Capitolo XXI

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Danielle sbatté le palpebre e corrugò la fronte, il telefono squillava sul tavolino di fronte al divano dove si era addormentata. Si sollevò gemendo per il dolore, aveva il collo indolenzito ed era ancora un po' dolorante a causa della caduta.

Quando lesse il nome sullo schermo iniziò a tremare, era Nicholas.
- Pronto? – rispose istintivamente mentre si portava il dispositivo all'orecchio.
- Danielle, grazie al cielo! Ho bisogno di te, è successo un casino con Julie...
Nicholas sembrava agitato e aveva parlato così velocemente che Danielle quasi non lo riconobbe.
- Nicholas calmati e dimmi cosa è accaduto. – disse alzandosi in piedi, era diventata agitata anche lei.
- E' scappata e non ho idea di dove sia... dannazione è tutta colpa mia! – esclamò.
- D'accordo, cerca di calmarti. Hai bisogno di essere lucido. – disse lei con fermezza.
- No, è di te che ho bisogno. Sei a casa?
- Si ma...
Ma Nicholas la interruppe.
- Lo so che mi prenderai per matto, ma sono sotto casa tua. Ti prego Danielle, non ti avrei mai disturbata se non fosse così grave.
Danielle spalancò gli occhi e annaspò, quel comportamento era davvero strano per un tipo come lui, questo la mise in uno stato di allerta e comprese che con molta probabilità era tutto vero.
- Sali. – disse mentre si dirigeva al citofono, chiuse la chiamata e corse in bagno, si lavò i denti e il viso e qualche istante dopo il campanello suonò.
Con la mano tremante aprì la porta di casa e lo vide. Bianco come un lenzuolo, i capelli scarmigliati e l'aria trafelata, c'era davvero qualcosa che non andava.
- Perdonami, davvero. Ma sei l'unica di cui mi fido. – disse restando fermo sulla soglia, incerto se entrare o meno.
- Ti aiuterò, stai tranquillo. – disse lei con dolcezza mentre si metteva da un lato in un chiaro invito a farlo entrare.
- Hai detto che è fuggita. – disse richiudendo la porta alle spalle e fece strada verso il salone. Nicholas la seguiva con titubanza, sembrava un elefante in una cristalliera, dell'uomo sicuro e freddo non v'era traccia.
- Si... e non ho idea di dove possa essere andata. E se non passano ventiquattr'ore non si può denunciare la scomparsa. – disse mentre si accasciava esausto sul divano ancora con il cappotto.
- Perché? – chiese la donna avvicinandosi a lui e sfiorò il collo del cappotto per cercare di toglierlo, un contatto a tratti banale ma decisamente intimo.
Nicholas s'irrigidì e la fissò con gli occhi lucidi, incredulo dinnanzi a tanta comprensione e dolcezza di quei gesti.
- Perché gli errori che fai in passato non ti lasciano mai, Danielle. – disse aiutandola a togliere l'indumento che fu abbandonato poco dopo su un bracciolo.
- Ti prendo un po' d'acqua e mi racconti tutto. – disse prima di allontanarsi per andare in cucina.
Nicholas apprezzò il gesto ma ignorò il bicchiere poggiato sul tavolino e si fece coraggio, se aveva una speranza di recuperare il rapporto con Danielle, quella volta avrebbe dato il colpo di grazia.
- E' fuggita perché le ho raccontato cosa è accaduto dieci anni fa, quando i suoi genitori sono morti. – disse passandosi una mano sul viso, poi tornò a fissare un punto imprecisato del televisore spento.
Danielle posò una mano sul suo ginocchio e l'altra sul suo viso, con lentezza fece girare il suo volto in modo da guardarlo in faccia.
- Ti ho accennato a proposito del mio matrimonio non proprio rose e fiori, ti ho anche detto che non ero un figlio modello e che i genitori di Julie sono morti anni fa.
- Si, mi ricordo. – disse lei restando calma anche se fremeva per sapere cosa era accaduto. Era abbastanza brava a gestire quelle situazioni, con gli anni aveva imparato come trattare e calmare i pazienti più agitati e in preda alle crisi.
- Danielle ciò che sto per dirti contribuirà ancora di più a distruggere ciò che c'è stato fra di noi. Ma ti prego di rimandare tutto a quando avremo trovato Julie. – disse prendendole entrambe le mani e lei sussultò per quella premessa e il contatto fisico.
