33 - Axel

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Sbatto un paio di volte le palpebre e mi siedo con estrema lentezza sul divano del mio salotto. Sam ha preferito sedersi sul tavolino di vetro di fronte a me. Continua a tormentarsi i braccialetti di cuoio che tiene al polso e di tanto in tanto picchietta la punta del piede sul tappeto.

Siamo rientrati da China Town da circa venti minuti, abbiamo posato gli udon sul tavolo in cucina, e ora siamo qui. Lei inspira, alza lo sguardo sul mio e istintivamente mi protendo verso di lei. Intreccio le dita delle mani e mi preparo ad ascoltarla, senza metterle fretta o altro. Da come si sta comportando direi che è una cosa molto grossa e il solo fatto che me ne voglia parlare è un mezzo miracolo.

«Allora...» mormora mordicchiandosi il labbro inferiore. «Da dove iniziare? ... Ho la nebbia nel cervello Axel!» piagnucola passandosi entrambe le mani sul viso. Facendo così sbava un po' del trucco nero sugli occhi e, con un sorriso, avvicino la mano al suo viso per pulirle lo sbaffo e lei si acquieta un po'. «Inizia da qualcosa di semplice... Chi ti ha chiamato quando eravamo a Newport?» questa sembra una domanda semplice, no?

Lei mi guarda dubbiosa e, dopo qualche secondo di silenzio, poggia la sua mano sulla mia. La scosta lentamente dal suo viso e la tiene stretta nella sua: «Era David, il mio patrigno. Mi aveva chiamato per sapere se stavo bene o meno» mormora piano.

«Ed è una cosa positiva o negativa?»

«Beh, tenendo conto che non mi ha mai chiamato in vita sua per chiedermi come sto, direi che è una cosa più strana che negativa o positiva» annuisce con fermezza e aggrotta le sopracciglia. «Ricordi la prima volta che abbiamo fatto sesso?» domanda poi lasciandomi di sasso. Mi ritraggo stupito e sento le mie labbra schiudersi: e adesso che diavolo c'entra questo?

«Beh, sì. Direi che me lo ricordo benissimo» e le lancio un sorriso sbilenco con tanto di occhiolino. Lei alza gli occhi al cielo e mi tira un pugno sul bicipite: «Scemo!» ridacchia.

«Comunque, performance a parte, il giorno dopo ero letteralmente terrorizzata» inizia e con la mano libera cerca la mia. Adesso mi tiene entrambe le mai; mio Dio, sembra quasi mi stia per dire che aspettiamo un bambino... Cazzo, ma non abbiamo usato il preservativo solo due volte! Credo...

Anche se in realtà diventare padre non mi dispiacerebbe affatto, è lei che mi preoccupa! Con il capo le indico di proseguire e lei mi guarda un attimo dubbiosa: «Mio Dio, sto davvero mandando a puttane il mio orgoglio» sospira con fare teatrale e scuote la testa. «Cazzate a parte, la mattina dopo quello che abbiamo fatto, ero letteralmente terrorizzata! Non avevo mai provato nulla di simile in tutta la mia vita e... non è mai stato sesso Axel. Almeno, per me è così» sussurra con la faccia rossa. Oh. Mio. Dio.

Non sta accadendo davvero... non può essere che Sam, la mia Sam, mi stia dicendo queste cose. Per settimane ho pensato che non gliene fregasse un cazzo di me! Che era tutto un non niente... Si schiarisce la voce e prosegue sotto al mio sguardo incredulo: «Ho pensato che mi serviva un attimo lontana da te per pensare lucidamente perché sapevo benissimo che una relazione con me non andava affatto bene» aggrotto immediatamente le sopracciglia e faccio per ribattere, ma lei mi zittisce mettendomi una mano sulle labbra. «Buono bell'imbusto, fammi finire. Dicevo: pensavo che una relazione tra noi due non andava affatto bene e non perché non stiamo bene insieme, anzi. Ma semplicemente perché ero terrorizzata dal trascinarti nel mio mondo. Axel tu sei semplicemente incredibile, in tutti i sensi, ma non conosci Oakland.

Quella mattina pensavo, come una deficiente, che mia madre potesse aiutarmi a schiarire le idee riguardo a te e sono andata ad Oakland. Nel raggiungerla diciamo che sono incappata in una persona che avrei preferito non vedere affatto. Me ne sarei dovuta restare a letto con te e ... e affrontare le cose come si deve» i suoi occhi blu mi guardano angosciati e la sua espressione è di pura preoccupazione. Non per se stessa, no... sembra quasi che non gliene freghi niente di lei. Quello sguardo è per me.

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