Capitolo 6

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Ho incontrato tante persone con problemi mentali,inclusa me,e da ragazzina ero appassionata alla psicologia.
Il motivo?

Semplice curiosità per la mente umana.

E forse perchè mia mamma mi accompagnava ogni lunedí e ogni giovedí dalla psicologa Jessica Brown.

Mi stendevo sempre in una poltrona rossa scura con il viso rivolto verso il soffitto bianco, i miei occhi scrutavano quel bianco mrntre ascoltavo la dottoressa seduta su un altra poltrona di fianco a me color nero opaco e rispondevo con un sorriso.

"Perchè l'hai fatto Emily?"

La sua voce rimbombava nelle mie orecchie e nella stanza piccola.

"Non lo so...Mi piaceva e basta, è stato divertente "

Avevo solo 10 anni allora e la mia voce era piccola e minuta, ma la mia voglia era tanta.

"Ormai sono mesi che mi ripeti la stessa cosa...E io invece ti ripeto che è sbagliato.
Non puoi mandare all'ospedale tuo fratello, ora è in coma, lo sai vero?"

Non sapevo cosa significava esattamente la parola "coma" ma lo intendevo come una dormita abbastanza lunga.
La mia risata infantile risuonava nella stanza e la dottoressa prendeva appunti frettolosamente.

"Era solo un gioco, uffa"

Sbuffo in seguito e mi alzo dalla poltrona e me ne vado con passo svelto.
Ogni volta che uscivo dalla stanza, rimpiangevo di non essere io in quella poltrona nera e fare le domande ai pazienti, a sapere cosa provano e a scrivere su quel blocchetto.

Ma in quel momento i ricordi si mettono da parte nella mia mente.
E la bomba davanti a me esplode improvvisamente davanti ai miei e agli occhi di Joker.
Non ricordo nulla di quegli istanti,ricordo solamente il fastidioso suono che la bomba emetteva e che rimbombava nelle mie orecchie.

Apro lentamente gli occhi e vedo dei lettini di fronte a me, il bianco colora l'ambiente e la poco luce penetra dalla finestra.
Focalizzo meglio e mi rendo conto di trovarmi su un letto bianco, con il corpo pieno di fasce dello stesso colore e i muscoli indolenziti.
Le mie osse mi fanno malissimo e la testa mi gira da morire.

Mi alzo lentamente e mi stropiccio gli occhi con la mano destra mentre la mano sinistra mi tiene con fatica appoggiata al lettino.
Mi sento vuota.
Mi sento persa.
Mi sento....Strana.
Vulnerabile.

Realizzo dopo pochi secondi il posto dove mi trovo in questo momento, mi alzo di colpo ma mi pento immediatamente di quel gesto, dato il dolore che mi procura al mio corpo.
Urlo di dolore e mi riposiziono come prima.
"Merda..."Sussurro stringendo i denti.

Un pensiero secondario mi balena in testa.

Joker

Il mio uomo.
Dove puó essere?
Dove si trova?
Sto impazzendo.
La mia mente sta andando in tilt.
E se fosse morto?
No, no, no, no, no.

"Infermiera!!Ei!Qualcuno venga subito qui!!"

Inizio ad urlare come una pazza, in cerca di qualcuno che venga subito nella mia camera.

Continuo ad urlare a sbraitare e quando mi rendo conto che nessuno sta venendo in mio aiuto, cerco di alzarmi in un modo o nell'altro ma mi rendo conto che non solo il dolore blocca i miei movimenti ma anche delle stringhe sono allacciate ai miei polsi e alle mie caviglie legate al letto.

Passano minuti.
Passano ore.

E niente.

Nessuno nel giro di questi corridoi vuoti e bui, dato l'orologio davanti a me che segna le 02:32.

Tic Tac.
Tic Tac.
Tic Tac.

Un cellulare squilla.
Accanto a me.
Volto la testa verso destra e lo scruto attentamente mentre vibra sul comodino.
Cazzo.
Come faccio a prenderlo?

Ho un' idea.
Inizio a spingere il comodino con la spalla, in modo da farlo cadere sul mio petto.

E cazzo si che ci riesco.

Rido cosí tanto dalla felicità e rispondo al cellulare, facendolo smettere di squillare.

"Signorina Rose?
Emily?È lei?"

"Si....Si!Sono io!Chi parla?E dove mi trovo?"
Urlo al telefono.

Mi sento persa e vuota, mi sento esasperata, al limite e voglio muovermi ma non posso e voglio capire cosa succedendo ma non lo so e soprattutto voglio sapere dove si trova il mio amato.

Cosí confusa.

"So solo dirle una cosetta...
Joker è morto.
Finalmente"

Rimango allibita.
Sopresa.
Sempre piú confusa.

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