Forse un prologo

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Erano tutti seduti attorno al tavolo rettangolare della Sala Riunioni. Lui, che in piedi, manipolava a distanza il grande ologramma proiettato al centro del tavolo. Ricontrollava insieme a loro i passaggi che li avrebbero visti protagonisti nelle successive tre ore.

Alcuni di loro erano giovanissimi, con volti da bambini, e lo ascoltavano fissando intensamente l’ologramma, nel tentativo di memorizzare ogni sua parola e ogni istante del lavoro che li aspettava. Nonostante avessero già potuto ripetere, quanto stavano ascoltando, anche meglio di lui, l’attenzione che i giovani collaboratori prestavano sembrava qualcosa di solido.

Le due porte finestre che davano sulla veranda, posta alla sua destra, erano oscurate dalle tapparelle elettriche completamente chiuse.

L’ologramma illuminava le pareti della stanza e i volti delle persone presenti, su cui disegnava maschere contratte e tese.

<<Soluzione salina al due per cento, nove millilitri di tiodifenilammina. I nanoidi trasporteranno la molecola direttamente nel talamo. La temperatura deve essere tenuta costantemente sotto controllo. Se scende sotto i trentacinque gradi Celsius, alzate di due gradi la temperatura delle barre caloriche della griglia di contenimento.>> disse.

Jim Seridan, il suo vice, nonché il più anziano del gruppo, scosse la testa.

<<Greg, ne abbiamo parlato già parlato. Credo che questa cosa dovrebbe essere abortita prima ancora di cominciare. E’ troppo rischioso.>> disse Seridan.

<<Jim, proprio perché sei il miglior neurofisiologo in circolazione, so di poter portare a termine l’esperimento.>>

<<Ma ci sono troppe cose che possono andare storte. Se i nanoidi non riuscissero a controllare le funzioni del talamo e alterassero il sistema di termoregolazione, ti ritroveresti a..>>

<<Pensi che potremmo ritrovarci a fronteggiare un evento di autocombustione spontanea?>>

<<Si, potrebbe, ma non solo.>> rispose Seridan che si alzò dalla poltrona in pelle e si sporse verso l’ologramma <<Vedi questo?>> disse indicando con la mano destra, un’area al centro dell’immagine che in quel momento era riprodotta davanti ai loro occhi, una sezione del cervello, posta una decina di centimetri al di sopra del punto centrale dell’ologramma e che lampeggiava emettendo una luminosità blu elettrico <<Lo sai meglio di me che sopra il nucleo dorsale laterale, vi sono aree che afferiscono al controllo del metabolismo basale. Se il preparato interferisce con queste o ne altera il funzionamento, potrebbe accadere che cessano le funzioni vitali. Smetteresti di respirare, il cuore potrebbe fermarsi, ma tu rimarresti lucido. Il dolore sarebbe insopportabile per un essere umano. Abbiamo scartato la feniliciclanina proprio per evitare questo rischio.>> continuò Seridan.

<<Solo per dieci, dodici secondi.>>

<<Potrebbe anche durare un minuto.>> disse Seridan digrignando i denti.

<<Potrebbe.>>

<<Ma tu moriresti! Sarebbe una morte atroce!>> sbottò Seridan. Spinse con le gambe la poltrona all’indietro e fece due passi verso il muro alle sue spalle, voltando le spalle.

<<Improbabile.>>

Seridan si voltò  e allargò le braccia con un sorriso ironico sul volto.

<<Improbabile? Improbabile? No, non è improbabile è del tutto possibile invece.>> disse Seridan.

<<Jim, sei un medico, hai un dottorato in Neurofisologia, hai le competenze necessarie per valutare la situazione. Sono convinto che sei in grado di comprendere immediatamente se questo dovesse accadere. A quel punto mi aspetto che tu faccia ciò che deve essere fatto. Te lo avevo già chiesto e tu mi hai già detto che lo avresti fatto.>>

<<Ti rendi conto che mi stai chiedendo di ucciderti se dovessi accorgermi che l’esperimento dovesse andare storto?>> disse Seridan alzando ulteriormente il tono della voce.

<< Si e non lo chiederei a nessun altro.>> disse lui con calma e senza scomporsi.

<<E poi>> si sporse verso Seridan <<Mi auguro  anch’io che tu non debba farlo, ma questa è solo una delle peggiori situazioni che potrebbero accadere.>>

Si ritrasse e rivolse lo sguardo su tutti i presenti, uno a uno.

<<So a cosa sto andando incontro. Abbiamo preparato questo momento, ci siamo preparati per questo momento da due anni. Abbiamo fatto tutte le sperimentazioni possibili su modelli artificiali. Siamo al momento della sperimentazione sull’uomo e voglio essere il primo.>> si fermò a guardare Seridan dritto negli occhi <<E proprio perché è rischioso che non voglio che altri possano essere sacrificati. Mia è l’idea, mio il progetto, mio è il rischio, mio sarà il grande onore. Cosa ci siamo sempre detti Jim?>> disse lui sorridendo.

<<Tuo il castello, tue le regole.>> rispose Seridan abbassando gli occhi.

<<Lo hai sempre saputo, amico mio.>> battè le mani <<E adesso tutti a prepararsi, ci vediamo al laboratorio tra due ore.>>

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