Capitolo 45

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TYLER

Da piccolo davo spesso da mangiare ad un vecchio gatto randagio, uno di quei gattacci guardinghi che non si lasciano avvicinare, così diffidenti che un minimo movimento più maldestro del solito poteva spingerli a scappare via. Gattaccio non piaceva a nessuno, forse neanche a me, di certo io non piacevo a lui, eppure aveva bisogno di cibo e sapeva che c'era quel bambino che gli avrebbe fatto trovare ogni sera una ciotola di avanzi in giardino. Gattaccio era una consuetudine, ogni notte si faceva vedere con il suo solito sguardo circospetto ed un passo lento ma vigile. Continuò in quel modo fino a qualche mese, poi scomparve. Doveva essere stato ucciso da una macchina, forse era stato ferito da un altro gatto ... era quello che mi ero detto dall'alto del mio assoluto realismo.

Perché i gatti, per qualche inspiegabile motivo, preferiscono morire da soli, mi spiegò Luis in un raro momento di relativa tranquillità familiare.

"E' così che fanno una volta feriti o quando sentono che la morte sta arrivando ... loro vanno via, non tornano a casa, anche a costo di lasciare i loro padroni. Semplicemente, è il loro modo di fare ... quel gatto non tornerà."

Per me doveva vigere la stessa regola perché quella notte non tornai in stanza ma continuai a vagare, i miei pensieri si susseguivano in una serie confusa ed infinita, quella dannata scena mi tornava in mente o forse non era mai andata via.

Mi ritrovai a bere, le mani mi tremavano mentre tentavo di portarmi il bicchiere alle labbra e in quel momento preciso mi chiesi se quella non fosse la mia più grande paura adesso fatta carne. Avere bisogno di qualcuno ... no, non era un bisogno normale che si poteva gestire decidendo o meno se agire, era più una dipendenza ormai, un continuo desiderare qualcosa di terribilmente dannoso per me, un non riuscire a resistere al richiamo, era come protendersi all'infinito verso qualcuno che non ne poteva più di me.

Era così che si era sentito Chris per tutto questo tempo? Non mi ero mai immedesimato in lui, in fin dei conti come potevo capire sentimenti che io non avevo mai provato fino a questo momento?

- Un altro -

Il barman mi osservò sospirando, poi versò un altro paia di dita di liquore nel mio bicchiere.

Lo mandai giù, ma non servì a spegnere quell'immagine che continuava a tormentarmi. Chris nudo, eccetto per quel paio di boxer che doveva aver raccattato da terra qualche istante prima e la sua espressione del tutto rilassata, come se la mia presenza in quella stanza non lo avesse turbato minimamente. Mi aveva fissato con i suoi grandi occhi chiari privi della solita luce che mi riservava, perché adesso riuscivo a riconoscere quello sguardo. Era lo sguardo che dedichi a pochissime persone al mondo, quelle per cui faresti di tutto, le uniche capaci di illuminarti la giornata o distruggerla ed io capii di non essere più tra quelle. Raggelai, qualsiasi cosa avessi voluto dire svanì dai miei pensieri, tutto ciò che riuscivo a fare era continuare a guardare quel nuovo Chris stupirmi attimo dopo attimo con il suo disinteresse. Avrei dovuto incazzarmi, ma non successe, in fondo che cosa pensavo di trovare entrando in quella stanza? Dentro di me l'avevo già capito, perfino il ghigno stampato sul volto di Ren quando mi aveva indicato dove si trovasse Chris era una prova evidente di quello che stava succedendo, eppure non mi ero fermato, avevo continuato perché avevo bisogno di vederlo con i miei stessi occhi.

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