Capitolo 3

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-Finalmente.- sbottò il moro, facendosi strada dentro la casa, senza degnare il biondo di uno sguardo.

-Fede mi dispiace, avevo le cuffie e non ho sentito il campanello.- si scusò il biondo, seguendo il ragazzo più grande dentro la casa e verso la sua stanza. 

-Si, beh, non un buon inizio oserei dire.- rise amaramente Federico, buttando a terra lo zaino e sedendosi sul letto.

Il biondo si posizionò davanti a lui, incrociando le braccia. Lasciò che i suoi occhi scuri incontrassero quelli verdi del moro.

 -Come mai qua?- chiese, cercando di non far capire all'altro quanto fosse felice di vederlo. Si sentì soddisfatto quando sentì il suo tono seccato.
 
- Hai dei problemi con fisica. Mostrami che grandi problemi ti stanno dando le leve.- rise quasi all'affermazione, decidendo che si sarebbe tenuto la battuta per dopo ma,  dallo sguardo scocciato del biondo, capì che lui aveva già intuito che battuta dovesse essere.

All'inizio Alessandro cercò inutilmente di convincere Federico dicendogli che non stava avendo nessuna difficoltà nel svolgere gli esercizi ma, alla fine, decise di passare il suo quaderno al moro, che prima di iniziare ad esaminarlo, si infilò gli occhiali.

Stava correggendo il primo esercizio e il biondo lo guardava incantato.

- Se continui a fissarmi così non riuscirò mai a concentrarmi.- sbottò il moro, sollevando lo sguardo. I loro occhi si incontrarono di nuovo.

Gli occhi del moro sembravano più grandi quando indossava gli occhiali. Sembravano veri e propri smeraldi. E quella montatura sottile gli stava davvero bene. Gli donava un'aria abbastanza...

Sexy. È dannatamente sexy con gli occhiali addosso.

Si sforzò di guardarlo negli occhi senza guardargli le labbra che, leggermente schiuse, sembravano chiamarlo.

-Mi dispiace. Speravo che fissandoti sarei riuscito a capire i tuoi ragionamenti.- rispose semplicemente, scrollando le spalle. Non era bravo a mentire, anzi, era una frana, quindi fu più che felice quando il moro nel non gli disse la solita frase "tu e le menzogne non andate d'accordo".

- Mh. Beh, sto semplicemente usando la formula. Hai invertito forza motrice e forza resistente, è ovvio che non ti venga il risultato giusto.- sogghignò in risposta il ragazzo, sollevando il mento di Alessandro con la penna. Passò qualche istante a guardare gli occhi scuri del biondo, prima di sporgersi  lentamente in avanti. Il biondo si pietrificò all'istante non avendo la minima idea di cosa fare. Una parte di lui gli diceva che si sarebbe dovuto sporgere verso il moro a sua volta mentre l'altra lo invitava a stare fermo. Alessandro decise di ascoltare la parte che gli intimava di non muoversi. La mano di Federico sfiorò il braccio di Alessandro per andare poi oltre il suo corpo. Continuava a sporgersi verso il biondo, le loro spalle si sfiorarono e un brivido percorse la schiena del ragazzo più piccolo.
Fissò le carnose labbra del ragazzo che, schiuse, si avvicinavano sempre di più alle sue.
Gli occhi verdi che lo guardavano attraverso le lenti degli occhiali.
Il tocco delicato del braccio sulla sua pelle.
Le loro labbra si erano appena sfiorate, permettendo al biondo di sentire quanto quelle del moro fossero morbide, quando il quest'ultimo si tirò indietro, sorridendogli e mostrandogli la gomma per cancellare.

-Era dietro di te- fu la scusa che usò, mentre si tratteneva dal ridere.
Continuò a sorridere mentre scriveva. Il biondo intanto aveva le guance arrossate per l'imbarazzo e gli occhi scuri increduli. Le lentiggini che si notavano sempre più sulle guance rosse.
Quando ebbe finito l'esercizio il moro sollevò nuovamente lo sguardo su Alessandro, che sembrava ancora pensare a poco prima. Ignorò le sue guance ancora accaldate e andò a prendere il suo quaderno dallo zaino, cominciando ad integrare gli appunti dell'altro con i suoi, per renderli più completi ed aiutarlo a capire. Gli appunti presi dal minore erano davvero troppo pochi perché lui arrivasse a comprendere qualcosa.

