene a una figlia", si chiese.

Compose il numero per chiamare casa.

«Pronto». Disse sua madre. Non appena Alison sentì la sua voce, si mise a piangere dall'emozione; era felice di risentirla.

«Alison, Alison, sei te?. No, non ci posso credere. Ti abbiamo ritrovata. Anzi ci hai ritrovati».

«Sono pronta a tornare alla casa nuova. Mi sono comportata male e se mi darete una punizione, l'accetterò. Ma solo una cosa vi chiedo. Non potete avercela con me a vita. Ho capito di avere sbagliato. Lo so, che adesso, le mie parole sono buttate al vento. So che avete sofferto, ma anch'io mi sono trovata in pericolo».

"Ma cosa ho detto, io non mi sono mai trovata in pericolo. Sono solo caduta e mi sono fatta un po' male. Ma non mi è successo niente di grave", si disse Alison.

«Cosa ti è successo?». Sua madre gridò così forte, da far sentire anche a Justin quelle parole.

«Sto bene. Sono caduta, ma non mi sono fatta niente. Per fortuna mi ha trovato un ragazzo, che vive in una specie di dormitorio per studenti. Si chiama Justin».

«Ti veniamo a prendere tra qualche ora, non sappiamo tra quanto. Ora siamo in giro a comprare i mobili per la casa».

«Va bene, salutami tutti». Disse Alison.

Justin appoggiò la sua mano, su quella di Alison; alzò per qualche istante lo sguardo e incrociò i suoi occhi. «Aspetta, Alison ti posso accompagnare io a casa». Le disse Justin, prima che Alison attaccasse la chiamata.

«Va bene, ma tu hai la patente. Ma quanti anni hai?».

«Diciotto anni e ho la patente da poco; ma ti puoi fidare. So guidare benissimo e non rischiarerei di farti del male».

«Mi fido. Mi fido». Gli disse convinta. Alison stava guardando la mano che Justin stava ancora tenendo sopra la sua.

«Mamma, torno stasera verso l'ora di cena. Mi accompagna questo mio amico».

Alison chiuse la telefonata e tirò un sospiro di sollievo. Tutto era andato per il meglio. Ora che aveva riparlato con sua madre era davvero felice e per qualche istante, s'era dimentica quello che voleva dire a Justin. Solo dopo qualche istante, riuscì a tornare alla realtà; sentiva un peso sul cuore.

Si misero sedere l'uno di fronte all'altro. Alison fece un sospiro, abbassò gli occhi verso la trapunta del letto e prese una mano di Justin tra le sue. Dopo, lo guardò in faccia, dritto negli occhi.

«Parliamo, ho da dirti delle cose».

«Parliamo, le voglio conoscere. Anch'io ti dovrò parlare, al momento opportuno. Ho da dirti delle cose. Ti dovrò spiegare delle cose, ma non so come potrai reagire a ciò che avrò da dirti; ma dovrò comunque correre il rischio».

Finì di parlare, per lasciare a lei la parola.

«Vai, coraggio. Sono qui ad ascoltarti. Ho tutto il tempo che vuoi».

Alison prese fiato, sospirando. Aveva capito di potersi fidare di Justin, perché in lui c'era qualcosa di strano, ma non di pericoloso.

«L'altra sera ho ricevuto un messaggio, da una persona che diceva di chiamarsi Lucas e mi ha chiesto d'incontrarlo. Non sapevo cosa fare, ma alla fine ho deciso d'incontrarlo, perché mi aveva scritto di conoscermi. Mi ha detto, che a un certo punto capirò a chi chiedere aiuto».

«Mossa sbagliata; non conosco nessuno che si chiami Lucas. Mai fidarsi di chi ti scrive che ti conosce. Poteva essere una trappola, poteva essere pericoloso, ma per fortuna è andato tutto bene. Tu sei troppo preziosa, la tua vita è molto importante. Devi credermi. Il tuo futuro sarà meraviglioso, se solo imparerai a convivere con ciò che sei».

«Cosa sono? e cosa sei?». Gli chiese.

«Dimentica quello che ti ho detto, non è il momento giusto di fare questo discorso».

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Secondo voi cos'è Justin?. Provate a indovinare. 

Mi sono inventata un mondo ed è davvero difficile capire com'è costruito, fino a quando non ve lo spiegherò. 

Chi è Lucas?. Quando lo scoprirete penserete "ma che davvero!".

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!