- Ho detto che ti aiuterò. – disse con decisione e solo allora Nicholas iniziò il suo racconto.
- Mio fratello Raymond si è sposato dopo di me nonostante fosse più grande di cinque anni. Sua moglie, Angelica, era una donna splendida e l'ho sempre ammirata, sin dal primo giorno che la vidi. Lei rimase presto incinta di Julie e le responsabilità sull'azienda di famiglia diventarono ancora più grosse, Raymond e mio padre gestivano tutto, io ero troppo impegnato a rovinare il mio matrimonio per collaborare. – sospirò e finalmente bevve un sorso d'acqua.
- C'era sempre stata una certa complicità fra me e lei, io la desideravo, diamine se la volevo! All'epoca ero troppo stupido e stronzo per capire la portata di ciò che stavo facendo. E così colsi la palla al balzo durante un periodo di crisi del matrimonio di mio fratello, Julie aveva sei anni più o meno e Raymond lavorava come un pazzo, non c'era quasi mai in casa e Angelica era spesso sola. - scosse la testa e si passò una mano sul viso, Danielle capì quanto gli stava costando rivivere il passato e soprattutto mostrarsi così vulnerabile. La verità era che lei non aveva mai capito nulla di lui, erano così simili e non se n'era resa conto subito.
- Ero diventato il suo confidente e mi raccontava spesso dei litigi che avevano e un pomeriggio invernale, mentre Julie era a lezione di danza saltò fuori l'argomento "sesso", spinto da quell'intimità e da quella complicità le rivelai lei mie inclinazioni e che non potevo praticarle con mia moglie. Lei non disse molto a proposito, mi sembrò quasi a disagio all'inizio ma le vidi nello sguardo una luce particolare e capì che era fatta.
- Anche lei era come te? Come noi? – chiese nascondendo una punta di gelosia nella voce, non era decisamente il momento quello per certe debolezze.
- Lo ha scoperto con il tempo. Ad ogni modo l'ho sedotta e dopo qualche mese cedette... avevo finalmente trovato la compagna perfetta per dare sfogo ai miei istinti e accadde che lei si rese conto di amarmi. Mi amava e io invece la stavo usando, ciò che era peggio è che continuavo nonostante mi rendessi conto di quanto fosse meschino, subdolo e bastardo nei confronti di mio fratello... Ma Angelica era una donna intelligente e amava di più sua figlia e Raymond malgrado tutto e scelse loro, decise di salvare il suo matrimonio e solo allora mi resi conto che l'avevo persa per sempre. –
- Per quanto tempo siete stati amanti? – chiese impaziente.
- La storia andò avanti per un anno e ognuno andò per la sua strada, il senso di colpa mi divorava giorno e notte ma ero felice di saperla serena fra le braccia dell'unico uomo che la meritava davvero. Accadde che mio fratello scoprì tutto a causa di un biglietto che Angelica aveva dimenticato di distruggere, le chiese spiegazioni e lei non poté negare l'evidenza. Raymond era furioso, venne a casa con lei che lo supplicava di non fare nessuna mossa avventata, ma era sordo a quelle preghiere. Litigammo pesantemente, Catherine fuggì sconvolta e poco dopo anche loro andarono via, ma non giunsero mai a casa.
Mio fratello non era in grado di guidare, mentre sorpassava un'auto perse il controllo dell'auto e finì nella corsia opposta... un camion li prese in pieno, morirono sul colpo. – disse a fatica prima di portarsi le mani al viso e singhiozzare.
Danielle agì d'istinto e lo abbracciò, era sconvolgente vedere quell'uomo così grande lasciarsi andare in quel modo e le faceva male percepire quanto stesse soffrendo.
- Se non fosse stato per me loro sarebbero ancora vivi! – disse sollevando la testa e trovandosi a pochi centimetri dal viso di lei.
- Nicholas non guidavi tu, non hai colpe per l'incidente. – disse con dolcezza e portò entrambe le mani sul suo viso.
- Ti prego Danielle, almeno tu non trattarmi con un bambino! Vivo con il senso di colpa per aver tradito mio fratello e usato sua moglie, ma soprattutto è come se li avessi uccisi io...
- E' per questo che sei venuto nel mio studio? – chiese lei frenando il tremendo impulso di baciarlo.
