Capitolo XXII

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Nicholas sussultò e si portò una mano sulla fronte, Julie era lì e più che mai le sembrò uguale a sua madre, fece per raggiungerla ma Danielle lo tirò per un braccio e lo costrinse a fermarsi.
- Lascia che ci parli io. – disse guardandolo con fermezza ma Nicholas scosse la testa e continuò quella marcia.
- Nicholas peggiorerai le cose! – esclamò quasi strattonandolo.
- Ma io devo spiegarle... - disse agitandosi.
- No, tu non farai un bel niente! Le spiegherai tutto quello che vuoi, ma dopo. Sei l'ultima persona che vuol vedere in questo momento.
Pugno di ferro. Era l'unico atteggiamento che funzionava con lui in certi casi e una parte di sé si mortificò ugualmente nel pronunciare quelle frasi così concise quanto crude.
- Perdonami se sono così impulsivo. – disse sospirando ma rimase a fissare quella stramaledetta vetrina di quella stramaledetta caffetteria e si diede dello stupido per non aver aggiunto quel luogo al suo elenco.
Quel locale anonimo era saturo di ricordi per Julie, era lì che andava a fare colazione spesso con i suoi genitori, quasi sempre in occasioni importanti e dato che Angelica e Raymond erano genitori molto attenti ed affettuosi ogni minimo evento era importante. Un saggio di danza, il primo giorno di scuola, una verifica importante, una recita, un bel voto o semplicemente per sfoggiare un vestitino nuovo e allora cascasse il mondo loro tre facevano colazione fuori.
- Non hai nulla da farti perdonare, non tu. – disse con un velo di tristezza riferendosi a ben altro che il caso di Julie.
Si incamminarono verso il locale e Danielle si preparò psicologicamente a quella battaglia, sapeva che Julie era un osso duro e in quell'occasione più che mai.
Era arrabbiata, delusa, ferita ma più di ogni altra cosa si sentiva tradita, cosa più che comprensibile e scontata.
Lanciò un ultimo sguardo all'uomo prima di aprire la porta della caffetteria, con sua sorpresa Julie non alzò lo sguardo su chi fosse entrato, sembrava assente e assorta nei suoi pensieri, fu un bene pensò la donna, si sarebbe avvicinata a lei con calma.
- E' carino qui. – disse con semplicità mentre si sedeva di fronte a lei. Julie sobbalzò e la fissò quasi incredula, ma la sorpresa sul suo volto svanì presto e lasciò il posto ad un'espressione dura, severa e...adulta.
- Mi stupisce che si sia ricordato di questo posto. – disse aspramente e Danielle sorrise interiormente. Se Julie non avesse voluto farsi trovare non sarebbe andata in quel luogo facilmente intuibile, ciò le fece capire che quella era solo una timida richiesta d'aiuto.
- Stupirebbe anche te sapere quante cose non sai su tuo zio. – disse lei sporgendosi verso di lei.
- Oh certo, mi ha stupita sapere che è una merda di persona... non lo considero più mio zio e l'unico motivo che mi impedisce di pensare con disgusto che il mio sangue è anche il suo è perché mio padre aveva lo stesso. – Danielle assottigliò lo sguardo e capì che era arrabbiata e delusa anche dalla madre.
- Nicholas non è lo stesso uomo di dieci anni fa. – asserì con calma ma ricevette solo astio.
- Va via. Va via e fatti un favore, lascia mio zio. Magari fra dieci anni rivelerà anche a te che si è fatto qualche membro della tua famiglia.
Danielle avrebbe voluto ridere istericamente ma si trattenne.
- Dubito fortemente che possa accadere, sono orfana. – disse senza scomporsi e per un attimo Julie la guardò incuriosita ma era troppo orgogliosa e furiosa per mostrare interesse.
- Come fai ad andarci dietro? – chiese con disgusto.
- Julie tuo zio ha commesso molti errori, molti dei quali sono irreparabili. Ha vissuto con i sensi di colpa e conoscendolo non si perdonerà mai del tutto per ciò che ha fatto. Tu eri la sua occasione per andare avanti, sei il suo universo, tutto ormai ruota intorno a te. Perché non esci e lo affronti? – chiese con dolcezza.
- Se fossi stata così importante per lui non avrebbe sedotto mia madre. Credi che pensasse alla povera, innocente Julie mentre si sbatteva mia madre per i suoi giochi perversi? O di suo fratello? No, cazzo! A lui non frega un cazzo di nessuno! – disse alzando la voce e alcune persone si girarono nella loro direzione.
- Tu sei arrabbiata con tua madre. Anzi tu sei furiosa con lei, ti ha delusa, tradita e distrutta. E la cosa ti ha ferita più di quanto non lo abbia fatto Nicholas. – disse con una calma glaciale e la vide alzarsi e mentre stava per superarla continuò.
- Ma non riesci ad odiarla e questo ti fa incazzare di ancora di più. Così come non riesci ad odiare Nicholas.
Julie si fermò, tornò indietro e piantò i palmi aperti sulla superfice lucida del tavolino, la inchiodò su quel divanetto e si sporse verso di lei.
- Tu non sai un cazzo di me. Non sai un cazzo di noi e non sai un cazzo di cosa significhi tutto questo. – disse in un ringhio a bassa voce.
- E tu credi che bloccandomi contro una poltrona e dicendo "cazzo" in ogni frase speri di intimorirmi? Julie, posso anche atteggiarmi a figa di legno ma neanche tu conosci la mia storia e credimi che non ti piacerebbe saperla. – disse fissandola duramente.
- Raccontamela, vediamo se sei messa peggio di me! – disse tornando a sedersi lentamente e con aria di sfida.
- Non è una gara a chi ha sofferto di più.
- Lo sapevo, era una cazzata... sei penosa. – fece per alzarsi ma Danielle riprese a parlare.
- Ho subito uno stupro. – disse incrociando le mani sul tavolino e Julie ricadde sulla poltrona.
