5. Conchiglie e corvi (seconda parte)

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Quando un raggio di sole s'infiltrò tra i confini della sua prigionia, Aspasia si mise seduta. Non era riuscita a dormire, tormentata da pensieri più grandi di lei. Era rimasta intrappolata nel limbo tra sonno e veglia, un'infinita riva sabbiosa divorata su un lato dal mare e sull'altro dalla vita. La crudeltà con cui Hadrianus le aveva parlato l'aveva scossa quanto le immagini apocalittiche che l'avevano perseguitata fin dal suo arrivo: forse, in fondo, era tutto reale.

Aprì senza fretta gli occhi, sapendo che la stanza avrebbe avuto un nuovo aspetto con la luce del giorno. Trattenne per sé quei pochi secondi di pura possibilità, in cui quello che la circondava possedeva ancora la forma tratteggiata dal sua mente.

«Sei sveglia?»

Aspasia quasi saltò in piedi al suono di quella domanda. Era Seth, con la schiena poggiata sul suo stesso muro e a pochi centimetri di distanza. Avrebbe dovuto notare il suo respiro, ma, considerando le sue ultime ventiquattro ore, la ragazza non sarebbe stata lucida per un po'.

«Mi hai spaventato» rispose Aspasia, con la voce impastata dal quasi-sonno.

«Scusami, non volevo. Ma te ne stavi con gli occhi chiusi seduta e non sapevo se fossi sonnambula o meno.»

«Probabilmente da sonnambula avrei più possibilità di tornare a casa mia». O di svegliarmi.

Seth rise di gusto, e Aspasia vide la nascita di due fossette che prima non aveva notato. Il suono della risata di quel ragazzo era decisamente migliore rispetto a quello della sua sveglia.

Casa: 0 - Altrove: 1.

Palla al centro.

«Hadre ha deciso che partiremo per la capitale fra poche ore. Nostro padre aspetta.»

«Nostro?»

«Mia madre è stata per un po' la schiava preferita dell'Imperatore. Non ci si dovrebbe sorprendere della mia esistenza.»

«Quindi voi due siete... Fratelli?»

«Molto di più, Sia. Io e Hadre siamo legati nella vita e nella morte. Fin dalla mia nascita sono stato consacrato alla sua protezione e il giorno in cui la sua anima si stancherà di questo mondo io dovrò andarmene con lui.»

Aspasia distolse lo sguardo dal cielo del mattino e lo rivolse al viso di Seth. Si sforzò con tutta se stessa di comprendere il senso di devozione che le sue parole trasudavano, ma forse il suo mondo era fin troppo lontano da quello in cui pareva essere stata catapultata.

Non riusciva a immaginare di essere legata a un'altra persona in quel modo. Amava suo padre e i suoi amici, ma non come se il suo corpo fosse legato da fili invisibili ai loro. Per quel ragazzo dai capelli bianchi -un raggio di sole in una matassa di tenebre- non era mai esistita la libertà...

«Mi dispiace che tu sia venuto nel mio mondo a cercare Aracne e che invece abbia trovato me» disse la ragazza, senza sapere davvero il perché. Forse era la verità.

«Non avevo idea di cosa avrei trovato, Sia. Non pensavo nemmeno che il Salto fosse possibile. Per me era una specie di sogno, ma non agli occhi di una nostra... Amica Tessitrice... Ed eccoti qua.»

Aspasia notò che la sua mano destra -la sinistra era circondata da una catena legata a una delle sbarre della finestra- era pericolosamente vicina a quella di Seth. Quando nel buio, la notte precedente, l'aveva afferrata, era stata una decisione dettata dal suo desiderio di fuga. Invece, in quel momento, in cui sembrava che nulla avesse importanza, Aspasia si sentì in colpa per aver giocato a interpretare Aracne. Seth non meritava d'illudersi che sotto quella pelle pallida e gelida si nascondesse qualcuno di diverso da Aspasia.

«Sai, per diversi anni abbiamo vissuto tutti e tre qui... Ari, Hadre ed io» aggiunse Seth, spezzando il silenzio. Era evidente che non apprezzasse l'assenza di parole nell'aria.

Aspasia avvertì un velo d'incertezza, lì dove il ragazzo, al posto di "Aracne", stava per dire "tu".

«In questo castello?»

«In questa stanza! L'Imperatore soggiornava spesso nella fortezza, e noi credevamo che volesse stare vicino ai suoi figli. Ma la verità è che Felsina è molto distante dalla Capitale, e mio padre non ama gli intrighi. Io, Aracne e Hadre abbiamo passato buona parte della nostra infanzia a scorrazzare per i boschi qui intorno, e avremmo continuato sempre così se Aracne non fosse dovuta diventare una Tessitrice...»

Vive in un eterno passato, pensò Aspasia, guardando gli occhi di bambino di Seth.

Le dispiacque interrompere quella pioggia di ricordi con la sua domanda.

«Seth... Ma se leTessitrici hanno conoscenze e poteri illimitati, perché rispondono ai comandi dell'Impero?»

Il ragazzo sembrò esitare.

«Secondo il mito, l'Impero le protegge...»

Qualcosa si mosse dentro Aspasia, come un pezzo di un puzzle incastratosi al momento giusto.

«Da cosa, Seth?»

La ragazza sapeva che non sarebbe più riuscita a dormire.

«Dalla Caccia.»

La tela di AspasiaLeggi questa storia gratuitamente!