Father

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"È insostenibile per l'anima
Il silenzio dell'amore"




Una dolce melodia invase i suoi sogni tormentati.
Aprì gli occhi.
Senza paura.
Senza rumorosi battiti accelerati di cuore.
Anche se sapeva di non essere sola.
Qualcuno era lì con lei.
E la fissava.
In attesa del suo sguardo.
Si voltò lentamente.
E lo vide.

Sotto un albero di melograno intento a piantare delle calle.
Sporco di terra fino ai gomiti.
Pantaloncini corti e ginocchia sbucciate, su gambe magre come zampe d'airone.
Così concentrato.
Con quel mezzo sorriso a illuminare il viso di un bambino cresciuto troppo in fretta.
"Non stare lì a fissarmi senza dire niente..." Le disse dandole ancora le spalle.
Giorgiana si avvicinò per guardarlo meglio.
Sette anni.
Non uno di più, non uno di meno.
Aveva i capelli corti.
Tagliati tutti storti.
Uno sguardo scuro, intenso e ruvido come carbone grezzo.
Difficile da dimenticare.
Difficile da perdere.
"Che stai facendo?" Domandò piena di sincera curiosità.
"Pianto i suoi fiori preferiti. Così magari li vede e ritorna da me."
"Chi?"
"La mamma..."
Un brivido di tristezza le scivolò lungo il corpo.
"Dov'è andata?"
Lo vide alzare le spalle. "Non lo so. Babbo dice in cielo."
Un colpo al cuore.
Di quelli forti.

Una dolce melodia.
La voce graffiante di una donna a darle forma e colore.
Aprì gli occhi e si voltò verso la finestra.
Lui era lì.
Seduto su quella poltrona.
Aspettando il suo sguardo.
Un mezzo sorriso ad accoglierla.
Una lacrima scivolò impunita sulla guancia, bagnando il cuscino.
E lo vide ancora.

Alzarsi dal letto che divideva con due sorelle, nel cuore della notte.
Aveva sete.
Lo seguì con lo sguardo scendere a piedi nudi i tre scalini che lo separavano dalla porta della cucina.
Ad ogni passo, un rumore che non sapeva distinguere.
Non era il legno delle tavole a scricchiolare, ma qualcosa che veniva... spaccato.
Schiacciato.
Che si frantumava.

Lo vide.
Piccolo e magro come un chiodo.
Stringere gli occhi disgustato, ma incapace di fermarsi e tornare indietro per la troppa sete.
Giorgiana sentì qualcosa camminarle sui piedi.
Abbassò lo sguardo.
Il pavimento era ricoperto di blatte e scarafaggi.
Urlò con tutto il fiato che aveva in gola.
Il bambino si accorse di lei, spaventandosi.
Il bicchiere si schiantò per terra in mille, piccoli, pezzi di vetro, riflettendo gli occhi terrorizzati del bimbo.
Gli insetti iniziarono a fuggire.

Era sempre quella melodia.
Dolce e piena di nostalgica tristezza.
Aprì gli occhi voltandosi direttamente verso di lui.
La fissava.
Il gomito appoggiato sul bracciolo della poltrona e la mano a sorreggere il volto.
Le sorrise con una tenerezza infinita.

Lo vide.
Nascosto in un angolo di quel cortile, sotto l'ombra di un fico centenario.
Aveva solo dodici anni.
Ed era il giorno di Pasqua.
Tra le mani un cartoncino nero e un ago di quelli grossi che le sarte utilizzano per imbastire le tende.
Il sole sbirciava tra le foglie, creando giochi di luce sulla pelle olivastra.
Sembrava perso nei suoi pensieri, lontano nel tempo.
La fronte aggrottata, concentrato a seguire le linee tracciate con la punta dell'ago su quel cartoncino nero.
Giorgiana si avvicinò silenziosamente guardando cosa stesse facendo.
Il profilo di un Cristo sanguinante con la corona di spine.
"Ti piace?" Le chiese senza voltarsi.
Sobbalzò leggermente al suono della sua voce.
"Sì. Chi ti ha insegnato a farlo?"
"Nessuno!" Rispose con quel suo mezzo sorriso.

Gli occhi ancora dentro i suoi.
Circondati da quella melodia che sembrava appartenerle in qualche strana maniera.
Si sollevò appena sui gomiti.

E lo vide.
Dentro il piccolo vagone di un treno arrugginito.
Magro come sempre.
Più grande. Più alto. Circondato da altri ragazzi come lui.
Pantaloni a zampa. Gilet con le frange. Occhiali colorati.
33 giri e libri sottomano.
Lui chino su un diario di Jacovitti a disegnare con una matita talmente corta da far fatica a tenerla tra le dita.
I suoi compagni lo fissavano incantati tracciare i volti di bellissime donne. Cantanti o attrici famose.
Tutti.
Tranne lei.
Che non lo degnava neppure di uno sguardo.
Troppo timida. Troppo riservata. Troppo abituata a non dare confidenza a nessuno.
Capelli sciolti sulle spalle. Pelle bianca come il latte. Labbra strette e sottili. Occhi affamati di vita e non solo, circondati da lunghe ciglia tremolanti.
Bella come poche.
Unica come nessun'altra al mondo.