- Sono cresciuta con mia madre e i suoi molteplici compagni, l'ho vista prostituirsi, drogarsi, alcolizzarsi. Ho subito violenze psicologiche e fisiche, poi un giorno uno dei suoi compagni mi ha violentata. Avevo quattordici anni ed ero vergine. Mi mise incinta e subii un aborto spontaneo, mia madre mi portò da un medico non abilitato che mi procurò un'infezione così grave che oltre a rischiare la vita mi ha resa sterile. Ho impiegato tanti anni prima di parlarne seriamente con qualcuno, a parte il mio analista ho dato questo privilegio solo a tuo zio e adesso a te. – disse trattenendo l'emozione.
- Mi dispiace io... - Julie era mortificata e non sapeva bene cosa dire.
- Nicholas è l'unica persona di cui mi fidi. Lui ti ama, sei la figlia che non ha mai avuto ed è morto dentro. Io l'ho percepito, è svuotato e distrutto. Non ti sto chiedendo di perdonarlo ma di arrivare ad un punto d'incontro e fuggire non risolverà i problemi. Parlaci, magari non oggi, ma domani o fra un mese o un anno ma parla con lui. –
- Hai ragione riguardo mia madre... - disse con amarezza e si strinse nelle spalle.
- Ti va di parlarne? – chiese con dolcezza.
- Vorrei solo sapere perché lo ha fatto... non mi amava abbastanza? – chiese trattenendo un singhiozzo.
- Al contrario Julie. Angelica si è persa e ha creduto di trovare in Nicholas un diversivo e aveva finito con l'innamorarsene. Avrebbe potuto rischiare tutto e andare con lui nonostante sapesse che i suoi sentimenti erano a senso unico, invece ha scelto te e tuo padre. Amava Nicholas ma non era paragonabile a ciò che provava per voi.
- Come fai a essere così sicura di ciò che dici, tu non puoi saperlo con certezza!
- Lo so perché me lo ha raccontato Nicholas e io mi fido di lui. Sei in collera con lui e lo capisco ma non hai idea di quanto possa essere dolce, generoso, comprensivo e pieno di sorprese...
- Sei innamorata. – affermò incolore.
Danielle la guardò intimorita, era stata presa in contropiede per l'ennesima volta da un Wulfugar! Andava per risolvere i loro drammi e finiva per rimetterci lei.
- Dici che possiamo raggiungerlo prima che si getti sotto un'auto per la disperazione? – chiese con una punta di ironia ma Julie non sorrise neanche.
- E poi? – chiese preoccupata.
- Cosa?
- E poi cosa succederà?
- Accadrà che presto o tardi chiarirete e deciderete cosa fare del vostro rapporto, lo farete insieme e deciderete se potete andare avanti, chiudere per sempre o prendervi una pausa e riparlarne ancora. Sono sicura che Nicholas capirà le tue scelte e agirà sempre nel tuo interesse.
Julie sospirò nervosamente e chiuse gli occhi, rispose solo "ok" prima di alzarsi come se le costasse fatica e seguita dalla donna uscirono dal locale.
Nicholas fece per andare incontro alla nipote ma questa si limitò a rivolgergli uno sguardo duro smorzando ogni speranza. Si avviarono verso l'auto parcheggiata e l'uomo rivolse un'occhiata interrogativa a Danielle, anzi dire interrogativa era un modo gentile per dire che sembrava quasi in collera con lei.
Era una psicologa e non faceva i miracoli, cosa pretendeva? Che riuscisse a sistemare le cose in un quarto d'ora di belle frasi da strizzacervelli? Ma non se la prese a male, Nicholas in quel momento non era del tutto lucido.
Julie entrò in auto senza dire una parola e loro due si fermarono davanti alla portella del lato passeggero, Danielle incrociò le braccia sotto il seno e lo guardò alla ricerca di una qualsiasi frase che smuovesse la situazione.
- Sarà un percorso lungo e tortuoso... non aspettarti grandi cose ora come ora. – disse stingendosi nelle spalle e percepì il timore di essere scaricata da un momento all'altro, Scaricata con educata gentilezza ovviamente ma pur sempre scaricata. E poteva forse biasimarlo o adirarsi? Affatto, diciamo anche che era una punizione fin troppo leggera per la sua condotta.
Desiderò rifugiarsi tra quelle braccia forti e affondare il viso sul suo petto, dimenticare tutto e riprendere da dove avevano lasciato prima che tutto si complicasse.
- Preferisci tornare a casa o venire con me alla villa? – chiese con titubanza.
Danielle sorrise spontaneamente, incapace di celare la gioia improvvisa che le era nata dentro, ma sapeva che se fosse andata con lui avrebbe dovuto affrontarlo.
- Solo se credi che sia una buona idea.
- Solo se accetterai di parlare anche con me prima o poi. – disse restando serio e Danielle sorrise timidamente.
- Me lo dici ogni volta solo perché vuoi che io ti dica di sì.
- E mi dirai di sì questa volta? – chiese mentre faceva il giro e senza attendere la sua risposta si infilò nell'abitacolo.
Il silenzio in auto era alleggerito solo dalla radio e nessuno dei tre aveva osato cambiare stazione, anche quando davano la pubblicità. Era di conforto. Quando le cose si mettevano male Danielle aveva il vizio di focalizzare l'attenzione su qualcosa che il quel momento le dava sicurezza e si sentiva confortata, così aveva concentrato tutta la sua attenzione sulla radio, il fatto che nessuno avesse cambiato stazione era per lei una specie di angolo sicuro in cui nascondersi fino all'arrivo della villa.
Si chiese se le avrebbe chiesto di dormire con lui o se semplicemente avrebbe rimandato tutto all'indomani, non poteva saperlo e non osava chiederlo.
Danielle si rese conto solo allora che non era minimamente organizzata per passare la notte fuori, si accigliò appena prima di rendersi conto che forse non avrebbe avuto bisogno del pigiama, o forse la sua era solo una speranza.
Nicholas le mostrò la stanza, proprio accanto a quella di Julie e la ragazza per tutta risposta si limitò a chiudersi la porta alle spalle abbastanza sonoramente.
Danielle si fermò vicino alla sua porta, Nicholas era a neanche mezzo metro da lei, ogni velo di tristezza e preoccupazione sembrava essersi affievolito per lasciare spazio ad un'espressione severa sul volto.
- Buonanotte Danielle. – fece prima di voltarsi.