- Era da tempo che volevo confessare tutto a Julie, non meritava di vivere in una bugia, ma avevo paura e così ho cercato di rivolgermi ad uno psicologo. – disse abbassando lo sguardo.
- Torneremo su questo in un altro momento, adesso dobbiamo pensare a tua nipote. – disse facendosi sempre più vicina.
- Da quanto tempo è scomparsa? – chiese con calma.
- Appena ho finito di dirle tutto si è alzata dal divano, era disgustata e mi ha intimato di starle lontano, mi ha urlato contro cose terribili, ha afferrato il giubbotto ed è uscita come una furia. Ho provato a calmarla, a inseguirla ma è salita su un taxi troppo velocemente perché riuscissi a prendere la targa! Saranno circa quattro ore.
Se prima sembrava essersi calmato, nel rivivere il litigio con la nipote diventò forse anche più agitato di quando aveva fatto il suo ingresso.
- D'accordo, hai il numero di telefono del suo fidanzato? – disse sempre con calma.
- No...sono un disastro come genitore. – disse ravviandosi i capelli con entrambe le mani con stizza.
- Conosci il suo cognome? – chiese impaziente, aveva avuto un'idea geniale.
- Clayton. – disse fissandola incuriosito mentre afferrava il cellulare.
Danielle digitò in fretta Alex Clayton sulla barra di ricerca di facebook, poi lo porse all'uomo.
- Dimmi chi è fra questi.
Nicholas afferrò il telefono e identificò il secondo profilo come quello di Alex. Danielle era davvero la sua salvezza.
- Cazzo è offline! – gemette quando aprì la chat, ma inviò ugualmente un messaggio spiegando in breve la situazione e allegando il suo numero di cellulare.
Nel frattempo di ricevere una risposta cercò il profilo di Julie, non era del tutto privato quindi inviò un messaggio a tutte le ragazze che ricorrevano più spesso nelle foto, se erano amiche strette potevano sapere qualcosa o addirittura lasciarsi sfuggire dove si trovasse.
- Aveva il cellulare con sé?
- No dannazione! – disse alzandosi di scatto, si diresse verso la finestra e scrutò le trafficate vie sottostanti.
- Nicholas? – lo chiamò lei timidamente mentre lo raggiungeva.
- Come fai? – chiese l'uomo restando a fissare il panorama.
- A fare cosa? – chiese dando per scontato che si riferisse alla sua praticità in quella situazione.
- A non provare repulsione nei miei riguardi.
Danielle aprì il palmo della mano fra le scapole e lo sentì irrigidirsi, l'altra mano si posò sul suo petto e lo accarezzò sopra la lana del pesante maglione a dolcevita scuro.
- So ordinare le priorità e in questo momento Julie ha la precedenza assoluta. Inoltre, per quanto io possa volerlo, non riesco a provare repulsione nei tuoi riguardi. Sei un uomo totalmente diverso da dieci anni fa e io ho conosciuto questo Nicholas e credo che si meriti una seconda possibilità dalla vita.
Nicholas non proferì parola, si girò verso di lei e l'avvolse in un caldo abbraccio senza nessuna malizia, era solo l'espressione fisica di qualcosa di più profondo e radicato dentro di lui.
- Non hai idea di cosa significhi tutto questo per me. – disse in un sospiro sui suoi capelli e Danielle si sciolse completamente. Godette di quel calore e si schiacciò maggiormente contro la solidità di quel corpo inspirandone il profumo.
Fra le sue braccia, era quello il suo posto, finalmente stava capendo.
Quella sensazione di calore era esattamente ciò che aveva cercato quando esausta si era addormentata sul divano, o più probabilmente era quella che stava cercando da una vita.
"Oh lo so. Adesso lo so.", Avrebbe tanto voluto dirgli, ma prima che potesse solo aprir bocca il suo telefono iniziò a squillare.
A malincuore ma ugualmente impaziente si precipitò sul dispositivo abbandonato sul tavolino, era Alex.
- Fammi parlare. – disse Nicholas serio ma Danielle rispose alla chiamata e fece cenno di restare in silenzio.
- Ciao Alex, sono Danielle Lanford un'amica di Julie, avrei bisogno di parlarti e chiederti alcune informazioni riguardo la tua fidanzata ed è piuttosto urgente. – disse lei con una calma glaciale.
