40 || Non è oro tutto ciò che luccica

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Erano circa una ventina, disposi a semicerchio, col cappuccio del mantello tirato su sulla testa e la maschera ramata calata sul viso. Gli Oscuri erano rimasti fermi immobili per un tempo indefinito, con le braccia tese lungo i fianchi, le gambe leggermente divaricate e gli orribili occhi gialli fissi nei loro.

Perla era paralizzata dalla paura. Non era preparata a una cosa del genere, era impossibile che gli Oscuri fossero riusciti ad accorgersi della trappola architettata a Wellington così presto. Era certa che Tyler, Rayen e Zion avessero fatto un buon lavoro, che fossero riusciti a far guadagnare tempo prezioso al gruppo, eppure qualcosa doveva essere andato storto.

Spostò lo sguardo sui suoi amici e subito sentì la terra mancarle sotto i piedi: vide una macchia di sangue all'attaccatura dei capelli grossa quanto un pomodoro sul viso di Scott, lo zigomo tumefatto di Ted, il labbro rotto di Sam. Un moto di rabbia si fece strada dentro di lei e fece per scattare in avanti. Non aveva idea di quello che avrebbe fatto, forse sì e no due passi, dato che gli Oscuri erano molto più numerosi di tutti loro messi assieme, ma fortunatamente non riuscì a scoprirlo.

Anticipando la sua mossa, Tyler le cinse un polso con una mano e la spinse dietro di sé, così da farle da scudo col proprio corpo. Lei sentì le lacrime bagnarle gli occhi, si sentiva impotente davanti a quella scena ma – seppur difficile – era la scelta migliore da fare. Se avesse attaccato gli Oscuri, questi non ci avrebbero messo molto a scaraventarla a qualche metro di distanza e se nella caduta avesse perso i sensi o, nella peggiore delle ipotesi, si fosse rotta l'osso del collo, non avrebbe potuto aiutare i suoi amici.

Così fece un respiro profondo e, cercando di trattenere le lacrime, si spostò di fianco a Tyler. Lui la fulminò con lo sguardo, ma lo ignorò. Ogni volta che dovevano affrontare degli Oscuri, cercava sempre di proteggerla, nascondendola dietro di sé, e lei lo lasciava fare. Quella volta però sarebbe stata diversa: non voleva essere protetta, voleva combattere al suo fianco.

«Lasciateli andare» mormorò poi a denti stretti.

Nell'aria riecheggiava solamente il frinire delle cicale. Poi, in un movimento piuttosto fluido ed elegante, un Oscuro fece un passo in avanti. «E perché mai dovremmo farlo?»

«Perché loro non c'entrano nulla» intervenne Tyler. «È me che volete.»

«Forse possiamo uccidere i tuoi amici, proprio come voi avete ucciso i nostri fratelli» mormorò, ignorando le parole del ragazzo. «Mi sembra un patto equo, non ti pare?»

«Non meritate altro che morire, razza di schifosi bastardi!» borbottò Scott, e l'Oscuro che lo teneva per le braccia gli tirò un calcio sui reni talmente forte da smorzargli il respiro. Perla sussultò e sentì una morsa stringerle lo stomaco. Il ragazzo tossì più volte e si portò le mani sulla schiena, e lei rimase a guardarlo col cuore in gola finché non fu certa che stesse bene.

«Non vogliono combattere questa battaglia, non ne sanno niente. Lasciali stare» continuò Tyler, ma tutto quello che ottenne fu una risata divertita dal gruppo di Neri che aveva di fronte.

«E credi che questo basti?»

Il ragazzo fece un profondo respiro e chiuse le mani a pugno. «Ho ucciso io i tuoi fratelli. Li ho guardati negli occhi, prima di ridurli in una misera nuvoletta di fumo.»

Gli occhi dell'Oscuro si riempirono di odio e rabbia. «Chiudi il becco.»

Tyler fece un passo in avanti e automaticamente Perla gli si avvicinò. «Che fai?» gli sussurrò, posandogli una mano sul braccio.

«Fidati» le rispose, lanciandole uno sguardo fugace; poi tornò a guardare il Nero e schiuse le labbra in un mezzo sorriso. «Sono io la persona che hanno visto per l'ultima volta; sono io che li ho fatti urlare dal dolore, colpendoli in pieno petto.»

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