Capitolo 1

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Le persone fraintendono il fatto di cambiare vita da un momento all'altro; a volte viene visto come una cosa addirittura tragica, e non come un'autentica opportunità di rimediare agli sbagli del passato. Cambiando casa, amici, città, puoi modificare te stesso evitando gli sbagli che hai già commesso, e che in questa nuova parte della tua esistenza sono addirittura ... insignificanti. Per quanto mi riguarda, io la considero tutto tranne che una tragedia.
Sono ormai passati due giorni da quando mia madre è stata nuovamente trasferita col suo lavoro da serva. Detto così sembra quasi dispregiativo, ma non lo pensavo affatto. Ero orgogliosa di mia madre, ed ero fiera di sbandierarlo ai quattro venti; era sempre stata una grande lavoratrice, e si era sempre sacrificata per me, per permettermi di vivere una più o meno bella vita. O comunque una vita al sicuro, un lusso che non tutti potevano permettersi, qui, nel Grande Inverno.
Ora che avevo da poco compiuto i miei 16 anni, mia madre si era rassegnata alla mia idea di iniziare a lavorare per aiutarla. Gli Stark non avrebbero dovuto pagare anche me ( con il pietoso stipendio che davano alla mia povera madre), avrei solo aiutato ad alleggerire il lavoro.
La mia stanza non era piccola come quelle in cui ero vissuta tempi altrove, anzi, era piuttosto spaziosa. La dividevo con mia madre e un'altra ragazza di 18 anni di nome Kendra, che si era dimostrata da subito molto disponibile e gentile. Avevo subito pensato che magari avrei potuto avere un'amica per una volta.
I primi due giorni erano stati a dir poco una pacchia. Lady Catelyn aveva concesso a tutti i nuovi arrivati due giorni di riposo dal viaggio, e per ambientarci nella nuova gigantesca casa. Kendra mi era stata molto d'aiuto, e mi aveva mostrato e riferito tutte le cose da sapere riguardo agli Stark e all'abitazione.
Dato quanto avevo scoperto, gli Stark non erano molto differenti dalle famiglie che mia madre aveva già servito: il padre, Lord Eddard Stark era un uomo amorevole e gentile sia con i figli che con la servitù e Lady Catelyn non era da meno.
Avevano cinque figli legittimi, e anche un ultimo figlio che, a quando ho capito, Eddard deve avere avuto con una misteriosa donna della quale non si sa l'identità. In più, c'era un ultimo ragazzo, Theon, che nè Kendra nè io avevamo capito cosa facesse a Casa Stark. La servitù non è molto al corrente degli affari interni della famiglia.
Dopo aver imparato più o meno alla perfezione tutte le stanze e i locali della casa, mi sentivo abbastanza pronta per il primo giorno del mio nuovo lavoro. Speravo solo che la mia quasi inesistente memoria non mi tradisse proprio all'ultimo.
'Hai dei consigli da darmi?' chiesi a Kendra mentre camminavamo verso la sala grande.
'Gli Stark non hanno mai torto, anche quando ce l'hanno. Prenditi sempre la colpa e non contraddirli, soprattutto Sansa'. rispose velocemente quasi fosse una filastrocca imparata a memoria.
'Sansa è la terzogenita, escluso Robb, vero?- mi guardò con un'espressione quasi schifata e di completa disapprovazione
' Ferma, ferma, ferma. No. L'ordine corretto è Robb, Jon ( il bastardo), Sansa, Arya, Bran e Rickon' ripetè ad una velocità per me quasi disumana 'Capito?'
Mi limitai ad annuire incerta e preoccupata.
Quando entrammo nella sala per la divisione delle mansioni, individuai subito da lontano mia madre tra la folla, che alla mia vista mi sorrise amorevolmente. Questo mi tranquillizzò.
' Buongiorno a tutti, come penso voi già ben sappiate, io mi chiamo Elvina, e sono la responsabile della servitù. Per ogni domanda, considerazione, o qualunque altra cosa, chiedete a me e non disturbate qualcuno che della vostra vita se ne frega altamente.' disse l'alta donna con la cicatrice che le tagliava il volto. Spero che quella bruciatura non sia stata causata da qualcuno che - della sua vita se ne fregava altamente-.
'Bene, voi laggiù in fondo, dalle ragazze. Attente ad Arya, tende a scappare' disse indicando quattro donne più o meno dell'età di mia madre in fondo alla sala. 'Voi due a pulire le stanze dei ragazzi' disse indicando la mia mamma e un'altra signora bionda. 'Voi tre all'allenamento' esclamò puntano il dito indice verso il mio petto, quello di Kendra e di un'altra ragazza. Kendra sembrava felice di quella mansione, e quindi pensai che magari non c'era motivo di preoccuparsene.
