CAPITOLO 3.1 - CAPIRE D'AVER SBAGLIATO

27 2 0

CONDIVIDI questa STORIA sui tuoi SOCIAL NETWORK, se ti è piaciuta.

COMMENTA se vuoi e io sarò felice di risponderti.

SEGUIMI qui su WATTPAD, GOOGLE +, FACEBOOK, BLOGGER E TWITTER, per RIMANERE AGGIORNATO/A.

Il prossimo aggiornamento sarà domenica alle 21:30.

----------------------------------------------------------------------------------------

Finì di preparare lo zaino per scappare e mise dentro i vestiti, il cibo che aveva comprato e altri oggetti che se le sarebbero tornati utili, come la lampada e la coperta. Quella borsa si stava riempiendo e al contrario, la sua vita si stava svuotando. Andare via da casa, le faceva perdere qualche parte della sua attuale vita e anche se non l'avrebbe mai ammesso ad alta voce, questa cosa le stava mettendo una grande sofferenza e tristezza dentro di se.

Chiamò i suoi genitori per destare meno sospetti possibili.

Fece un sospiro profondo, per cercare di rilassarsi, ma fu quasi del tutto inutile, perché il suo cuore batteva all'impazzata e non si decideva a rallentare. Le tremava la mano dove teneva il telefono. Lo sapeva che la stava combinando davvero grossa.

«Ciao mamma, va tutto bene, l'avete trovata la casa nuova». Le domandò, mentre la sua voce tremolava. Incominciò a sudare freddo, aveva una sensazione che una sola parola sbagliata avrebbe potuto rovinarle tutto il piano; perciò, doveva stare molto attenta a ciò che avrebbe detto a sua madre.

«No, non ancora. Ma stai bene?». Le domandò con un'aria un po' preoccupata. Alison s'agitò leggermente, ma dopo qualche istante, per fortuna, riuscì a ritrovare una calma dentro di se.

«Ma certo e solo che non vedo l'ora di trasferirmi. Sai, in una nuova città potrò avere una nuova vita e molte opportunità». Le mentì, per portare a termine il suo piano.

«Così si dice!». Esclamò e poi aggiunse, «ci sentiamo presto, torneremo prima possibile a casa, questa è una promessa». Ammise infine; le mancava la figlia.

«Certo, ma io non mi sento mai sola, se so che voi mi volete bene». Le disse. Sua madre sentendola così felice, diventò più serena.

Chiuse la chiamata e tirò un sospiro di sollievo, ce l'aveva fatta a non farsi scoprire. Andò a prendere lo zaino da trekking, se lo mise in spalla e si rese conto che anche se era grosso, non era molto pesante. Era pronta per partire verso l'ignoto. Lei era convinta di poter fermare il trasferimento; ma non aveva considerato che i suoi genitori si sarebbero potuti arrabbiare molto con lei.

Quella voce era finalmente sparita infatti, non la sentiva più dalla sera precedente. C'era un silenzio di tomba, quasi terrificante o come la quiete dopo la tempesta; anche se non l'avrebbe mai ammesso, senza quella voce si sentiva un po' sola.

Il suo piano stava procedendo nel migliore dei modi.

S'avviò alla porta e prima di chiuderla, si guardò attorno e osservò attentamente tutta la casa, sperando, un giorno, di poterla vedere ancora. Un velo di tristezza le passò davanti agli occhi e un paio di lacrime incominciarono a scenderle lentamente, fino a rigarle la faccia. Non poteva bloccare le emozioni; in quel momento, nella sua mente stava rivedendo la sua vita scorrere all'incontrario e si soffermava su dei ricordi davvero importanti. Lì dentro c'era tutta la sua vita.

Ormai aveva preso la sua decisione e non poteva più tornare indietro. Doveva gridare in tutti i modi che era contraria al trasferimento; i suoi genitori dovevano sapere la sua opinione e non potevano ignorarla.

