Appendice

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     Non potevano crederci. Non potevano credere che la loro adorata figlia li avesse abbandonati per sempre. I due coniugi composero il corpo della ragazza e assistettero alle esequie senza dire una parola, distrutti dal dolore, avvolti nei panni neri che avevano sperato di non dover mai indossare.
Le condoglianze si susseguivano monotone, uguali l'una all'altra: inutili mormorii nel mare di quell'indicibile sofferenza...
<< Buongiorno. >>
Il saluto li scosse dal torpore. Padre e madre guardarono appena il viso dello sconosciuto che si era avvicinato loro, confusi: l'uomo si tolse il cappello, tenendolo premuto al petto nell'atto di chinare il capo.
<< Comprendo profondamente il vostro stato d'animo, perché anch'io ho perso il mio unico figlio, molti anni fa. >>
Dopo una pausa, lo straniero proseguì: << All'epoca, commisi un terribile errore, un tragico sbaglio che mi perseguiterà finché avrò vita; per espiare la mia tremenda colpa, voglio mettervi a parte di quanto successe, perché niente di simile accada anche a voi.
     Sono un medico: il mio compito è decidere quando un essere umano non fa più parte del mondo dei vivi, è mio dovere distinguere la morte dal suo opposto. Tuttavia, a volte, capita che la Signora si burli di coloro che strappano dal suo fatale abbraccio i malati ed i feriti, facendo somigliare a morte ciò che morte non è. Dichiarai decesso il mio primogenito, il mio erede, e con tutti gli onori lo posi sotterra: un mese dopo, decisi di procedere alla cremazione del corpo... Dovendo trasferirmi in un'altra località, avrei voluto portare con me le sue ceneri: finii per guadagnare un ben più indelebile ricordo.
Scoprii... Scoprii che quel mio povero figlio, per errore, per un mio tragico, terribile errore era stato sepolto ancor vivo, ed aveva cercato di scavarsi una strada nel legno massiccio per calcare ancora la terra, per respirare ancora l'aria primaverile e godere del profumo della bella stagione.
     Signori, non ritraetevi da me e da questo macabro racconto: fate tesoro dell'esperienza che mi ha segnato! Legate al polso della vostra amata figlia un campanello, statele appresso; se mai doveste sentirne il dolce suono, aprite immediatamente la tomba e riabbracciate la vostra ragazza."
     I due genitori, grati, fecero quanto era stato loro consigliato; a turno, vegliarono sulla lapide della scomparsa, scambiandosi sguardi speranzosi.

Durante la notte, tuttavia, una muraglia di nuvole tetre si fece avanti; iniziarono a cadere grosse gocce di pioggia e di lontano i lampi iniziarono a illuminare l'orizzonte. Il cielo plumbeo gravava sui due sposi come la nera mano di un malvagio gigante, ed entrambi, spaventati, non riuscirono a impedirsi di rincasare.
"Torneremo non appena passerà il temporale", si dissero; ma la Morte non aspettò.
     Il campanello, solitario nella notte, cominciò a muoversi, prima lentamente, poi con sempre maggiore frenesia: i suoi lievi rintocchi non fecero altro che allontanare gli animali della notte. Così com'era iniziato, il suono si spense, gradualmente, definitivamente.
     La mattina dopo, i due coniugi si recarono presso la tomba, pieni di un miscuglio di rimorso, speranza e paura: cos'avrebbero trovato, spalancato il sepolcro?
Incapaci di lasciare quel dubbio irrisolto, iniziarono a scavare, inzuppandosi di fango e sudore come forse avrebbero dovuto fare la notte avanti...
     Quel che trovarono popolò i loro incubi, fino a che la Morte, misericordiosa, non prese anche loro con sé.

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