CAPITOLO 3.2 - CAPIRE D'AVER SBAGLIATO

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Quella voce si zittì per tutto il viaggio. Lei osservava fuori dal finestrino. C'è l'aveva fatta a scappare di casa e per un certo verso, era felice; ma il senso di colpa, per aver fatto qualcosa di sbagliato, le stava facendo venire una strizza al cuore.

Sapeva di non essere sola e questo bastava a rincuorarla.

Non sapeva di preciso dove andare, le bastava solo scappare il più lontano per non farsi trovare.

Lì, nel silenzio più assoluto, si mise a pensare al dolore che avrebbe provocato ai suoi genitori, non appena fossero venuti a conoscenza di quello che stava per fare.

Li avrebbe delusi?, si domandò, cercando invano una risposta, che in realtà sapeva di conoscere.

Osservò fuori dal finestrino, per cercare di distrarsi da questo suo ultimo pensiero; ma non ci riuscì del tutto infatti, i suoi occhi da prima, incominciarono a gonfiarsi di lacrime, per poi sfogarsi e far uscire tutto il suo senso di colpa.

Il suo pianto era molto silenzioso, ma allo stesso tempo, molto straziante. Ogni tanto le cadeva qualche lacrima dagli occhi.

Il panorama che poteva osservare dal suo finestrino cambiava repentinamente.

Fuori dal finestrino il paesaggio scorreva velocemente, come la sua vita. Prese il cellulare dalla tasca dei pantaloni e decise di spegnerlo. Tolse la batteria e la sim card dal cellulare; in questo modo, non l'avrebbero potuta rintracciare, attraverso il GPS. Da ora in poi, non avrebbe mai dovuto accenderlo. Non poteva certo farsi rintracciare. Il pensiero di non sentire i suoi genitori per chissà quanti giorni, le fece provare un dolore fortissimo. I suoi genitori sarebbero rimasti nel suo cuore e nella sua mente poteva riascoltare le loro voci.

Quando l'autobus si fermò, era già molto lontana dalla sua casa.

Decise all'istante e senza pensarci troppo che si sarebbe dovuta allontanare ancora. Voleva mettere più chilometri possibili tra lei e la sua casa.

Un vento gelido le spostò bruscamente i capelli, facendola così rabbrividire dal freddo.

Prese così un altro autobus e s'allontanò ancora di più. Non sapeva bene la meta precisa. Dopo alcune ore, l'autobus arrivò alla sua ultima fermata.

Quando arrivò, decise di fermarsi. Non sapeva dove si trovava esattamente. Si mise a camminare per trovare un luogo accogliente per passare la notte. Non poteva alloggiare in un albergo, perché era a corto di soldi e non si poteva far scoprire così facilmente.

Tutto intorno a lei c'era solo un'immensa distesa di alberi e di prati. Era capitata in una zona deserta e disabitata. Incominciò a camminare ovunque, non sapendo dove andare e non avendo una meta precisa; ormai, dopo molte ore, si sentiva veramente stanca. Non riusciva a reggersi in piedi dal dolore che provava ai piedi, ma continuò ugualmente a camminare; d'altronde, non poteva passare una notte al freddo, doveva almeno trovare un riparo. S'accampò dentro a una caverna per proteggersi dal freddo. Lì dentro montò la sua tenda da campeggio, almeno sarebbe potuta stare al caldo.

Intorno a lei c'era un bosco, era praticamente immersa nella natura. Mentre camminava alla ricerca di alcuni legni secchi, per accendere un fuoco, si perse nel profumo del bosco. Quel profumo della pioggia a contatto con la terra e l'erba, era qualcosa di magico, qualcosa che le faceva dimenticare tutti i suoi problemi.

Quando rientrò nella caverna fece un giaciglio con i sassi che aveva recuperato, cercando, per quanto più possibile di creare un cerchio. Con i legni formò una croce e poi a ogni angolo formato dall'incrocio dei legni, mise altri legni.

Gettò un po' di spirito su quei legni e con un accendino accese il fuoco.

Per un po' si mise a controllare il fuoco, per far si che non scoppiasse un incendio.

Si mise a riscaldare la sua cena. Appena finì di mangiare, si mise a ascoltare un po' di musica e a osservare il cielo. Si sentiva sola, tuttavia poteva dire di stare bene e di essere felice e serena.

Era ormai notte inoltrata e il sole aveva fatto posto, da molte ore, alla luna. La luna era piena, così tonda e luminosa ed era anche molto affascinante starla a contemplare.

Quando ormai, i suoi occhi non riuscivano più a stare aperti, si mise a dormire. Fece ancora quel sogno strano. Sognò, ancora quel ragazzo, ma questa volta il sogno era più nitido. Se prima aveva qualche dubbio, ora, era certa che c'era un messaggio nascosto dietro quel sogno. Il suo sguardo s'avvicinò lentamente a un calendario, fino a vedere il mese. Il mese era settembre. Ma non sapeva ancora il giorno.

Da lontano vide una figura strana e sfuocata, sembrava un uomo, ma non poteva esserne certa al cento per cento. Di un particolare era certa, aveva con se un pugnale molto affilato, dal quale gocciolava del sangue, ancora fresco.

Appena si svegliò, capì che lei avrebbe dovuto trovare quel ragazzo e salvarlo. Come avrebbe potuto salvarlo, si chiese, mentre era già arrivato il sole caldo del primo mattino.

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Il piano di Alison sta andando avanti ora è da sola nel bosco e penda ancora a salvare quel ragazzo. Ci riuscirà?.


Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!