Giorgiana lo fissò.
Un nodo alla gola.
Incapace di muoversi.
Quegli occhi le parlavano di ricordi lontani e felici, di suoni, di colori e di profumi speziati.

Lo vide.
Aspettarla sull'altare.
Trattendendo il fiato.
Emozionato.
Un vestito azzurro, comprato nella zona di Piccadilly Circus, leggero come brezza primaverile e tepore estivo.
Un cappello dalle falde larghe, i capelli sciolti al vento.
Un mazzo di fiori di campo.
Semplice e bellissima.
Senza un filo di trucco.
Senza niente altro da offrirgli che un cuore sincero e una vita insieme.

Li vide mangiare pane e acqua.
E ridere di una casa vuota, ma piena di sogni.
Fare una figlia.
Amarla.
Crescerla e vestirla di musica, inchiostro e tempere colorate.
Li vide.
Tenersi per mano.
Sedere sotto l'ombra di quel fico centenario.
Raccontare leggende antiche, di castelli pietrificati da streghe offese, di re troppo altezzosi e ottusi, di regni maledetti con non più di tredici case, di tane di fate che urlano al vento, di tombe dove venivano seppelliti i giganti e di magiche pietre che s'illuminano al chiaro di luna.
Li vide.
Amarsi fino all'ultimo respiro.
E oltre.
Li vide.
Andare via.
Insieme.

Quella dolce melodia.
Aprì gli occhi pieni di lacrime e ricordi che non le appartenevano.
Si sollevò mettendosi a sedere.
Voltò lo sguardo sapendo di trovarlo ancora lì ad aspettarla.
Con quello sguardo nero come il caffè bollente e affamato di respiri sussurrati.
"Perchè sei qui?" Domandò con voce tremante.
"Non ho mai detto addio a mia figlia."
Giorgiana sentì un colpo forte al cuore.
"No? E dov'è ora?"
"Non lo so. L'ultima volta... Era dentro un incubo!" Sussurrò debolmente riportando gli occhi dentro il grigio dei suoi.
Qualcosa vibrò forte dentro di lei.

Lo vide.
Sdraiato su un letto. Attaccato a delle macchine che lo aiutavano ad aggrapparsi alla vita che lentamente scivolava via da lui.
Era ancora così giovane.
Il tempo non era stato clemente.
Per nulla.
Non lo era mai.
Lo sguardo vigile, attento e sofferente, alla ricerca di qualcosa nella stanza.
Di qualcuno.
Anima silenziosa. Piccola. Fragile. Ignara di tutto.
Impreparata al mondo.
Troppo sola.
Troppo spaventata.
Lo vide afferrarla per un braccio e costringerla a piegarsi in ginocchio di modo che la sua mano potesse sfiorarle il viso.
Un'ultima volta.
Senza una parola.
Una carezza come per dirle "Vado via. Ma andrà tutto bene."
Bugiardo.

Lo vide.
Osservare senza essere visto.
Piangere senza essere sentito.
Furioso senza potersi sfogare.
Desideroso di urlare senza avere alcuna voce.
Lo vide.
Sbattere i pugni inutilmente contro una porta che non poteva oltrepassare.
Udire i colpi. Le lacrime.
Impotente di fronte a tutto quel dolore.
Frustrato di non poter agire.
Di non poterla difendere.
Di non poterla portare via.
Lontano.
Lo vide.
Tenderle le mani.
Per donarle carezze invisibili.
Tutte quelle che meritava.
Quelle di cui aveva bisogno.
Allargare le braccia, per circondarla e farla sentire al sicuro.
Asciugare occhi gonfi. Curare le ferite.
Medicare lividi. Cicatrici che sapeva sarebbero rimaste per sempre su quella pelle.

Si svegliò di soprassalto.
Gli occhi pieni di lacrime.
Si voltò verso di lui.
Gomiti sulle ginocchia. Mani a coprire il volto.
"Perchè sei qui?" Gli chiese ancora, sollevandosi lentamente.
L'uomo immerse il suo sguardo nero dentro quello grigio di Giorgiana.
"Voglio che sappia...che non l'ho mai abbandonata!"
"Penso che lo sappia!" Rispose dolcemente.
"Come?"
"Sei l'uomo dei suoi sogni." Sorrise.

Reminiscenze di una dolce melodia.
Si svegliò.
Profumo di primavera nell'aria.
La risata di una fata trasportata dal vento.
La maledizione di un regno.
Solo 13 case.
Giorgiana si voltò verso il suo comodino alla ricerca del bicchiere d'acqua ormai diventata calda.
Un insetto fastidioso le ronzò troppo vicino al viso.
Lo scacciò con un gesto della mano.
00.00
Sorrise rimettendosi a dormire.

Forget Me - NotDove le storie prendono vita. Scoprilo ora