10. Miti e proiezioni

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Aspasia intravide una costruzione di legno tra gli alberi e tirò un sospiro di sollievo. Anche se negli ultimi giorni aveva finito per abituarsi ai dolori che quel continuo cavalcare le provocava, era felice di poter dormire nuovamente in un villaggio, magari su un letto vero, e non per terra.

Tentò di stringersi attorno al collo il velo, rimpiangendo le sue sciarpe colorate abbandonate nell'armadio di casa. Da quando era arrivata nell'Altrove, aveva imparato a convivere col gelo perenne che sembrava sgorgare dalle sue stesse ossa, ma al crepuscolo, l'attimo in cui nel cielo la luna e il sole si confondevano, il freddo diventava ancora più acuto. Fortunatamente avrebbero raggiunto il gruppo d'abitazioni prima che le stelle cominciassero a brillare.

-Dovresti perdonare Septimus- le disse Hadrianus, rompendo il silenzio che l'avvolgeva da giorni.

I cavalieri della scorta non le prestavano mai attenzione, se non per rivolgerle occhiate colme di terrore, e il bislacco ragazzo di Felsina, diretto con loro alla capitale, aveva smesso di ciarlare, abbracciando anche lui l'assenza di suoni che Aspasia trovava tanto confortante. Infine, Seth si era tenuto distante, probabilmente troppo impegnato a gestire il duro significato delle parole che la ragazza gli aveva rivolto a Tive.

Non era fiera di avergli parlato in quel modo. Si era trattato di un comportamento stupido: Seth era il suo unico alleato in quel mondo. Non sempre però riusciva a trattenere il fiume di emozioni che la investiva quando empatizzava con qualcuno. Ham le diceva che avrebbe dovuto fare la psicologa, vista la sua capacità di entrare in contatto con le persone in pochi istanti, ma Aspasia sapeva che era un'abitudine che derivava dalla lettura. Era talmente abituata a sparire, ad entrare nella mente dei protagonisti, da non avvertire come spesso il confine che la separava dagli altri. E ora non poteva fare a meno di pensare agli ultimi istanti di quei prigionieri che Hadrianus non considerava nemmeno persone.

-Non ha fatto nulla che dovrei perdonargli- ribatté la ragazza. Provò una strana sensazione ascoltando il suono della sua voce dopo tante ore di puro pensiero.

Hadrianus le si avvicinò, guidando il suo cavallo come se fosse una mera estensione del suo corpo. Aspasia notò, forse per la prima volta, le occhiaie profonde che circondavano quegli occhi antichi che tanto la impressionavano. Il giovane era, sì, il freddo erede dell'Imperatore, ma soffriva d'insonnia come tutti i comuni mortali.

Quel pensiero la rese più tranquilla nel continuare l'inattesa conversazione.

-Ti assicuro che nessuno sa quanto me cosa significhi non essere la persona che gli altri vorrebbero e sopportare le costanti proiezioni dei loro desideri sulla mia persona- aggiunse Hadrianus, con un sorriso sarcastico.

Aspasia gli invidiò la leggerezza con cui parlava del profondo senso d'inadeguatezza che sembravano conoscere entrambi. 

-Non mi sento sotto pressione perché uno sconosciuto desidera avere con me la stessa confidenza che aveva con la mia gemella di un altro mondo. M'impensierisce di più lo psicopatico che pretende che curi per magia suo padre- mentì la ragazza. 

Fu costretta ad ammettere con se stessa che l'erede non aveva tutti i torti. Il ragazzo scoppiò in una risata ambigua.

-In fondo anche se cerchi di tenerci buoni, sei esattamente come Aracne. Detesti che qualcuno ti dia degli ordini, innamorata della tua libertà. Quello che quest'adorabile psicopatico cerca di dirti è che non è colpa di Seth se tu e la ragazza di cui è stato innamorato per tutta la vita avete la stessa anima o cose del genere. Non odiarlo perché cerca qualcuno dentro di te. Le persone non possono farne a meno, anche quando non hanno conosciuto il tuo doppio- concluse il figlio dell'Imperatore. Le fece capire che la conversazione era finita superandola di un paio di metri.

La tela di AspasiaLeggi questa storia gratuitamente!