Prese un taxi per arrivare alla fermata degli autobus. Ogni pezzo di strada che l'allontanava dalla sua abitazione, era uno strazio per il suo cuore; i ricordi del passato cominciavano leggermente a svanire.

"Prova a fermarmi". Disse in sfida a quella voce, ma non ricevette alcuna risposta.

Mentre aspettava il pullman, ascoltava le sue canzoni preferite dal suo Ipod.

Si mise a sedere su una panchina, quando, tutto a un tratto, avvertì la sensazione d'essere osservata in modo minaccioso. Allora, si guardò attorno, ma non vide niente di anomalo. C'erano solo i pedoni, i ciclisti e gli automobilisti; insomma niente di insolito, le persone stavano semplicemente vivendo le loro vite.

Tornò a sentire la musica, dimenticandosi della strana sensazione che aveva appena avvertito un attimo fa; ma ora, ogni piccolo rumore attirava la sua attenzione. Non era rilassata e scrutava in continuazione tutto quello che accedeva davanti a lei.

Non sapeva nemmeno dove voleva andare, ma le bastava solamente scappare abbastanza lontano e mettere più distanza possibile tra lei e la sua casa.

Appena vide arrivare il pullman, s'avvicinò al ciglio della strada e alzò il braccio per farlo fermare e salirci sopra.

S'andò a sedere in fondo, perché voleva stare da sola.

"Non sono riuscito a farti cambiare idea". Disse amareggiato. E lei sorrise; era felice di risentite quella voce. In questo momento non si sentiva sola.

"Già, come vedi sto scappando". Gli rispose ironicamente.

"Ti starò vicino, visto che è l'unica cosa che posso fare per te. Me ne rammarico di non essere riuscito a farti cambiare idea. Non me lo perdonerai mai se ti capitasse qualcosa di brutto". Ammise.

"Non mi succederà niente". Gli disse, per rassicurarlo, ma lei era sicura di questa cosa; aveva ancora la strana sensazione di essere osservata.

Alison all'improvviso sentì che qualcuno le stava stringendo la mano. Percepì il calore di una mano che stava stringendo la sua. La cosa le parve strana, ma non la fece spaventare.

"Ma sei tu che mi stringi la mano?". Non ricevette alcuna risposta e nella sua testa non sentì nessuna voce per diversi minuti.

Si rimise le cuffie dell'Ipod nelle orecchie e ascoltò qualche canzone. Quando qualcuno interruppe la musica, pigiando il tasto pausa sull'Ipod, si guardò attorno, ma non vide nessuno accanto a se.

"Sì, non avrei dovuto farlo. Non ti dovevo far capire...". Quella persona non trovava le parole per continuare.

"Non mi dovevi far capire che in qualche modo, sei qui con me e che mi guardi". Continuò Alison sorprendendolo.

"Sì, non ti ho mai abbandonata. Sono sempre stato con te, fin da quando ti ho conosciuta. Perché ho subito capito, quanto in realtà tu fossi speciale". Era la prima volta che le diceva la verità, ma che non poteva dirle tutto, perché l'avrebbe dovuta scoprire con il tempo.

"È la prima volta che mi dici qualcosa di più e questa è anche la verità".

"Sì, sappi che io non ti ho mai mentito". Sembrava davvero sincero.

"Ma se sei qui accanto a me, come mai non ti vedo e non posso toccarti?".Gli chiese incuriosita dalla piega che aveva preso la conversazione.

"Non voglio che tu mi veda. Il motivo lo scoprirai più avanti". Anche se le aveva detto qualcosa, faceva sempre il misterioso.

"Starai vicino a me e quando sarà il momento giusto ti mostrerai a me".

"Sì, ma spero solo di non deluderti". Ammise.

---------------------------------------------------------------------------------------- 

La voce è lì accanto a lei, ma Alison non può vederla. 

 Secondo voi chi è quella voce?.   

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!