Ombre sulla pelle. L'inizio.

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Quello che segue è l'inizio di un romanzo storico uscito in libreria, per Centauria Libri, lo scorso 13 ottobre, acquistabile in libreria e negli store on line...

Sperando che possa incuriosirvi, vi auguro buona lettura.

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Ombre sulla pelle


21 luglio 1665

Parigi

Raramente la piccola chiesa di Saint-Georges aveva avuto così tanta affluenza di martedì mattina: un'adunata di abiti modesti che saltava all'occhio. Si celebrava un funerale e oltre cinquanta persone erano giunte per l'ultimo saluto.

Hector Mistral era stato un soldato, come suo padre, onorato del titolo di cavaliere giovanissimo, per i meriti che aveva dimostrato in guerra; dopo che l'ennesimo colpo di spada aveva quasi rischiato di ucciderlo era tornato a Parigi, dalla moglie, ed era entrato al servizio del suo antico comandante. Il titolo, infatti, benché lo avesse elevato rispetto alla borghesia, non bastava a garantirgli una vita decorosa, e il visconte di Phoer, consapevole del suo valore come uomo e non solo come soldato, lo aveva nominato proprio amministratore.

Aveva svolto con onore quel ruolo per venti lunghi anni, finché la polmonite non gli aveva lasciato scampo. La stessa malattia che gli aveva portato via la moglie solo un mese prima. Era stato un uomo semplice e buono, sempre più vicino alla borghesia che alla nobiltà, uno di quelli che generano spontaneamente affetto e che lasciano un bel ricordo alle proprie spalle.

Oltre al ricordo, Hector lasciava una figlia di diciassette anni, che in quel momento sedeva ritta nel suo semplice abito da lutto, i capelli neri coperti da un velo, gli occhi chiari asciutti nonostante il dolore che ne traspariva e solo un lieve tremore delle mani a rivelare la sua agitazione. Mentre la chiesa andava svuotandosi, un ragazzo le si avvicinò per abbracciarla e lei lo lasciò fare, rinfrancata dal familiare contatto.

Si avviarono insieme, fianco a fianco, verso il cimitero, scortando la bara nell'ultimo viaggio insieme a un drappello di amici. Mentre Hector veniva calato nella fossa accanto a quella della moglie, Marc si decise a spezzare il silenzio che si era cristallizzato nell'aria e che Martine sembrava decisa a far durare per sempre.

«Hai deciso cosa farai? Rimarrai a servizio dal visconte?»

La ragazza scosse il capo. Non intendeva restare un attimo in più nella casa di Fabian Boyer, visconte di Phoer, figlio dell'uomo che aveva combattuto con suo padre e dal quale aveva ereditato il titolo, ma non il carattere. Fabian la desiderava, glielo aveva detto infinite volte, senza pudore né rispetto. Finché lei era la vergine figlia di un uomo stimato da tutti non aveva osato andare troppo oltre, ma durante la malattia del padre i suoi assalti si erano fatti più arditi e ormai, senza Hector, e senza alcuna protezione maschile, Martine sarebbe stata perduta. Strinse i pugni. Nessun giudice avrebbe mosso un dito per lei, difendendo piuttosto il visconte di Phoer se fosse successo il peggio. I privilegi dei nobili, a cui Martine pensava da sempre con un senso di rabbia e frustrazione. Non c'era bisogno che Marc lo sapesse, comunque. Se avesse saputo, avrebbe potuto fare qualche gesto avventato, pagandolo probabilmente con la vita.

«Me ne andrò» sussurrò, quasi a se stessa, e non ebbe il coraggio di incrociare lo sguardo del giovane. «Non sappiamo quando il visconte si sposerà, mentre il barone di Vence si è sposato da poco e la moglie ha bisogno di una dama di compagnia. Partirò stasera, poco dopo il tramonto.»

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