- Nicholas aspetta. – disse lei allungando una mano per toccarlo ma le ricadde subito lungo il fianco.
- Ci sono degli asciugamani puliti, se hai bisogno di qualcosa per dormire puoi...
- Ho bisogno di te. – lo interruppe lei e si pietrificò all'istante, era raro che lasciasse libera la sua parte impulsiva, ma il timore di perderlo le aveva fatto perdere ogni buon senso.
Nicholas serrò la mandibola e si avvicinò nuovamente a lei, infilò le mani nelle tasche e la osservò duramente.
- Sto lottando in questo momento. – disse incolore.
- Una parte di me vorrebbe dimenticare che ti sei comportata come una stronza e che mi hai ferito, prenderti in braccio, spogliarti lentamente e fare l'amore con te. L'altra invece vorrebbe scoparti con violenza e mandarti al diavolo subito dopo. Quindi sono giunto ad un compromesso davvero ragionevole. – disse alzando le spalle sull'ultima frase e avanzò verso di lei.
Danielle si sentì più piccola ed esile di quanto non fosse realmente, avrebbe voluto piangere e fuggire lontano, davvero un bell'esempio per Julie, pensò accigliandosi.
- Per questa notte nessuno farà nulla. Non ho intenzione di fare nulla di ciò che ho detto prima, non meriti nessuna delle due opzioni. Rifletti bene questa notte. – disse e si voltò lasciandola incredula e stordita.
Poi lo vide tornare indietro a grandi falcate e si chinò ad un soffio dalle sue labbra.
- Non troverò mai le parole per dirti quanto ti sia grato per ciò che hai fatto stasera, non credo ci sarei riuscito da solo. Grazie Danielle. – disse per poi allontanarsi nuovamente e chiudersi nella camera in fondo al corridoio. Oh beh, almeno era ritornato ad essere il Nicholas del piacere e supplizio, più il supplizio a essere obbiettivi.
- E' andato via? – la voce di Julie la fece sussultare.
- Si. – riuscì solo a dire fissando la sua testa bruna sbucare dalla porta e le fece segno di entrare.
- Danielle io volevo scusarmi. Deve esserti costato molto condividere certe cose con me. – disse cercando di mantenere un'aria fiera ma con scarso successo.
- Non aggiungere il senso di colpa alla pila di sentimenti che stai provando. – disse in tono dolce. Non era in collera con Julie, no davvero.
- Danielle io ho paura. – disse sedendosi sul bordo del letto. Danielle si tolse la giacca e sedette accanto a lei.
- Il mio mondo è appena stato stravolto. Nicholas è l'unica persona sulla quale posso contare e adesso nulla sarà più come prima. E io non so cosa fare.
Danielle sapeva bene a cosa si riferisse. Julie aveva paura del futuro e di come quella nuova condizione avrebbe inciso sulla sua vita e all'improvviso fu chiaro che almeno per il momento non aveva nessuna voglia di ricucire quello strappo con lo zio.
Julie era forse più calcolatrice di Nicholas nella vita, o forse lui si era soltanto rintronato sotto la sua gonna, ad ogni modo la ragazza si era appena resa conto di essere completamente sola al mondo e questo avrebbe condizionato un tutto.
Aveva intenzione di parlare con suo zio, aveva ancora delle domande da fargli ma aveva deciso che aveva bisogno di una pausa da tutto quello e trovare il coraggio di chiudere per sempre o perdonarlo e superare la crisi.
- Possiamo parlarne se vuoi.
Julie si confidò a lungo con Danielle, restarono sveglie fino a tardi, ordinarono una pizza che arrivò fredda ma non importò. Danielle le lavò e asciugò i capelli prendendosi cura di lei e per una volta nella vita si sentì parte di qualcosa e anziché scappare intimorita come faceva sempre si godette quella sensazione.
La ragazza alla fine era crollata a mezzanotte e lei era sgattaiolata nella sua stanza, si infilò nella doccia e non pensò a nulla, avrebbe avuto tutta la notte per torturarsi su Nicholas.
E infatti quel momento giunse così presto che per un attimo ne fu angosciata, avrebbe dovuto fare la sua scelta quella notte.
Si infilò sotto le coperte totalmente nuda eccetto che per gli slip e desiderò Nicholas al suo fianco, il potersi scontrare contro il suo corpo, sentirsi al sicuro fra le sue braccia e addormentarsi sul suo petto.
Sentimentale. Sentimentale e ingiusto il fatto che si stava rendendo conto solo in quel momento di ciò che provava, o meglio stava accettando il fatto di essersi innamorata di Nicholas Wulfugar.
Avrebbe voluto prendersi a pugni da sola ogni volta che ripensava agli errori commessi e al modo in cui lo aveva trattato. Un mero oggetto sessuale... e poi la sconvolgente rivelazione ovvero che lui faceva l'amore con lei ogni volta che si possedevano.
In quel momento si chiese se fosse poi così importante sapere se lui l'avesse voluta al suo fianco indipendentemente dai loro gusti sessuali.
Era di importanza fondamentale, si. Ma a quanto sembrava Nicholas non era così bravo con le parole come voleva far credere, o almeno non quando si trattava di mettere in mezzo i sentimenti. Lei non era stata d'aiuto inoltre.
E glielo stava dimostrando che ormai il sesso era solo l'altra metà dei suoi sentimenti, una metà che aveva usato per tenerla al suo fianco e poteva biasimarlo per questo?
Si passò le mani sul viso, poi si girò a fissare l'orologio appeso alla parete, erano solo le due...
Chissà se anche lui stava dormendo.
Nicholas ammise a sé stesso che aveva adottato un comportamento da primadonna forse, ma necessario e si stava giocando il tutto per tutto.
E che un fulmine lo colpisse se si fosse azzardato a raggiungere la stanza di Danielle, non poteva cedere per nessun motivo al mondo.
Stava combattendo su due fronti diversi e la cosa lo stava sfiancando; da una parte Julie e dall'altra Danielle... sarebbe impazzito prima dell'alba, poco ma sicuro!
Si rigirò nel letto, prese l'orologio abbandonato sul comodino, erano solo le tre del mattino.
Erano le quattro del mattino e stanca di rigirarsi nel letto si era infilata il maglione e lievemente esitante si era diretta nella stanza di Nicholas.
