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CAPITOLO 5.1 - C'È QUALCOSA CHE NON VA

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Aveva passato una notte tranquilla, anche se, prima di addormentarsi non era riuscita a non ripensare alle parole pronunciate da Lucas, la persona tutta vestita di nero.

C'era qualcosa che non capiva. Quell'uomo le aveva detto qualcosa, era andato molto vicino alla verità, ma allo stesso tempo, era anche molto lontano. Era come se le avesse dato tanti pezzi di un puzzle, impossibile da risolvere, senza l'aiuto di qualcuno.

Al momento opportuno, sarebbe riuscita a capire da chi andare e da chi farsi aiutare a comprendere le sue stranezze. Ma chi poteva essere?. Si chiese nel bel mezzo della notte. Che cosa meglio di una bella dormita, per schiarirsi le idee. Prima d'addormentarsi, si girò dalla parte della porta e s'accorse che Justin stava ancora dormendo sulla poltrona, con una coperta. Era beato, tranquillo e molto rilassato. Lei s'alzò dal letto, per poterlo osservare mentre dormiva. Lo conosceva da pochissimi giorni e già sapeva di potersi fidare di lui. C'era qualcosa di magico in lui e quando stava con lui, si sentiva bene e al sicuro. Gli sistemò la coperta, per farlo restare al caldo. Mentre stava per ritornare a letto, si girò per ritornare da Justin. Avvicinò il suo volto a quello di Justin e gli dette un bacino sulla guancia ispida, dalla barba incollata.

«Grazie di tutto». Gli sussurrò, avvicinandosi al suo orecchio.

Lui mentre stava ancora dormendo, si mosse leggermente e con la bocca, le fece un accenno di sorriso; non s'accorse di niente e continuò a dormire come se niente fosse.

Ritornò a letto e si mise a osservare la luna dalla finestra e quando smise di pensare, riuscì finalmente ad addormentarsi. Dormì serenamente per tutta la notte.

Al risveglio, si ritrovò sola in quella stanza. Forse, lui non le voleva far sapere che passava le notti nella sua stessa stanza. Ma perché era così misterioso?, si chiese nuovamente, senza trovare alcuna risposta.

Andò a fare colazione e dopo, perlustrò tutto l'edificio per cercare la stanza di Justin. Voleva parlarle di quel tizio strano che aveva incontrato. Bussò più volte, ma nessuno le aprì quella porta; infatti, non sentiva alcun rumore all'interno di quella stanza. Dopo, provò a bussare nuovamente.

S'allontanò da quella porta e tornò nella sua stanza. Non aveva niente da fare e si stava annoiando a stare lì da sola e senza Justin. Perlomeno le altre mattine le aveva tenuto compagnia.

Essendo ancora in convalescenza, non poteva stare in piedi a lungo; infatti, in quel preciso momento, si sentiva molto affaticata.

Passarono alcuni giorni e tutte le notti faceva sempre lo stesso incubo: sognava Lucas che veniva a portarla via e non smise di sognare neanche il ragazzo che veniva pugnalato. Ora, aveva capito che non sarebbe stato ucciso il ragazzo che aveva incontrato quando era una bambina, ma Justin. Ora nel sogno vedeva chiaramente il viso di Justin. Il ragazzo che aveva incontrato da piccola e Justin, erano diversi seppur sembravano avere qualcosa in comune.

Aveva voglia di confidarsi con Justin e di raccontargli dell'incontro con Lucas; ma tutte le volte che passavano del tempo insieme, non sapeva mai come introdurre il discorso.

Dopo diversi giorni, Alison s'era quasi ripresa; anche se non poteva ancora dire d'essere in perfetta forma.

Doveva chiamare i suoi genitori, per fargli sapere che si trova nella stesa città e che tutto sommato stava bene; ma non aveva proprio voglia di sentirli e di farsi fare la predica. Sapeva che sarebbe stata costretta a chiamarli, per scusarsi e per dirgli d'aver commesso un grande errore. Come avrebbero reagito?, si chiese, ma non seppe dare una riposta, perché non aveva mai combinato niente di così terribile. L'avrebbero messa in punizione a vita?, l'avrebbero rinchiusa dentro una cella e avrebbero buttato via la chiave? o sarebbero solamente stati felici nel rivederla o risentirla al telefono.

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