E le stelle stanno a guardare

10 2 0
                                        

E anche stanotte le stelle stanno a guardare, anche oggi che non c'è niente di bello da vedere. È incredibile quanto la notte ci prenda in disparte, è bellissimo sentirsi cullati dal saccente canto di un gufo. Quanto è potente la sensazione di solitudine in questi casi, perché l'universo è tanto grande, e io tanto piccino. Ho perso anche la più minima voglia di dormire, non mi allieta sapere che domani sarà una giornata uguale a tutte le altre. Mancavano solo due giorni al mio compleanno, e non sentivo il solito brivido di allegria pensandoci. Fu poco dopo queste mie parole che la notte mi divorò e mi trascinò al mattino seguente. Le 6.53, per la precisione.
Sceso dal letto non aspettò a farsi vedere Robbie, quel Mangiacrocchette Ammazzatopi e Mammamiasepuzza di un gatto. È un signor gatto, quello: il suo pelo nero e gli occhi giallo-verde gli danno un aria da selvaggio, ma nei comportamenti è tutto un Sir. Ad esempio, l'acqua si azzarda a berla solo se è in un bicchiere di vetro, guai a metterla in una ciotola. Come tutte le mattine mi accompagnò fino al Brioches'n Rock, il bar di Steven, quello sulla spiaggia ad un paio di isolati da casa mia. Robbie ha la strana abitudine di controllarmi ad ogni cosa che faccio, sembra mi voglia proteggere. Giunto in spiaggia lo pregai di andare a casa, dopo un pò di volte che insistevo mi diede retta.
Camminare sulla sabbia è bellissimo: quando i piedi sprofondano è come se ti volesse dire "sulla terra gli uomini corrono per raggiungere il proprio ufficio, qui invece ci si ferma a guardare il tramonto"

"Ciao Steven" mi lanciai a peso morto sulla sedia di fronte al bancone. Steven lavava due tazze contemporaneamente con una maestria disarmante.
"Campione!" gridò con il suo solito entusiasmo.
"Brioches?" mi invitò.
"No grazie, non ho fame"
"Va bene campione. Papà come va?"
Steven è il migliore amico di papà, e l'unico adulto con cui mi piace trascorrere del tempo.
"Papà?" gli feci eco. Abbassai lo sguardo e sbuffai.
"Dai Peter, vedrai che tornerà a casa in tempo per il tuo compleanno, stavolta", provò a rassicurarmi. Papà, John Hart, lavora in una agenzia immobiliare, e lo vedo, soprattutto in questo periodo, ad intervalli di una settimana.
"Steven, non sono più un bambino, e non mi si può più mentire. D'altro canto, non sono ancora un adulto e non riesco a capire perché mentite sempre. Tu e mamma lo avete detto anche l'anno scorso, e quello prima, e quello prima ancora. Adesso basta"
Mi sono reso conto di aver usato dei toni un pò scortesi contro ci cercava solo di darmi conforto. Nonostante questo Steven mi sorrise.
"La mia non è una bugia, Peter, è una speranza".
"Sì, magari questa volta.. Beh, io vado a scuola, si sta facendo tardi"
"Buona giornata campione".
Mi batté il cinque e io mi incamminai nel vialetto che dava verso la scuola.

SkyholeWhere stories live. Discover now