Tecnicamente era mattina, quindi avrebbero chiarito quella situazione una volta per tutte, lui doveva sapere perché aveva sempre reagito con reticenza dinnanzi alla possibilità di una vita insieme.
Bussò e attese una risposta che ovviamente non arrivò, con impazienza girò la maniglia e protetta dall'oscurità si fece coraggio ed entrò.
La stanza era così calda che Nicholas dormiva su un fianco con indosso solo un lenzuolo leggero, quando i suoi occhi si abituarono al buio riuscì a notare che era a torso nudo.
Danielle scostò il lenzuolo e si stese al suo fianco in modo da essere faccia a faccia, allungò una mano sul suo collo e lo sfiorò fino a raggiungere la spalla.
- A quanto pare ti diverte un mondo contravvenire ai miei ordini. – disse lui con voce calma e per nulla assonnata.
- Devo contraddirla signore, ufficialmente è già "domani". – disse lei sorridendo.
- Allora potrai anche dirmi perché sei nuda nel mio letto. – disse restando immobile.
- Non sono nuda. – fece notare lei prendendo una delle sue grandi mani e poggiandola su un fianco custodito dalla lana.
Nicholas la fece scorrere lentamente fino a raggiungere la coscia nuda e sospirò.
- Beh, quasi nuda. – ammise.
- E tu sei un bugiardo.
Nicholas alzò cinicamente un sopracciglio e cercò i suoi occhi nel buio, Danielle fece schioccare la lingua e riprese a parlare.
- Eri sveglio, ma non mi hai risposto quando ho bussato. Hai fatto finta di dormire. – fece notare lei mettendosi seduta e fece per andarsene.
- Deduco che non hai voglia di parlare.
Ma l'uomo le portò un braccio intorno alla vita e la spinse sul materasso, si sollevò in modo da inchiodarla quasi sotto di lui.
- Ti presenti alle quattro di notte per parlarmi... -
- Mattina. – lo interruppe lei.
- Adesso parla, non puoi andare via e lasciarmi come un coglione come fai sempre.
- Volevo chiederti scusa e dirti una cosa importante. – disse lei posando una mano sul suo braccio fino a risalire sulla sua spalla.
- E credi di cavartela infilandoti nel mio letto facendo le fusa? Danielle, mi hai messo alla stregua di un cazzo di gomma, mi hai usato a tuo piacimento, mi hai sbattuto in faccia il fatto che frequentassi un altro uomo e hai sempre ignorato il fatto che mi stessi innamorando di te. – disse fissandola con durezza e anche se Danielle non poteva vederlo bene era convinto che stesse percependo quello sguardo.
- Sai, avrei trovato più coerente e infinitamente più ragionevole troncare in maniera pacifica, l'avrei compreso e accettato. Ma tu no, tu dovevi farmi vedere chi comandava. – concluse.
- E non ti sei mai chiesto perché io abbia reagito così? – chiese nervosamente.
- Ho smesso di cercare di capirti dopo l'ennesima scopata da sfogo. – ammise acidamente, diamine se la odiava in quel momento, eppure ciò che provava per lei era sempre una tacca più su di qualsiasi sentimento negativo.
- Mi stavo innamorando di te e non volevo rendermene conto. Ho fatto finta di nulla comportandomi in maniera meschina e capirei se non vorrai più avere a che fare con me. Ma ho avuto paura di amarti e scoprire che era un sentimento a senso unico e dopo tutto quello che ho passato non avevo voglia. Sono rimasta nella mia confort zone a discapito dei tuoi sentimenti e si, sono stata una stronza della peggior categoria, questo non potrò mai perdonarmelo. – disse con lentezza cercando di non farsi sopraffare dall'emozione.
- E poi mi hai detto cosa provavi per me in maniera confusa e lì non ci ho capito più nulla, davvero. Ho avuto paura di non essere all'altezza di una relazione, che sarebbe finita come con Maximilian, o che ti avrei fatto soffrire o che tu avresti potuto farlo... e io ti voglio Nicholas. Ti voglio più di quanto abbia paura di soffrire. – disse sentendo le lacrime pungerle gli occhi e desiderò baciarlo e accoccolarsi fra le sue braccia.
- Mi stai dicendo di sì, Danielle?
Danielle sgranò gli occhi e lo guardò con stupore, aveva udito bene o c'era una sorta di esitazione nel tono di voce di Nicholas?
La donna si allungò verso di lui e posò le sue labbra contro quelle dell'uomo, sospirò di sollievo per quel contatto tanto agognato. Passò entrambe le mani dietro il collo e lo attirò maggiormente sé e sfiorò con la lingua la fessura fra le sue labbra. Nicholas le dischiuse lentamente mentre premeva il suo corpo contro quello della donna sotto di lui e si lasciò andare.
- Mi avevi detto di farlo solo se fossi stata sicura. Ti basta come "Sì"? – chiese lei non appena si furono staccati.
- No, voglio fare l'amore con te e guardare insieme l'alba. E continuare il discorso dopo aver fatto colazione. – commentò restando serio e spinse la sua erezione contro la sua coscia.
Danielle sussultò nel sentirlo così duro, di lì a breve avrebbero fatto l'amore e per lei sarebbe stata un'ulteriore prova. In passato avevano avuto rapporti classici, la prima volta era andata benissimo, l'ultima invece un disastro e si chiese come sarebbe stato anche quella volta.
- In che modo vuoi fare l'amore? – chiese timidamente.
Nicholas si acciglio per un attimo, ma convenne con se stesso che era comprensibile che Danielle avesse delle perplessità sulla loro vita sessuale e alla luce dei nuovi fatti doveva essere un po' confusa.
- Voglio solo toccarti e sentire te mentre fai lo stesso. Vorrei assaggiarti e scivolarti dentro... il resto vorrei mostrartelo. – disse baciandole il collo con una lentezza estenuante.
- Voglio essere tua, non importa in che modo. – disse lei con decisione.
Nicholas si allontanò da lei solo per accendere l'abat-jour sul comodino e ben presto l'atmosfera divenne soffusa e più intima di quanto non fosse.
