Appendice II

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     Il tramonto gettava bagliori rossastri sull'armatura del cavaliere errante e sulle bardature della sua cavalcatura; le prime ombre della notte si allungavano ad avvolgere gli zoccoli ferrati dello stallone purosangue e sembravano rallentare quel passo poderoso, quasi fossero artigli di carne e non d'oscurità.
L'uomo tirò a sé le redini, fermando definitivamente la marcia del cavallo ormai stanco.
"Ci fermeremo qui per la notte, Steel", sussurrò, smontando dalla groppa dell'animale.
Il bosco non era certo un luogo sicuro dove sostare: predoni e briganti potevano essere in agguato tra i cespugli, lupi e orsi potevano avventarsi contro di loro e coglierli di sorpresa durante il sonno... Questi i pericoli che il giovane temeva, null'altri.
Udendo un fruscio tra gli alberi, il cavaliere mise mano alla spada, in allerta. Non era pavido: prudente, questo sì; avrebbe subito puntato la lama della propria arma alla gola di uno straniero, e non avrebbe abbassato così repentinamente l'affilata minaccia. Se si fosse d'improvviso trovato davanti un guerriero, avrebbe combattuto con valore per proteggere se stesso e i propri averi, senza risparmiarsi un affondo. Tuttavia, i dolci occhi neri di una fanciulla impaurita allontanarono subito ogni proposito di battaglia dal cuore del cavaliere, che dopo essersi riavuto dalla sorpresa s'inchinò ossequioso alla dama vestita di verde comparsa dal nulla di fronte a lui, mentre la sua cavalcatura scrollava il capo, dimenando qua e là la criniera argentea.
"Chi siete, milady?", disse, riponendo la spada nel fodero agganciato alla sella.
La donna sorrise timidamente, rispondendo all'inchino con grazia, in silenzio.
"Il vostro nome è forse un segreto che non mi potete svelare?"
Il bianco stallone del giovane emise un breve nitrito, dilatando le froge: distrazione troppo breve per indurre un pensiero rapito a soffermarsi un momento solo a riflettere su quell'esile, femminea figura apparsa dal niente, su quella creatura quasi arborea, giunco flessuoso, pallido e amabile.
La fanciulla piroettò sulle punte, facendo danzare la gonna di piume, foglie e verdi intrecci.
"Un nome... Che cosa mai è, un no-me?"
Sollevando una nube di polvere sottile, descrisse un cerchio sempre più stretto intorno al cavaliere, fino a fermarglisi ad un palmo dal viso.
Il giovane trattenne il respiro.
"Forse, ecco, forse so il tuo, di nome, viandante... Balla con me, e lo griderò per te, quante volte vorrai".
La bella dama sfiorò con una lieve carezza i contorni del viso del cavaliere, facendogli chiudere gli occhi: ormai da un po' si erano aperti quelli delle stelle.
"Non è difficile abbracciarmi la vita, errante, la vita è breve per non lasciarsi andare".
Il giovane si mosse, come guidato dalla melodia strana e ammaliante di quella voce fatata, simile allo stormire del vento tra le fronde: un bisbiglio amico e confortante, nella solitudine delle ore del gufo e della civetta. Ma se c'è suono che orecchio di animale intende, quello è il suono della natura: e Steel aveva capito da tempo che quell'accento forestiero non era né di donna, né di brezza, ma di strega.
Il cavallo s'impennò, facendo scintillare gli zoccoli ferrati alla luce della luna, proprio nell'esatto momento in cui il padrone sfiorava la morbida seta del corpetto dell'ingannatrice: la Baobhan Sith si ritrasse alla vista di quel luccichio, e qualcosa nel suo potere d'incantatrice venne meno. Quello sguardo intimorito con cui si era avvicinata comparve di nuovo; con un volteggio, arretrò un poco, osservando il possente animale ancora scalpitante sgroppare e tentare di porsi tra il proprio cavaliere e la nemica. La Dama Verde reclinò il capo di lato, facendosi scendere sulle spalle la chioma fulva.
"Cacciatore, per stanotte non sarai la mia preda", disse.
Il cavaliere, che per tutto il tempo aveva tentato di riagguantare le redini di Steel, fece in tempo a voltarsi a quelle parole: quel che vide, fu una lezione che non si scordò per la vita.
L'aggraziata donzella si voltò verso un sentiero appena accennato, una stradicciola che s'inoltrava nelle profondità della foresta: senza timore, vi s'incamminò, e con una giravolta vi sparì, addentrandosi tra le querce ed i pini in forma di lupa.

     Modernamente, numerosissime sono le figure di morti che ritornano dalla tomba per provocare la morte altrui, di "vampiri" chiamati o meno con questo nome: pur non potendole elencare tutte, ci limiteremo a presentarne le maggiormente note e significative, scusandoci per esserci sottoposti alla tirannica legge della brevità.

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