Dopo mezz'ora di spiegazioni e ben due fette di crostata alla nutella (Federico c'era rimasto quasi male quando aveva scoperto che quella alla marmellata era finita) il moro si stese comodamente sul letto del biondo, mentre il ragazzo finiva gli ultimi esercizi che mancavano.
Stava per addormentarsi quando Alessandro ruppe il silenzio che regnava nella camera.

 - Ma quindi quella ragazza è la tua migliore amica?-

Federico sorrise. La curiosità mista a preoccupazione del ragazzo rendeva la sua voce morbida e lo faceva sembrare più piccolo di quanto non fosse.

- Perché vuoi saperlo?-

Sentì Alessandro inspirare profondamente.

- Secondo te? Dai Federico, sono serio.-

Questa volta il moro non riuscì a trattenere una risata.

- Cos'è, sei geloso?-

Quando il biondo posò la penna sul quaderno la sua esasperazione era palpabile. Si passò entrambe le mani tra i capelli biondi. Si alzò dalla sedia e si posizionò in piedi davanti al ragazzo, con le braccia incrociate. Federico trovava adorabile come il piccolo cercasse di darsi importanza aggrottando le sopracciglia e doveva ammettere che quel piercing al labbro lo avrebbe aiutato se non fosse stato per il viso angelico.

- Sei serio?-

Federico si mise a sedere e alzò lo sguardo, in modo da poter guardare negli occhi il ragazzo più piccolo. Sorrise.

- Senti, Chiara è bella, non lo nego, ma non mi ci metterei mai. Siamo migliori amici. Inoltre, credo che tu le piaccia, quindi non vedo come tu possa ingelosirti.-

Sollevò un sopracciglio mentre il ragazzo davanti a lui lo guardava sorpreso. Si soffermò a guardargli le labbra qualche istante. Quel piercing gli stava davvero bene. Si adattava perfettamente alle sue labbra. Accentuava la forma perfetta. Sembrava fossero state scolpite da Donatello e colorate da Leonardo.

 - Di solito non tieni gli occhiali solo quando devi leggere e cose simili?- chiese ancora lui, guardando il ragazzo più grande.
Il suo tentativo di cambiare discorso non era sfuggito al moro, che decise di reggerli il gioco. Infatti Federico si accorse solo in quel momento di avere ancora addosso gli occhiali.Era sul punto di toglierli quando Alessandro lo fermò, dicendogli che stava bene in quel modo.
Infatti lui amava come quella montatura sottile gli ornava il viso e faceva spiccare i grandi occhi verdi del più grande.

 - Quindi?-

 - Quindi ho finito tutti gli esercizi, credo di poter dire che il tuo aiuto mi è stato utile. E tu anche sta volta ti sei potuto mangiare la crostata. Direi che non è andata male, no? Ora puoi tornare a casa.-

-Peccato che io volessi quella alla marmellata però.- rispose a tono Federico.

-Peccato che tu non possa avere tutto dalla vita.-

Il moro lo guardò, sorpreso dalla prontezza con cui gli aveva risposto.
Per un istante ripensò a tutte le ragazze che ci provavano con il biondo, a quando per poco una di loro lo aveva baciato e al fatto che era tanto tempo che non passavano del tempo insieme. Rivide il momento in cui Alessandra, una ragazza con i capelli fucsia e il fisico fin troppo scheletrico a parere di Federico, aveva fermato Alessandro nel corridoio della scuola, gli aveva parato ignorando i suoi tentativi di andarsene e aveva avuto il coraggio di lasciare un impronta con il suo rossetto acceso sul collo del ragazzo. Si ricordava la reazione che ebbe lui: si pietrificò all'istante mentre lei cercava di sedurlo avvicinando una mano ai suoi jeans.
Inutile dire che quel metodo impeccabile che aveva fatto cadere un innumerevole numero di ragazzi ai suoi piedi con lui non funzionò.
I suoi occhi verdi si agganciarono a quelli castani del ragazzino.

-Ma c'è una cosa che posso ed esigo avere.-

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