- Voglio guardarti mentre lo dici. – disse accarezzando i contorni del suo viso mentre lei sorrideva.
- Voglio fare l'amore con te, non importa in che modo, vorrei solo sentirti mio, averti addosso, sentire il tuo respiro sulla mia pelle... - disse quasi in un sussurro per paura di essere udita da qualcun altro.
Lo sguardo di Nicholas s'illuminò e si chinò su di lei per divorarle le labbra, la strinse con possessività e Danielle si aggrappò alle sue spalle.
Le sfilò rapidamente il maglione e prese a baciarla partendo dal collo e scese fino ai seni lasciando una scia rovente sulla sua pelle liscia. Danielle immerse le mani fra i suoi capelli e lasciò che lui la esplorasse e la torturasse, infatti l'uomo le morse piano un capezzolo facendola gemere più acutamente, una mano scese fra le labbra del suo sesso e l'accarezzo delicatamente come se stesse studiando i contorni di quelle forme.
Succhiò con veemenza quella sporgenza tonda e morbida mentre le carezze si facevano più audaci e lei fu costretta a soffocare i gemiti.
Le leccò l'altro capezzolo e ci soffiò sopra provocandole la pelle d'oca, poi la baciò con lentezza fino ad arrivare fra le pieghe più intime del suo corpo, lì dove aveva più bisogno di sentirlo e averlo.
Eccola la sensazione di calore e familiarità che la barba e il modo di fare di Nicholas le provocavano. Lui era lì, solo per lei nonostante tutto e questo le fece perdere ogni controllo. Finalmente poteva rilassarsi e lasciare che i sentimenti ampliassero il piacere.
Nicholas si soffermò sul suo clitoride con più attenzione e pazienza del solito, voleva stordirla con un lungo e intenso orgasmo, inoltre finalmente non doveva più trattenersi, poteva essere rude o dolce, insomma fare come più gli pareva e questo per lui era un sogno.
- Nicholas... - mormorò lei alzando il bacino come se volesse di più e fu presto accontentata; Nicholas la penetrò con due dita e la sentì contorcersi e singhiozzare, sapeva che stava per venire e il solo pensiero di sentirla stringersi internamente e bagnarlo con i suoi umori lo mandò fuori di testa.
Danielle esplose, l'orgasmo fu così intenso da farle tremare le gambe e il bacino, trattenne un urlo acuto tappandosi la bocca da sola, tutto era ipersensibile e Nicholas aveva deciso di non darle tregua, aveva ancora le dita dentro di lei e prese a muoverle piano e la sentì agitarsi.
- Ti prego... non riesco. – disse cercando di fermarlo.
- Sssh piccola gattina, consideralo come l'anticipo dell'esemplare e severissima punizione che ti darò non appena mi sarà possibile. – disse sogghignando e continuò quella lenta tortura.
Nicholas aveva capito come portarla in un limbo tra il piacere e l'estasi, andava troppo piano e delicatamente per farla venire nuovamente ma la lasciava sull'orlo di qualcosa di più. Quando il fastidio iniziale si fu affievolito, Danielle provò la frustrazione, cercava di dare un nuovo ritmo ma l'uomo le aveva piazzato un braccio proprio sul bacino bloccandola.
- Vuoi venire non è così? – chiese seraficamente e per tutta risposta Danielle diede un colpo di reni subito smorzato da quel dannato e bellissimo braccio.
Nicholas accelerò il movimento delle dita spingendo verso l'alto, era così bagnata che quella frizione produceva un rumore tanto imbarazzante quanto eccitante.
- Ancora... - chiese lei ansimante e lo guardò fissò negli occhi.
- Vieni. – comandò lui andando sempre più veloce facendola ondeggiare sul letto e quando la vide chiudere gli occhi e iniziare a tremare tolse di colpo le dita e affondò con il membro in lei lasciandola senza fiato.
- Dio... - esclamò lei spalancando gli occhi e mosse il bacino come per inerzia per sentirlo fino in fondo e godere a pieno dell'orgasmo.
Nicholas restò immobile assuefatto dal calore della sua femminilità e da quel pulsare insistente, martellante e deliziosamente divino.
Danielle sorrise in maniera complice, aveva capito che quello era il suo piano sin dall'inizio e ricadde fra i cuscini con l'affanno trascinandolo con sé.
- Se queste sono le tue punizioni, direi che ti sei rammollito, mio signore. – disse lei sbeffeggiandolo e per tutta risposta Nicholas uscì e rientrò in lei con uno spintone secco.
- Non peggiorare la tua situazione. – disse spingendo ancora più forte e Danielle si aggrappò maggiormente a lui e sorrise contro la sua spalla.
- So essere un uomo paziente e provvederò a rimetterti in riga non appena sarà possibile. – disse mentre prendeva il ritmo e lei con lui.
Nicholas affondò in lei e si godette il tocco delle sue mani letteralmente ovunque, Danielle lo faceva sentire vivo, uomo, felice e dannatamente potente.
Sentì i suoi gemiti morirgli sulle labbra, il respiro caldo e affannato contro la sua pelle sudata, la sentì contorcersi sotto e sopra di lui, in una parola quello era il suo paradiso.
Venne dentro di lei tra le rapide contrazioni del suo sesso, sembrava quasi che volesse inghiottirlo e tenerlo con lui per sempre, oh come avrebbe voluto.
Fecero l'amore fino all'alba, fino a quando la luce dell'abat-jour diventò quasi superflua e la stanza fu immersa in un'atmosfera grigiazzurra e ogni problema sembrava scomparso, o almeno li avevano accuratamente risposti in un angolo lontano.
Danielle si stiracchiò fra le sue braccia e lo fissò in volto, sebbene avesse gli occhi chiusi sapeva che Nicholas era sveglio.
- Sei un pessimo attore. – disse tirandogli piano un baffo.
- E tu sei bellissima. – disse facendola arrossire.
- E che ne è stato del tuo piano di vedere insieme l'alba? – chiese graffiandogli dolcemente il petto.
Nicholas si alzò e la prese in braccio, per poco non ricaddero sul materasso, ma non ebbe importanza perché Danielle rise e si strinse ancora di più a lui, andava benissimo così, adorava sentirla e vederla ridere.
