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CAPITOLO 3.1 - CAPIRE D'AVER SBAGLIATO

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Finì di preparare la borsa per scappare, mettendo tutto in uno zaino gigante. Quella borsa si riempiva e la sua vita si stava svuotando. Scappare da casa, le faceva perdere qualche parte della sua attuale vita. Scappare le metteva una grande sofferenza e tristezza dentro di se.

Chiamò i suoi genitori per destare meno sospetti possibili.

Fece un sospiro profondo, per cercare di rilassarsi, ma fu quasi del tutto inutile, perché il suo cuore batteva all'impazzata e non si decideva a rallentare. Le tremava la mano, dove teneva il telefono.

«Ciao mamma, va tutto bene, l'avete trovata la casa nuova». Le domandò. Incominciò a sudare freddo, aveva una sensazione che una sola parola sbagliata avrebbe potuto rovinarle tutto il piano; perciò, doveva stare molto attenta a ciò che avrebbe detto a sua madre.

«No, non ancora. Ma stai bene?». Le domandò con un'aria un po' preoccupata. Alison s'agitò leggermente, ma dopo qualche istante, per fortuna, riuscì a ritrovare una calma dentro di se.

«Ma certo e solo che non vedo l'ora di trasferirmi. Sai, in una nuova città potrò avere una nuova vita e molte altre opportunità». Le mentì, per portare a termine il suo piano.

«Così si dice». E aggiunse, «ci sentiamo presto, torneremo prima possibile a casa, questa è una promessa».

«Ma certo, ma io non mi sento mai sola, se so che voi mi volete bene».

Chiuse la chiamata, prese i due zaini, se li mise in spalla e partì verso l'ignoto. Lei era convinta di poter fermare il trasferimento; ma non aveva considerato che i suoi genitori si sarebbero potuti arrabbiare molto con lei.

Quella voce era finalmente sparita infatti, non la sentiva più dalla sera precedente. C'era un silenzio di tomba, quasi terrificante o come la quiete dopo la tempesta; anche se, le era difficile ammetterlo, senza quella voce si sentiva un po' sola.

Il suo piano stava procedendo nel migliore dei modi.

S'avviò alla porta e prima di chiuderla, si guardò attorno e osservò attentamente tutta la casa sperando, un giorno di poterla vedere ancora. Un velo di tristezza le passò davanti agli occhi e un paio di lacrime incominciarono a scenderle lentamente, fino a rigarle la faccia.

Ormai aveva preso la sua decisione e non poteva più tornare indietro. Doveva gridare in tutti i modi che era contraria al trasferimento; i suoi genitori dovevano sapere la sua opinione.

Prese un taxi per arrivare alla fermata degli autobus. Ogni pezzo di strada che l'allontanava dalla sua casa, era uno strazio per il suo cuore; i ricordi del passato cominciavano leggermente a svanire.

"Prova a fermarmi". Disse in sfida a quella voce, ma non ricevette alcuna risposta.

Mentre aspettava il pullman, ascoltava le sue canzoni preferite dal suo ipod.

Mentre se ne stava lì ferma, avvertì la sensazione d'essere osservata in modo minaccioso. Allora, si guardò attorno, ma non vide niente di anomalo. C'erano solo i pedoni, i ciclisti e gli automobilisti.

Tornò ad ascoltare la musica, dimenticandosi della strana sensazione che aveva appena avvertito un attimo fa; ma ora, era concentrata su ogni piccolo rumore.

Non sapeva nemmeno lei dove voleva andare, ma le bastava solamente scappare abbastanza lontano e mettere più distanza possibile tra lei e la sua casa.

Appena vide arrivare il pullman, s'avvicinò al ciglio della strada e alzò il braccio per farlo fermare e montarci sopra.

S'andò a sedere in fondo, perché voleva stare da sola.

"Non sono riuscito a farti cambiare idea". Disse amareggiato.

"Già, come vedi sto scappando". Gli rispose ironicamente.

"Ti starò vicino, visto che è l'unica cosa che posso fare per te. Me ne rammarico di non essere riuscito a farti cambiare idea. Non me lo permetterei mai se ti capitasse qualcosa di brutto".

"Non mi succederà niente". Gli disse, per per rassicurarlo.

Alison sentì che qualcuno le stava stringendo la mano. Sentì il calore di una mano che stava stringendo la sua. La cosa le parve strana, ma non la fece spaventare.

"Ma sei tu che mi stringi la mano". Non ricevette alcuna risposta e nella sua testa non sentì nessuna voce.

Si rimise le cuffie dell'ipod nell'orecchio e ascoltò qualche canzone. Quando qualcuno interruppe la canzone, pigiando il tasto pausa sull'ipod, si guardò attorno, ma non vide nessuno accanto a se.

"Sì. Non avrei dovuto farlo. Non ti dovevo far capire...". Quella persona non trovava le parole per continuare.

"Non mi dovevi far capire che in qualche modo, sei qui con me e che mi guardi". Continuò Alison sorprendendolo.

"Sì, non ti ho mai abbandonata. Sono sempre stato con te, fin da quando ti ho conosciuta. Perché ho subito capito, quanto in realtà tu fossi speciale". Era la prima volta che le diceva la verità. Solo che non poteva dirle proprio tutta la verità, perché l'avrebbe dovuta scoprire con il tempo.

"È la prima volta che mi dici qualcosa di più e questa è anche la verità".

"Sì, sappi che io non ti ho mai mentito". Sembrava essere sincero.

"Ma se sei qui accanto a me, come mai non ti vedo e non posso toccarti?".

"Non voglio che tu mi veda. Il motivo lo scoprirai più avanti". Anche se le aveva detto qualcosa, faceva sempre il misterioso.

"Starai vicino a me e quando sarà il momento giusto ti mostrerai a me".

"Sì, ma spero solo di non deluderti".

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La voce è lì accanto a lei, ma Alison non può vederla. 

 Secondo voi chi è quella voce?.   

Across the world's: La leggenda perduta IN REVISIONELeggi questa storia gratuitamente!