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13. Uno spicchio di cielo

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La voce smise di raccontare. Un raggio di sole si affacciò, sottile, alla finestra e il respiro di Aspasia si fece sempre più leggero. Stava emergendo dal mare dei sogni, ma aveva ascoltato le parole che le erano state sussurrate all'orecchio. Ed era tutto vero, come le sue mani gelide e i capelli di un biondo tinto di sangue. Anche se sembrava impossibile. Spalancò gli occhi.

E si ritrovò coperta dai ragni.

Balzò in piedi, vinta dall'adrenalina. Tentò in tutti i modi di scacciarli dagli angoli del suo corpo in cui avevano dimorato nel corso della notte, ma continuava a sentirli mentre le solleticavano la pelle. Si lasciò sfuggire più di un'imprecazione. Nessuno venne a vedere a cosa fosse dovuto quel baccano, e andava bene così. C'era abituata: a casa sua, a volte, era come vivere da sola. C'erano dei periodi in cui non vedeva suo padre per giorni, se non passava a trovarlo in libreria. Però conosceva il profondo affetto che li legava: quello dei sopravvissuti. 

Indecisa se raggomitolare le coperte ruvide in un angolo o se lasciarle sul pavimento, finì per accasciarsi a terra, sconfitta dalla sequenza straordinaria di eventi che avevamo proseguito la tela della sua vita, da quando aveva baciato uno sconosciuto dai capelli bianchi nel parco. Quella notte era stata la goccia che aveva fatto traboccare il vaso: aveva cercato di vincere la sua incredulità e di accettare di trovarsi in un'altra dimensione, ma il fatto di aver ascoltato il racconto di una ragazza morta andava contro ogni legge della fisica. Aveva sentito parlare di teorie scientifiche sugli universi paralleli, e aveva finito per inserirli nella sezione "questioni verosimili" nella sua mente. Però... Quello che aveva sentito e provato quella notte andava oltre qualsiasi forma di logica.

Forse era stata un'allucinazione uditiva, innescata dal sonno. Si era abituata a vedere delle immagini nelle sue notti successive all'incidente e, da quando si trovava nell'Altrove, aveva anche sentito delle voci.

Sempre nelle vicinanze di ragni.

Era possibile che Aracne avesse trovato il modo di parlare con lei attraverso quelle creature da... Da dove? Dal regno dei morti? Era decisamente più probabile che la sua mente continuasse a giocare con lei. Ma ormai non aveva più senso tentare di razionalizzare la vita. 

Si passò le dita attraverso i lunghi capelli rossicci e rimpianse le comode docce calde a cui era sempre stata abituata. Afferrò un paio di ragnetti che si erano rifugiati nella sua chioma e li fissò intensamente mentre vibravano sul suo palmo. 

-Aracne...?- tentò, e si senti tremendamente stupida. Per aver creduto per un istante che avrebbe ricevuto una risposta, per aver immaginato di avere un'alleata. 

Eppure, la notte precedente, aveva visto un volto dietro una delle tante porte della residenza imperiale. Sarebbe potuto appartenere tranquillamente ad un fantasma. Aveva solo un modo per scoprirlo: entrare in quella stanza e affrontarlo.

Con rinnovata speranza, Aspasia si rimise in piedi e cercò di venire a patti con quanto aveva scorto nel corso di quella notte. Ricordò la fame di libertà di Aracne, il coraggio di Hadrianus, la dolcezza di Seth. Poi ripensò al fatto che erano tutti fratelli. E che la Tessitrice era sposata col primo e aveva certamente avuto una relazione col secondo.

Le girò la testa.

Qualcuno bussò alla porta. L'ingresso celava un volto con cui aveva condiviso diverse esperienze nel corso del viaggio che li aveva condotti lì. Ma non quello che avrebbe voluto vedere.

-Hai dormito bene, mia prigioniera preferita?- le chiese l'erede dell'Imperatore, sfoggiando uno dei suoi sorrisi cinici.

Sì, ho sognato di tua sorella, che poi è anche tua moglie, e di quella volta in cui ti sei fatto picchiare a sangue per proteggere lei e Seth.

La tela di Aspasia Leggi questa storia gratuitamente!