- Sono bellissimi. – disse riferendosi ai giardini curatissimi sui quali si affacciava la camera.
- Alla fine l'ho comprata sai? – disse con una punta d'orgoglio. Danielle si girò a guardarlo con stupore, sapeva che Nicholas fosse molto abbiente ma non aveva idea che potesse permettersi addirittura quella villa enorme.
- Non ti facevo così romantico... - disse lei appoggiando la schiena contro il suo torace mentre osservava il paesaggio illuminarsi poco a poco.
- Preferisci l'uomo rude che ti sbatte senza pietà? – chiese lui ridendo piano sfiorandole un seno con la punta delle dita.
- Preferisco l'uomo rude che mi sbatte senza pietà e che mi porta a vedere l'alba.
- Direi che siamo a cavallo allora. –
Rimasero in silenzio fino a quando la stanza non fu del tutto illuminata, tornarono a letto e Danielle posò metà del corpo sul suo, avvolse una gamba intorno alle cosce muscolose dell'uomo e si addormentò profondamente con lui.
La giornata era grigia quella mattina, minacciava di piovere da un momento all'altro ma a Nicholas non importava più di tanto. Si grattò la barba ispida che si faceva ogni giorno più disordinata e tornò a fissare il panorama. Avrebbe dovuto radersi almeno una settimana fa ma non ne aveva avuto voglia, ad un occhio più attento sarebbe sembrato anche trasandato nonostante il completo firmato e dal taglio impeccabile.
Anche l'occhio di Angelica era attento ma lo guardava in un modo differente, con o senza barba faceva davvero poca differenza per lei e dopo quel loro incontro ne avrebbe dovuta avere anche di meno.
- Io ti amo, lo sai questo vero? – chiese sapendo che era inutile dirlo ancora.
- Lo so. – disse restando serio a fissare i grattaceli, non poteva guardarla, se l'avesse fatto sarebbe andato in frantumi.
- Tutto questo non può andare avanti. – disse con voce tremante.
- Sai bene che non farò nulla per cambiare la tua decisione. Così come non posso far nulla per cambiare i miei sentimenti. – disse voltandosi lentamente e per la prima volta da quando era entrato in quella casa fissò la donna.
Era bella nonostante gli occhi gonfi e arrossati, erano di un verde intenso e per nulla acquoso, quegli occhi lo avrebbero perseguitato per anni, ne era consapevole.
- Devo riprendere in mano la mia vita e quella della mia famiglia, io... -
- Lo so, Angelica. E' stata una parentesi, una bellissima parentesi se vuoi saperlo. Non ti ho mai negato il mio affetto o la mia ammirazione nei tuoi confronti. – la interruppe lui quasi brusco. Odiava i sentimentalismi e aveva capito come sarebbe andata la cosa sin dall'inizio. Il fatto che quella mattina lo avesse chiamato per parlare di loro era solo la conferma che era la fine della loro relazione.
- Davvero provi ammirazione per me? Per la donna che ha tradito suo marito per lussuria... tuo fratello Santo Cielo! – sbottò.
- Credi che non mi senta anche io colpevole? – chiese mettendosi sulla difensiva.
- Credi davvero che riesca a dormire ogni notte sonni leggeri? E sai cosa è peggio? Che io non ti amo, non l'ho fatto per amore ma solo perché lo volevo. Ti volevo e basta. – disse aprendo le braccia.
Angelica si strinse nelle spalle come per ripararsi da quella raffica di parole, fu peggio che ricevere uno schiaffo sul viso. Aveva rischiato di mandare all'aria il suo matrimonio per quell'amore impossibile ed ora se ne stava dritta come un fuso ad osservare l'uomo che l'aveva sedotta e piegata al suo volere.
Con lui aveva scoperto un altro lato della sua sessualità, più remissivo ma non per questo meno potente sul partner. Era stata la sua sottomessa, aveva provato sensazioni che non credeva esistessero e stava per rinunciare a tutto per amore di Raymond e Julie.
Si passò una mano fra i capelli neri e lucenti, con grazia si diresse verso l'uomo.
- Come al solito ti comporti come se tutto girasse intorno a te. Ti amo per tante cose, ma non abbastanza per rovinarci la vita. – disse lentamente.
Poi il suo viso iniziò a mutare, aveva ancora molti di quei lineamenti ma sembravano fusi con quelli di Julie... no, no era proprio Julie quella di fronte a lui.
Allungò una mano per toccarle il viso, stava impazzendo forse? Ma la ragazza fece un passò indietro e lo guardò con disgusto.
- Stammi lontano. – disse prima di voltarsi e andare verso il buio.
Nicholas si svegliò di soprassalto con il cuore che batteva forte e un leggero affanno, si mise seduto stando attento a non svegliare Danielle.
Aveva sognato l'ultimo incontro con Angelica prima che suo fratello scoprisse tutto, era tutto così vivido che stentava a credere che fosse stato un sogno. E poi Julie... così simile a sua madre e aveva fallito anche con lei.
Si sentiva un rifiuto umano nel rivivere quella scena e le parole dure che aveva rivolto a quella donna che gli aveva donato il suo cuore.
Si passò una mano sul viso e uscì dal letto lentamente, gettò un'occhiata all'orologio e notò che erano le otto del mattino.
Non sarebbe comunque riuscito a riprendere sonno, aveva bisogno di una doccia, una sigaretta e di un caffè possibilmente amaro per riprendersi, poi avrebbe affrontato Julie e le conseguenze dei suoi errori del passato.
Lanciò un'occhiata a Danielle che giaceva stesa a pancia in giù al centro del letto, sembrava così sfatta, rilassata e innocente. Beh almeno con lei aveva quasi risolto. Quasi. Forse avrebbe dovuto fare il muso duro ancora per un po' ma scoprire che anche lei era innamorata di lui e sentire il suo corpo caldo contro il suo... troppe emozioni insieme lo avevano spinto a cedere al desiderio che provava per lei.
Recuperò i vestiti puliti e filò dritto nella doccia.
Julie si era appoggiata alla balconata proprio fuori la sala da pranzo, guardava i giardini che si estendevano per una buona porzione della proprietà.
