11. Schiavi e padroni

131 35 27

Aetius non ricordava da quanti giorni stesse camminando. La fatica aveva preso il posto della paura e, ormai alla fine di quella marcia forzata, il dolore regnava sovrano. A causa della sua condizione servile era abituato a chiudersi in un angolo della mente, fino a quando le sensazioni più crude non passavano, ma aveva sempre vissuto in una casa in cui i padroni apprezzavano di più il sarcasmo in uno schiavo, piuttosto che la resistenza.

Non era preparato alla piega che stava prendendo la sua vita.

Nel corso di quei giorni era tornato più volte con la mente all'attimo in cui aveva sentito la voce che gli aveva fatto firmare la sua condanna. Si era sforzato di analizzarne ogni nota e sillaba, ma l'istante aveva finito per sfumare nel nulla. A chi apparteneva? E, soprattutto, perché aveva risposto al suo ordine? Aetius odiava obbedire.

Effetti collaterali di essere schiavo da una vita.

Il cavaliere a cui era legato -quello che gli aveva salvato la vita a Felsina- accelerò il ritmo della loro avanzata non appena le porte di Rumen, la capitale, divennero visibili. Aetius imprecò in maniera colorita, nonostante la stanchezza. Quella corsa verso la città gli aveva strappato la voce a lungo e il cavaliere più crudele, che fortunatamente aveva deciso di abbandonare lo schiavo alle attenzioni del compagno, scoppiò in una risata cavernosa. Si divertiva osservando la sofferenza di un giovane privato della poca dignità che gli era stata riconosciuta fino ad allora.

Deve avercelo piccolo, pensò Aetius.

Provò un moto di soddisfazione, che però si spense subito quando ripensò agli sguardi che quei due gli avevano rivolto dal giorno del corteo a Felsina. Non avevano assunto le tipiche espressioni che comparivano sui volti dei liberi quando incrociavano gli occhi di uno schiavo. Erano allo stesso tempo disgustati e affascinati, come se riconoscessero in lui una natura deforme, ma fossero attratti dal suo essere speciale. 

Quasi fosse una capra con tre teste.

Che prodigio.

Eppure, al di là dello sconforto, Aetius avrebbe voluto possedere il coraggio di chiedere al cavaliere gentile cosa avesse inteso dire con quel... "È uno di loro". Per tutta la vita, aveva vissuto di puro individualismo: il suo mondo si divideva in schiavi e padroni, e lui non voleva accettare il fatto di essere parte del primo gruppo. Quello che, nonostante l'astuzia e la forza dei suoi membri, abbracciava gli eterni perdenti di una società sbagliata. Ora che era a conoscenza di un terzo gruppo, loro, avvertiva per la prima volta il desiderio di appartenere a qualcosa di più grande del proprio desiderio di libertà.

Ma non aveva parole per dare voce a quei pensieri, così si limitò a fare dei gestacci ai pochi cittadini che passavano per la strada maestra.

Akantha, la dea-sole, era bassa all'orizzonte, e quel percorso sarebbe dovuto essere affollato, vivificato dagli spiriti preoccupati degli abitanti della capitale, timorosi di rimanere chiusi fuori dalle porte della grande città. Eppure, come se gli altri percepissero la stranezza del loro gruppo, la solitudine aveva tinto le loro giornate grigie.

Aetius conosceva la paura degli altri sudditi dell'Impero di fronte all'impossibile: Aracne, la Maga Tessitrice, era tornata in vita per finire ciò che aveva cominciato. Anche lui, se avesse potuto scegliere, si sarebbe tenuto ben distante dalla figura che cavalcava al fianco dell'erede. Ricordava le storie che avevano come protagoniste le Tessitrici... E i volti delle madri che, dopo l'ascesa al potere di Aracne, avevano riscoperto le culle nelle loro case come gusci vuoti.

Eppure, nel corso di quel viaggio verso la capitale, lo schiavo aveva avuto la possibilità di guardare coi suoi occhi la creatura che infestava gli incubi di tutti. E gli era sembrata umana. Affamata, affaticata, sporca. Come lui. Aveva percepito un contatto quelle poche volte in cui i loro occhi si erano incrociati, ed Aetius aveva finito col convincersi di avere in comune con la funerea principessa molto più di quanto dovesse sembrare.

La tela di Aspasia Leggi questa storia gratuitamente!