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CAPITOLO 1.2 - L'INCONTRO DEL DESTINO

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Ad Alison accadde uno strano avvenimento quando era molto piccola. Molte cose di quando era una bambina non se le ricordava; era come se la parte iniziale della sua vita, fosse stata cancellata, modificata oppure, qualcuno, molto probabilmente, le aveva sostituito alcuni ricordi che doveva dimenticare, con altri che invece avrebbe dovuto ricordare.

Era una cosa ancora più strana delle sue stravaganti teorie.

Un giorno, mentre stava andando in bicicletta per la sua città, notò qualcosa di strano. Smise di pedalare e frenò di scatto per potersi fermare all'istante.

Vide una macchina correre a tutta velocità. Alison rabbrividì quando le passò accanto, provocando una folata di vento, tanto che le fece muovere il vestito che stava indossando . Era incuriosita dal guidatore. Lo guardò velocemente, quando le sfrecciò davanti.

Dopo un centinaio di metri, finì la sua corsa folle al ciglio della strada. Frenò di scatto e a causa della strada sterrata, alzò un polverone, tanto che per molti secondi diventò quasi invisibile, incrementando così, la curiosità di Alison.

S'avvicinò ancora di più a quella macchina, anche se sapeva che non era carino osservare le persone. In genere, in quella strada sterrata passavano solo le persone che abitavano nelle vicinanze, ma lei quella macchina non l'aveva mai vista; eppure conosceva tutte le persone che abitavano in quella zona.

Lo vide, l'osservò e si rese conto di non conoscerlo affatto. Se ne stava lì, in macchina e sembrava avere in mano un cellulare davvero strano. Indossava gli occhiali da sole, poi se li tolse. Aveva i capelli biondi e riccioluti, gli occhi celesti e un po' di barba incolta, che gli andava a valorizzare il volto.

Posò quella specie di cellulare, appoggiò entrambe le mani al volante della macchina e si guardò attorno; sembrava come se fosse spaesato.

Notò che alla mano destra indossava un anello strano, vecchio stile e sicuramente della fine dell'ottocento. Era strano che una persona così giovane portasse un gioiello del genere; probabilmente era un cimelio della sua famiglia. I suoi occhi erano strani e quasi unici.

Era bizzarro da dirlo, ma le sembrava un suo simile e anche di avere qualcosa in comune con quel ragazzo, anche se non sapeva esattamente cosa.

Dava l'impressione che cercasse qualcosa, perché spesso muoveva la testa da destra a sinistra.

Lui non s'era accorto d'essere osservato, lei stava lì immobile. Non sapeva nemmeno lei il motivo per il quale rimase per molti minuti a osservarlo. E più lo guardava e più le sembrava d'avere qualcosa in comune con lui. Si sentì quasi idiota per aver pensato quelle supposizioni.

Però, un particolare le mise paura, quegli occhi erano identici ai suoi, c'era qualcosa di simile, ma non sapeva spiegarsi cosa. Le stava venendo in mente qualcosa del suo passato, il suo inconscio aveva trovato qualche cosa inerente a quel ragazzo; ma purtroppo, in quel momento non riusciva a ricordarselo. Era furiosa con se stessa, come faceva a non ricordarsi qualche cosa che le sembrava di ricordare. Se solo avesse ricordato, ma purtroppo non fu così.

Quel ragazzo dall'aria dolce e gentile, prese in mano un altro cellulare. Compose un numero molto lungo; dopo se lo mise all'orecchio, mentre aspettava che qualcuno gli rispondesse. Attese qualche minuto, prima di ricevere una risposta.

Across the worlds: La leggenda perduta IN REVISIONE #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!