Suo zio l'aveva comprata perché sosteneva che quando si sarebbe fatto più grande d'età avrebbe voluto trasferirsi lì in maniera stabile e veder crescere i suoi pronipoti, giocare e scorrazzare fuori e dentro la villa.
Julie l'aveva punzecchiato all'epoca, gli aveva chiesto se i suoi pronipoti avrebbero giocato anche con Danielle e lui si era ammutolito all'istante.
Si strinse nel maxi cardigan di lana e sospirò, sembrava passato tanto tempo da quel momento spensierato e allegro.
- Hai già fatto colazione?
Suo zio l'aveva raggiunta e si era affacciato anche lui al balcone, fra le dita la solita sigaretta e l'aria stanca, indossava dei pantaloni eleganti scuri ma comodi e un dolcevita di lana pesante grigio fumo.
- Non ho fame a dire il vero. – disse rivolgendogli una rapida occhiata.
- Ti senti pronta a parlarmi? – chiese con fermezza.
- Nicholas io ti credo quando dici che sei ancora divorato dai sensi di colpa, ma non hai scuse per ciò che hai fatto. Credo anche al fatto che non sei più lo stesso uomo di dieci anni fa, davvero. – disse girandosi verso di lui e vide il suo sguardo indurirsi quando la sentì chiamarlo per nome e non con l'appellativo di zio.
- Ma non so se potrò mai perdonarti e capire fino in fondo perché hai agito in quel modo. Forse ho solo bisogno di tempo per metabolizzare la cosa, o forse non accadrà mai. Sono molto arrabbiata con te e con... con mia madre. – disse e lui spalancò gli occhi.
- Julie tua madre non ha colpe... - cercò di ribattere lui.
- Non difenderla, non farlo per favore. Avete entrambi le vostre colpe e credo di essere più delusa dal suo comportamento che dal tuo. – disse sfregandosi le braccia per riscaldarsi dal freddo della mattina.
- Julie voglio che sia ben chiaro che io ci sarò sempre per te, per qualsiasi cosa. Sei tutto ciò che mi resta della mia famiglia e darei la vita per te. Le mie parole non serviranno a molto probabilmente ma tienilo sempre a mente. – disse facendosi più vicino e frenò l'istinto di abbracciarla.
- Lo so. Ma credo che per ora sia meglio prendere le distanze. L'anno prossimo inizierò il college e credo sia un bene andare a vivere lontana. – disse osservando la sua reazione.
Nicholas la fissò con tristezza, era come se cercasse di afferrare l'acqua... sua nipote lo stava escludendo dalla sua vita e non poteva fare nulla per trattenerla.
- Hai già le idee chiare a quanto sembra. – disse accigliandosi.
- Ti sembrerà folle ma volevo studiare nell'ambito della chimica o settore farmaceutico e rimettere in piedi l'azienda di famiglia. Pecco di presunzione secondo te? – disse sorridendo appena.
- E' un vizio di famiglia, tuo padre e tuo nonno sarebbero fieri di te. – disse spegnendo il mozzicone.
- E con Danielle? – chiese a bruciapelo.
- Abbiamo quasi chiarito... - disse preso in contropiede.
- Non farle male, è una donna meravigliosa e ha sofferto molto.
- Ti sorprenderebbe sapere che è lei quella a farmi soffrire.
Julie sorrise e si voltò per tornare dentro.
- Ti voglio bene piccolina. – disse osservandola andare via.
La ragazza si fermò di colpo e sorrise per pentirsi subito dopo, l'aveva sempre chiamata "piccolina" quando era in vena di tenerezze. Automaticamente pensò alle parole di Danielle, forse aveva ragione nel sostenere che nonostante tutto non riusciva ad odiarlo.
Non si voltò e varcò la portafinestra per sparire oltre la sala da pranzo.
Danielle si svegliò trovando non trovando Nicholas al suo fianco, si mise seduta e rabbrividì per il freddo.
- Nicholas? – chiamò ma non ebbe nessuna risposta, così decise di farsi una doccia calda e scendere a cercarlo.
Aveva voglia di indossare qualcosa dell'uomo per sentirlo più vicino e avere il suo odore sempre sotto il naso, così frugò nel suo armadio e recuperò un maglione decisamente troppo grande per lei, tornò in camera sua e indosso il leggings che Julie le aveva gentilmente prestato per dormire e scese nella sala da pranzo.
Nicholas era in piedi davanti alla finestra e osservava con non curanza il paesaggio di fronte a se, sembrava concentrato sui suoi pensieri e aveva l'aria abbattuta, di tanto in tanto sorseggiava del caffè ancora fumante.
Danielle si fermò sulla soglia ad osservarlo restando quasi incantata dai suoi tratti marcati e ripensò alla prima volta che varcò la soglia del suo studio e non poté fare a meno di sorridere.
- Buongiorno. – disse entrando nella stanza e l'uomo si girò verso di lei, i lineamenti si distesero e le sorrise.
Agguantò una fetta di pane tostato e si versò una tazza di thè, si appoggiò al bordo del tavolo e tornò ad osservarlo.
- Hai parlato con Julie? – chiese prima di dare un morso al pane.
- Si. E' stata abbastanza pacifica nell'estromettermi dalla sua vita, ha detto che ha bisogno di tempo e che sarà un bene andare a vivere lontana da casa per il college. Lontano da me, in buona sostanza. – disse appoggiando la tazzina sul davanzale.
- E ha aggiunto di non farti soffrire. – concluse incrociando le braccia sul petto.
- Mi farai soffrire Wulfugar? – chiese lei tra il serio e il sarcastico.
- L'ho mai fatto?
- E' successo. – disse lei posando la tazza accanto a sé. Nicholas dal canto suo si limitò ad alzare cinicamente il sopracciglio sinistro insieme al medesimo angolo della bocca e si rigirò verso la finestra. Era contrariato.
- Come siamo arrivati a farci così male? – chiese lei abbandonando il pane tostato su un piatto.
- Direi che siamo due casi umani, Danielle. – commentò lui tornando a guardarla.
- Perdonami per tutto il male che ti ho fatto. – disse lei avvicinandosi a lui e posò i palmi aperti sul suo petto.
