Capitolo 18

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Con la coda dell'occhio vidi Ethan voltarsi velocemente e tornare in salone. 

Il bacio era durato poco, qualche secondo. Chad, che mi aveva afferrato il viso e aveva messo quanta più passione riuscisse in quel bacio, dopo cinque secondi si era ritratto. Ora mi guardava ad un paio di centimetri di distanza e riuscivo a vedere la frustrazione riempire di nuovo i suoi occhi, i quali si scurirono. Serrò la mascella e si allontanò. Mi diede le spalle, appoggiandosi con le mani sul bancone di marmo bianco. Io rimasi ferma sul mio posto, chiedendomi cosa diavolo fosse appena successo. 

<<Scusa>> sussurrò. Lo disse a voce talmente bassa che per un secondo pensai essere stato frutto della mia immaginazione. 

<<Niente>> mormorai spaesata dal suo comportamento. 

Aspettai che facesse qualcosa, che dicesse qualcosa, per quella che sembrò un'infinità. Probabilmente saranno stati una ventina di secondi, ma la scena sembrava ghiacciata: lui continuava a darmi le spalle e a tenere la testa bassa, io stavo ferma ad aspettare. 

<<Stai bene?>> chiesi facendo timorosamente un passo in avanti e torturandomi le mani. 

Rimase fermo ancora qualche secondo, si mise dritto e si voltò come se niente fosse successo. <<Sì>>

Lo osservai, perplessa. Teneva lo sguardo basso, impedendomi di guardarlo negli occhi e di provare a capire cosa stesse succedendo. 

<<Scusa>> ripeté continuando ad evitare il mio sguardo. 

<<Non hai niente di cui scusarti>> risposi. Finalmente alzò lo sguardo, le sopracciglia aggrottate facendo capire il caos che c'era nella sua testa in quel momento. Sembrò voler dire qualcosa, ma rimase in silenzio. 

<<Posso entrare?>> gridò Ethan dalla cucina. Se non fossi stata immersa in quella situazione fino al collo allora avrei riso, cosa che Chad fece. 

<<Puoi entrare>> confermò il riccio.

Il castano entrò in cucina e andò dritto verso il frigorifero, senza guardarci. Lo aprì, tirò fuori un cartone di latte e ne bevve una lunga sorsata dandoci le spalle. Poi chiuse il frigorifero ed uscì, portandosi il latte. 

Lo seguimmo con lo sguardo. Aggrottai le sopracciglia e guardai il frigorifero. 

Ethan finse un conato di vomito e io gli lanciai un'occhiataccia. <<La vuoi smettere?>>

<<Sta già con la febbre>> iniziò schifato. <<Perché lo devi far anche vomitare?>>

<<Ha detto che vuole dei cereali!>> esclamai rimettendo il latte in frigo. 

<<Volere dei cereali non vuol dire volere anche la pipì di mucca>> ribatté. 

<<Il latte non è pipì di mucca>> dissi alzando gli occhi al cielo e prendendo un cucchiaio. 

<<Ha lo stesso sapore>> continuò con una smorfia. 

Alzai le sopracciglia e lo guardai con un sorrisino. <<Hai mai assaggiato la pipì di mucca?>>

Ethan mi guardò di traverso. <<No, ma ho assaggiato il latte. E so che nessun alimento dovrebbe avere quel sapore>>

<<Esagerato>> ribattei con una risatina andando in salone e poggiando la ciotola sul tavolino davanti a Derek. 

<<Ma se non gli piace il latte...>> mormorai. ...E te sei intollerante, perchè diamine avete del latte in casa?

<<Cosa?>> chiese Chad guardandomi con un sopracciglio alzato. 

L'ex babysitter di mio fratelloLeggi questa storia gratuitamente!