14. Anima triste

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Camminando attraverso i corridoi labirintici della residenza imperiale, Seth ripensò all'espressione di Sia quando aveva accettato di aiutarla. Vi aveva letto gratitudine, gioia e... Speranza. Non era mai riuscito a darne ad Aracne. Aveva davvero una seconda possibilità.

Svoltò l'ultimo angolo dell'ala della casa riservata agli schiavi e rifletté su quello che stava per fare. Era partito alla ricerca di quella ragazza su ordine del fratello, nel tentativo di ricucire le tele dei loro destini. E adesso stava per deluderlo ancora una volta, stracciando ogni possibilità di un'unione rinnovata. 

Aprì la porta di legno che si stagliava davanti a lui, senza curarsi degli altri schiavi che passavano, presi dalle loro faccende. La verità era che era partito per l'Altrove perché voleva che Hadre tornasse a fidarsi di lui, ma soprattutto perché sperava di ritrovare Aracne per aggiustare le cose. Ora, sempre mosso dal suo cuore, avrebbe aiutato Sia a tornare indietro. Lei era Ari, in ogni movimento, ogni sguardo, ogni tocco. Eppure apparteneva ad un altro mondo ormai, un luogo in cui sarebbe potuta essere felice, lontana dalle follie dell'Impero e dei suoi abitanti.

Io potrei renderla felice, si disse, chiudendo la porta dietro di sé. Ma poi scosse la testa, al pensiero di quella bugia che fioriva nel suo petto.

Davanti a lui si stagliava una stanza spoglia, come molte altre inutilizzate nella residenza, fin troppo grande rispetto al numero dei suoi abitanti. Ricordava di essere venuto lì un paio di volte, assalito dalla rabbia o dal dolore, quasi che dei fuochi intensi si fossero accesi sotto la sua pelle. Aveva preso a pugni i muri giallognoli, fino a che le braci non si erano spente e il sangue -fuoco rosso vermiglio- aveva trovato una via d'uscita dalla sua prigione di carne. Nessuno si era accorto di quanto era avvenuto.

Ed era esattamente ciò di cui aveva bisogno per aiutare Sia.

Aveva visto come l'aveva guardata l'Alto Sacerdote, Dorotheos Demetrius. Anche se da lontano, aveva notato l'accenno di un sorriso e un braccio sollevato a mezz'aria, quasi si trattenesse dall'afferrarla, per poi scappare via. Ora che l'Imperatore era malato, i nemici di Hadre si erano moltiplicati a macchia d'olio e quell'uomo poteva tranquillamente essere uno di loro. Nonostante la sua appartenenza al culto imperiale, aveva fede unicamente nel potere e per questo rappresentava una minaccia: probabilmente non credeva che Sia fosse la Maga Tessitrice e stava già pensando a come sfruttarla a suo vantaggio. Seth non l'avrebbe permesso. Perché sentiva qualcosa per quella ragazza -fulmini, assenza e cadere, cadere, cadere- e perché sarebbe stato un insulto alla memoria di Ari.

Quando il nobile Minos aveva subìto la sua metamorfosi politica e si era trasformato nell'Imperatore, aveva provveduto immediatamente a creare il consenso del popolo. Di tutti i privilegi che il nuovo capo avrebbe potuto concedere, egli aveva pensato al più duraturo: la vita eterna, un bisogno viscerale che la religione del Grande Ragno aveva sempre negato. Seth poteva ancora ricordare il giorno in cui, da bambino, aveva capito cosa fosse la morte, e l'orrore che ne era derivato. Non importava quello che gli ripeteva sua madre, una nenia continua fatta di sogni dolorosi... "L'eternità è un fiore, nato dalla terra cosparsa dalle ceneri dei corpi". Non riusciva a farsi consolare - e come lui, gli altri sudditi dell'Impero- dal pensiero che i fili intessuti dello spirito delle persone che amava avrebbero dato vita ad una nuova tela. Voleva la promessa di una vita dopo la morte.

E l'Imperatore gliela aveva data.

Ovviamente non avrebbe potuto spazzare via il culto del Grande Ragno come un cumulo di foglie secche. Aveva cucito i suoi rituali su quelli precedenti, così da rendere dipendenti le due religioni una dall'altra. Così le Tessitrici, che fino ad allora erano state solo le figlie della luna e le guardiane dell'ordine di Araneus, si erano lentamente trasformate nelle donne-corvo, creature tenute lontane dalla gente, in quanto avrebbero potuto usare le loro abilità per tagliare i fili delle anime e accrescere il loro potere. Aracne non aveva potuto accettare che la loro missione diventasse, agli occhi del popolo, una mansione affidata dall'Imperatore per contenere la loro ambizione.  

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