Saltò fuori che si erano lasciati da almeno una settimana e il ragazzo non aveva la minima idea di dove potesse essere, Danielle sospettava che fosse una bugia ma non avendone la certezza giocò sulla gravità della situazione ma Alex non cedette o forse non sapeva davvero nulla.
- Non stanno più insieme e lui non sa nulla. – disse Danielle avvicinandosi a lui mentre alzava cinicamente un sopracciglio.
- Se ci sta mentendo e lo scopro giuro che non risponderò di me stesso!
- Lascia perdere Alex e dimmi se tu hai idea di dove abitino le sue amiche, se ha un posto preferito o un qualcosa che la leghi ai genitori. – fece lei con fermezza.
- No, cioè sì. Nel senso che l'ho accompagnata un paio di volte a casa di una sua amica. Cristo santo sono disastro. – disse massaggiandosi le tempie con una mano mentre con l'altra cercava il pacchetto delle sigarette nella tasca dei pantaloni.
Danielle provò tenerezza e frustrazione nei suoi riguardi, sembrava distrutto e totalmente incapace di reagire, si chiese dove fosse finito l'uomo che l'aveva salvata dalle fiamme. Adesso toccava a lei salvarlo.
- Ha qualche ricordo piacevole con i genitori in qualche parte della città? – chiese sfiorandogli un braccio e quella volta Nicholas non s'irrigidì.
L'uomo restò in silenzio, fumò la sigaretta e passò in rassegna tutti i ricordi che aveva alla ricerca di quel fantomatico luogo. C'era la scuola di danza, la casa dei suoi genitori che ormai era stata venduta da almeno un anno, l'appartamento dove Julie viveva con i suoi di genitori, l'ex stabilimento dell'azienda di famiglia ma non aveva idea a quali di questi fosse più attaccata Julie.
- Potrebbe essere andata a casa dei genitori. E' stata messa in affitto da anni ma magari si trova nei paraggi... - disse spegnendo la sigaretta nel posacenere.
- E' inutile restare qui, andiamo. – disse lei alzandosi e andò in camera a recuperare un paio di banali all star nere, prese in giubbotto e i suoi effetti e con Nicholas uscirono di casa.
Aveva percorso molte volte quella strada in passato, sia per far visita al fratello che per incontrarsi con Angelica.
Si limitava ad andare a prenderla però, non avevano mai avuto il coraggio di fare l'amore in quella casa, al contrario di quella di Nicholas.
Julie non era la sola ad avere tanti ricordi in quella casa.
Nicholas parcheggiò nelle vicinanze con molta difficoltà, la zona era molto trafficata, tipico di Angelica voler stare in piena città.
Danielle lo seguì fino al palazzo, sembrava una ragazzina vestita in quel modo, indossava un giubbino sportivo, jeans e scarpe da ginnastica, non aveva neanche un filo di trucco e i capelli non erano legati in nessuna acconciatura elaborata o severa.
Nicholas si fermò dinnanzi al portone, dritto come un fuso e rigido come il marmo, lo sguardo fisso nel nulla e insofferente a qualsiasi cosa fosse intorno a lui, eccetto Danielle. La sua Danielle così diversa da Angelica e così simile a lui.
- Nick io lo so che non è un momento facile per te, so bene cosa significhi rivivere il passato. Ma devi affrontarlo, fallo per tua nipote. – disse lei abbracciandolo da dietro, sentiva il bruciante bisogno del contatto fisico con lui.
Nicholas si girò lentamente senza sciogliere quell'abbraccio, la guardò intensamente e improvvisamente tutto intorno perse colore e suono, non c'erano luci accecanti dei locali, non c'era il rumore insopportabile dei clacson. Teneva stretta a se la donna con cui avrebbe voluto costruire il suo futuro proprio dinnanzi alla casa della donna che aveva condizionato il suo passato e il suo presente, paradossale pensò e represse il desiderio di baciarla.
Danielle lo osservò con attenzione, profonde occhiaie facevano mostra di sé, evidente sintomo della nottata passata in ospedale, le rughe, quelle meravigliose e sensuali rughe agli angoli degli occhi sembravano più marcate. Aveva i capelli scarmigliati, la barba non sembrava scolpita nel marmo e le labbra erano serrate, la mascella contratta in una chiara espressione di tensione. Odorava di sigaretta più del solito, ma il profumo di bucato e davidoff era inebriante come sempre, in una sola parola era bellissimo.
