1/4 L'estate del maresciallo Gotti - puntata 4

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Teo Gotti si trovava ora nel punto dal quale, il giorno precedente, Pagani era precipitato con la sua bicicletta; con gli occhi a terra cercava conferme ai suoi sospetti e la terra non tardò a dargliele. Sul fondo del sentiero, ammorbidito dalla pioggia caduta circa trentasei ore prima, erano rimaste impresse orme di pneumatici che il sole aveva poi reso solide. Il maresciallo ne confrontò il disegno con quello che aveva ricavato passando su un foglio di carta le gomme della bici di Pagani: coincideva. Anche l'andamento delle tracce dava consistenza alle sue ipotesi: si vedeva chiaramente che la vittima si era fermata, aveva messo i piedi a terra e aveva appoggiato la mountain-bike alle rocce; le possibilità di un volo accidentale erano veramente minime. Tutto secondo le previsioni, dunque. Ma il fango indurito rivelò a Gotti un particolare meno atteso: una seconda bicicletta aveva fatto lo stesso percorso di quella di Pagani, si era fermata nel medesimo punto e poi aveva proseguito. Poteva certo trattarsi di un caso, poteva essere una traccia successiva o precedente, eppure la coincidenza della fermata nel punto critico era una tessera che si aggiungeva a quel mosaico. Gotti buttò giù uno schizzo di quella seconda impronta che gli sembrava particolare, poi fece per tornare alla sua moto, abbandonata un po' più in là. Fu in quel momento, per una di quelle strane congiunture che cambiano inopinatamente il corso delle cose, che un raggio di sole, insinuandosi tra le fenditure di una roccia, fece brillare un oggetto metallico: il maresciallo lo recuperò, era una chiave inglese da dieci.


Tornò in caserma e cercò inutilmente Ferrero: evidentemente era ancora in giro a raccogliere notizie sul dottor Pagani. «Pota! - imprecò tra sé Gotti - mi toccherà andarci da me dal gommista». E così fece.


Da quando era esplosa la mania delle mountain-bike, il gommista di Montenevoso si era attrezzato anche per le biciclette: comprate da lui, le gomme della bici costavano quanto quelle di una formula uno, ma i torinesi in vacanza non lesinavano e tutti vivevano felici.


«Buon giorno maresciallo, deve cambiare le gomme della moto?».


«No, grazie al cielo, quando si saranno consumate cambierò la moto intera, mi costerà meno che venire da lei.»


«Ha sempre voglia di scherzare.»


«Per il momento avrei solo voglia di sapere se recentemente ha venduto copertoni da mountain-bike con questo disegno.» Gli mostrò lo schizzo che aveva ricavato dalle tracce sul sentiero.


«A vederle così direi che sono le Michelin, quelle verdi da competizione, roba ricercata, solo per intenditori. Io non ne ho vendute da almeno un anno, ma forse mio figlio... quando torna ce lo chiedo.»


«Perché, dov'è andato suo figlio?»


«Sa come sono i ragazzi; c'era qui una milanesina in vacanza, due bacetti, due cose così, e poi ieri è partita e lui le è andato dietro come un balengo. Ma torna, torna presto.»


«Proprio ieri e proprio così, all'improvviso?»


«Sì, perché?»


«Niente; mi telefoni appena vede suo figlio.»


Forse quelle gomme tracciavano la pista giusta.



Fine della 4 a puntata

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