- Non è stato facile per me lasciarmi andare così tanto e accettare le mie inclinazioni sessuali. Ho creduto che lasciando fuori i sentimenti sarebbe stato tutto più semplice e ho dato per scontato che le tue premure nei miei riguardi fossero solo dovute al tuo carattere o per non darmi la sensazione che mi stessi usando. E forse all'inizio era così, non è vero? – chiese assottigliando lo sguardo.
- Non saprei dirlo con esattezza, ma mi è sempre venuto spontaneo trattarti come la mia compagna e se ti sono sembrato incoerente è stato per pura confusione e timore di illuderti ma soprattutto per ciò che stavo iniziano a provare. Quando mi rendevo conto che ti stavo trattando come se fossi qualcosa di più della mia amante tornavo a essere freddo e distaccato. – ammise e respirò profondamente facendo gonfiare i muscoli del petto sotto le sue dita affusolate.
- Ho gestito male tutta la situazione e ho finito per trattarti come un oggetto e ho voluto essere cieca quando i tuoi sentimenti erano palesi. Ma comprendi le mie titubanze? Non potevo ammettere che mi ero innamorata di te senza sapere se la nostra relazione era basata solo sulla nostra sessualità. – disse piegando da un lato la testa.
- Ho riflettuto a lungo su questo punto. Danielle il sesso fra noi c'entra davvero poco. O meglio, è una parte fondamentale ma credi davvero che mi sarei lanciato tra le fiamme se fosse stato solo perché mi piace vederti legata ad un letto?
Nicholas le posò le sue grandi mani sul bacino, sotto il maglione e le accarezzò la pelle morbida beandosi di quella sensazione.
- Probabilmente fra dieci o vent'anni non sarò in grado di avere un'erezione come si deve, o non ce la farò a fare l'amore per due volte di fila... ma se ti dicessi che vorrei vedere con te l'alba o il tramonto indipendentemente dal mio pene? – chiese lui con una punta di ironia che alleggerì la tensione e fece sorridere la donna.
- Fare la spesa insieme, trovarti a casa dopo una giornata sfiancante e perché no, addormentarci sul divano... viaggiare insieme e sentire che ti lamenti perché non ti si chiude la valigia. Mettere su un disco e ballare un lento mentre aspettiamo che l'arrosto si sia cotto... e poi si, legarti a letto e stremarti tutta la notte. – concluse trattenendo l'emozione, cosa che non riuscì proprio bene a Danielle in quanto aveva già gli occhi lucidi.
- Lo vuoi capire che il bdsm è solo una delle tante parti della nostra vita? La vita che vorrei passare con te. –
- Dannazione, non potevi dirmelo l'altra sera al ricevimento? – sbottò lei ridendo mentre ormai le lacrime avevano iniziato a rigarle le guance.
Lui rise e colmò la distanza che la separava dalle sue labbra, lambì con un movimento rapido la sua bocca come se volesse solo stuzzicarla, la strinse maggiormente a sé e dischiuse lentamente le sue labbra approfondendo quel bacio senza nessuna fretta.
- Colmi le mie mancanze. – disse lei quando si furono staccati.
- E' reciproco... - disse lui sfiorandole il viso con i polpastrelli dei pollici.
- Siamo stati l'uno il sostegno dell'altra nei nostri momenti più bui. Sono stata una sciocca ad avere avuto tutti quei dubbi su di te e su di noi.
- Non te ne faccio una colpa, hai dovuto gestire tante cose nuove e io avrei dovuto essere sincero sin dall'inizio. Ho avuto paura di perderti e l'unico modo per averti era stare alle tue condizioni. – disse lui sfiorando la punta del naso con la sua.
- Non fa molto "Nicholas Wulfugar"... - disse lei facendolo sorridere.
- Non sono l'unico dominatore a quanto pare. Anzi, vorrei rivedere quella cosa che mi hai fatto sul divano, dopo che ti avrò castigata per bene s'intende. – disse con un tono di voce così basso e sensuale da farla accendere e stringere le gambe per trovare sollievo da quel formicolio familiare.
- Non ti ha dato fastidio? – chiese lei e si morse il labbro inferiore attendendo la sua risposta.
- Vuoi vedere che effetto mi fa se ci ripenso? – chiese con malizia e non le diede neanche il tempo di annuire che le spinse il bacino contro il suo sesso duro.
- Danielle, vuoi essere la mia compagna? – chiese lui facendosi serio.
- Cosa devo fare questa volta per dirti di "Sì"? – chiese lei con dolcezza.
Nicholas rise piano e la strinse così forte da farle mancare il respiro, scese di nuovo con il viso contro il suo e la baciò con dolcezza e passione, abbandonandosi finalmente l'uno nelle braccia dell'altra e ai reciproci sentimenti.





Ela Collins ©

Opera soggetta al copyright, ogni citazione o riproduzione totale e o parziale è severamente vietata, i personaggi sono inventati dall'autrice e fatti, persone o luoghi sono puramente casuali. Le azioni e  la sfera sessuale non vogliono inneggiare alla violenza ma è solo pura fantasia.

Note: Ultimo capitolo prima dell'epilogo e sono emozionata ma le belle paroline le dirò nell'ultimissimo capitolo.
Non mi sono risparmiata, credo sia lunghissimo ma non importa spezzarlo ancora non avrebbe avuto alcun senso.
Come è evidente finalmente Danielle si è resa conto dei suoi sbagli e ha ammesso a se stessa che è innamorata di Nicholas, ma mi chiedo se il percorso sia stato ben costruito e soprattutto se i vostri dubbi siano dissolti con questa ultima parte.
Ovvero, le motivazioni di Danielle sono credibili o mancano di qualcosa? Diciamo che lungo la storia e man mano che il suo rapporto con N si evolveva ho sempre cercato di spiegare il perchè fosse così reticente. E' arrivata alla resa dei conti e spero sia ben chiaro il perchè si sia comportata così.

Altra domanda: Ve lo aspettavate che finissero finalmente insieme?

Consigli e critiche sono ben accette, non siete timide/i, se posso migliorare qualcosa voglio ma soprattutto devo farlo.
Un bacio!p.s.
Non temete per Julie, la rivedrete nell'epilogo e scoprirete come si è evoluta la situazione fra lei ed N.

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