Anche sfatto e sconvolto e per una non ben definita ragione Danielle si sentì gratificata e potente nel constatare che lui si stava affidando completamente a lei.
Desiderò accostare dolcemente le sue labbra a quelle dell'uomo e provò una tremenda paura. Nicholas avrebbe potuto rifiutarla, avrebbe potuto per sino trattarla come se le facesse pena dopo il modo in cui lo aveva trattato. Tremò e involontariamente strinse i lembi aperti del suo cappotto, particolare che l'uomo non mancò di notare e la guardò sorpreso; possibile che Danielle Lanford stesse perdendo il controllo?
- Nicholas... - mormorò ad un soffio dalle sue labbra, era ancora troppo intimorita dagli errori del passato per poter fare ciò che voleva, perché quel bacio avrebbe significato molte cose, era fondamentale.
L'uomo deglutì nervosamente, desiderava quel contatto quanto lei, lo desiderava in una maniera così esasperante che avrebbe potuto urlare e subito dopo spingerla con violenza contro un muro e affondare la lingua in quella bocca deliziosamente calda. E invece restò fermo, quasi impassibile, senza nessun segno di incoraggiamento e una parte di sé provò un sottile piacere nel tenerla sulla corda. Era così deliziosa quando si toglieva l'armatura.
Si umettò le labbra solo per illuderla e la strinse più forte contro il suo corpo, la guardò con un desiderio quasi frustrante e la vide assumere un'espressione di pura incertezza su quel viso dai lineamenti ben definiti e a tratti dolci. Erano così vicini che sentì il cuore batterle così veloce che per un attimo si chiese se non fosse il suo, poi sollevò una mano e la posò sulla sua guancia.

- Non ora, non così. Sai meglio di me cosa significherebbe, quindi non farlo se non sei sicura, mi uccideresti. – disse socchiudendo piano gli occhi e sfregando il pollice contro il suo zigomo.
"Mai io sto già morendo", pensò lei mentre prendeva lentamente le distanze con un grosso peso sullo stomaco.
Nicholas, il suo affascinante, cupo e schivo Nicholas, l'uomo che sembrava più maniaco del controllo di quanto non fosse lei, il suo master, il suo coraggioso e splendido Nicholas si stava mostrando vulnerabile. Era come se si fosse aperto il petto in due e avesse esposto il suo cuore a lei, solo a lei. Che grossa responsabilità che le aveva dato e lei rischiava di mandare quel cuore tanto fragile in mille pezzi.
Danielle paragonò Nicholas alla ghisa, tanto dura quanto fragile, così poco malleabile a freddo, così rigida che se provi a colpirla potresti farti male seriamente, ma anche infintamente fragile se si prova a fletterla.
Danielle annuì meccanicamente e ricacciò indietro le lacrime, era un bene che non fosse truccata, almeno non avrebbe rischiato di imbrattarsi il viso.
Si girò di spalle e fissò la strada dinnanzi a loro, c'erano locali più o meno vivaci e colorati, c'era già chi faceva aperitivi o addirittura cenava.
- Aspetta! – urlò lei qualche istante prima che l'uomo premesse il pulsante sul citofono.
- Guarda... - disse quasi in un sussurro indicando un locale sull'altro marciapiede. Era una caffetteria quasi anonima con delle grandi vetrate, non era molto affollata e seduta in disparte c'era una figura magra, i capelli scuri e la testa china a fissare il bicchiere di carta sul tavolino.


Ela Collins ©

Opera soggetta al copyright, ogni citazione o riproduzione totale e o parziale è severamente vietata, i personaggi sono inventati dall'autrice e fatti, persone o luoghi sono puramente casuali. Le azioni e  la sfera sessuale non vogliono inneggiare alla violenza ma è solo pura fantasia.

Note: Questo doveva essere l'ultimo capitolo prima dell'epilogo, direi che è solo una parte perchè è uscito decisamente troppo lungo e anche se io prediligo capitoli lunghi ho preferito ancora una volta spezzarlo.Sono passaggi fondamentali e non voglio correre il rischio di farvi perdere dei pezzi per strada.Spero possa piacervi la piega che la storia ha preso ora che si avvicina il finale.A presto!

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