' Fantastico! L'allenamento non mi capitava da quasi due settimane' esclamò Kendra felice verso di me.
' In cosa consiste esattamente?' chiesi imbarazzata
' A parte guardare per tre ore quei fusti dei figli di Lord Stark combattere tra loro? Non granché.' intervenne emozionata la terza ragazza che a quanto ho capito si chiamava Elsie.
' Beh, non mi interessano più di tanto: sono viziati come tutti gli altri, e hanno una vita meravigliosa senza aver faticato mai una volta nella vita' risposi con noncuranza con una smorfia 'E poi in cosa consiste questo -non un granché-?' chiesi
'Dobbiamo lucidare le loro armature e le spade, e poi dipende dal tipo di allenamento' rispose esaustiva Kendra. Annuii incerta.
Uscimmo dalla casa e arrivammo in un grande spiazzo verde, dove ancora non c'era nessuno.
Entrammo in una piccola casetta in legno, più grande del bagno che condividevo con gli altri servi, dove erano ordinatamente disposte armature, spade, stivali e speroni. Cercai di imitare i comportamenti di Kendra ed Elsie, che si erano dirette verso una dispensa con incisi vari nomi sul legno.
'Okay, tra mezz'ora arriveranno i ragazzi, devi fargli trovare il loro vestiario da combattimento sul loro tavolo, mi raccomando a non sbagliare; sopratutto con Robb, è il più meticoloso' mi sussurrò all'orecchio Elsie riferendosi al nome inciso sul tavolo e sugli scaffali.
Imitando tutti i comportamenti delle ragazze, riuscii a finire in tempo e un sorriso spontaneo mi si stampò in volto, fiera del mio lavoro.
'Ora cosa facciamo?' Chiesi sedendomi accanto alle altre su delle panchine ai lati del grande prato verde.
' Dobbiamo aspettare che arrivino, vedere se hanno bisogno di aiuto con le armature, aspettare che finiscano l'allenamento e poi ripulire tutto' annuii.
Venimmo tutte e tre riscosse da un rumoroso suono di risate in fondo al corridoio che portava al giardino. Kendra ed Elsie si affrettarono ad entrare nella casetta in legno, e così feci anche io; mi sistemai in fondo, vicino al tavolo ed aspettai con le braccia tese e le mani unite dietro alla schiena.
Tre ragazzi entrarono ridenti verso di noi, non degnandoci neanche di un saluto o di uno sguardo; li odiavo già.
L'ansia mi percosse non appena realizzai che non ero in grado di mettere un'armatura. Cercavo di imitare i movimenti di Kendra, ma purtroppo la visuale era limitata. Mi sentivo lo sguardo del maggiore degli Stark addosso, e le mie mani cominciarono a tremare.
'Fammi indovinare, sei nuova.' disse ad alta voce quello cogliendomi di sorpresa
'S...Si' risposi con lo sguardo basso e la voce tremante
' Allora posso dirti, che odio profondamente chi non mi guarda negli occhi mentre parlo' disse scandendo bene le parole e costringendomi subito ad alzare lo sguardo verso di lui.
Non so cosa mi sia preso, ma in quel momento una scarica elettrica mi invase il corpo, e quei potenti e estremamente intensi occhi azzurri mi scavarono dentro.
' Mi dispiace molto Lord Jo...Robb! Lord Robb' mi corressi immediatamente arrossendo violentemente e maledicendomi per essere nata così stupida! Tuttavia a quelle parole si sollevò una rumorosa risata da parte dei due fratelli, che mi mise ancora più inquietudine.
' Sono mortificata Lord Robb' dissi imbarazzata, ponendomi di fronte a lui e appoggiandogli entrambe le mani sul petto per fissargli i ganci dell'armatura.
Lui a quelle parole non rispose, ma si limitò a fissare ogni mio movimento, mettendomi totalmente a disagio.
'Ti sto infastidendo?' chiese con un mezzo sorriso
' Ovviamente no, Lord Robb' mi affrettai a rispondere non togliendo gli occhi dagli speroni
' Ti ho detto che mi devi guardare mentre ti parlo' disse lui seriamente a voce bassa
' Mi scusi, di nuovo. Ovviamente no, mio Lord' ripetei questa volta fissandolo nelle sue iridi celesti come il cielo.
'Meglio ora; ma smettila di chiedere scusa, è segno di debolezza' disse prima di finire in un attimo di aggiustarsi l'armatura e uscire con gli altri fratelli che lo aspettavano già da cinque minuti.

Oh, StarkDove le storie prendono vita. Scoprilo ora