capitolo 27

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TYLER

Quindici di ottobre. Una ricorrenza strana quella, il compleanno di mio padre che ormai non sentivo da più di un anno. Non potei fare a meno di perdermi nei miei pensieri, chiedermi che cosa ne fosse stato di lui, se fosse tornato sul fronte o se, invece, fosse rimasto in America. Non avevo mai chiesto di Luis a mia madre, né a Rachel ... il ricordo di come ci eravamo lasciati bruciava ancora dentro di me, soltanto pensarci mi faceva venire la nausea.

- Dovresti chiamare a casa di tanto in tanto ... - Christine sembrò leggermi nel pensiero, aveva appena riposto il libro che stava leggendo e si era stesa sulle mie gambe, toccando il prato verdissimo con i piedi nudi. Fece un sospiro di puro piacere – E' giusto che sappiano che te la stai cavando bene ... potrebbero essere in pensiero, anzi lo saranno di sicuro. -

- Non ho voglia – era vero. I rapporti con mia madre e mia sorella non erano più quelli di prima. La mia lite con Rachel aveva cambiato tutto, così come la decisione di lasciare casa un anno prima. Sapevo che mia madre ne era rimasta profondamente scossa, nonostante facesse finta di nulla quelle poche volte che ci sentivamo per telefono. Ma South Gate non era più un'opzione per me, quella città era troppo intrisa di ricordi deleteri per poterci tornare.

- Ty, quella è la tua famiglia, non fare niente di cui potresti pentirtene in futuro ... - Christine tornava spesso sull'argomento e la cosa mi procurava un certo fastidio che nascondevo a malapena.

- Da dove l'hai pescata tutta questa saggezza? Dalle sedute con la Wellington? -

Christine mi guardò malissimo – Dovresti venirci anche tu, hai fatto soltanto due sedute mesi fa, non cambiano nulla e lo sai bene. -

- Ma dai, mi hanno permesso di conoscere te però! - sghignazzai lasciandola accucciarsi contro il mio petto. Mi misi gli occhiali scuri, infastidito dal sole penetrante pomeridiano – e poi non c'è proprio niente da fare con me ... questo è quello che sono. -

- Ne parli come se fossi il diavolo – aveva commentato lei, scuotendo la testa – Tyler, tu hai una visione completamente distorta di ciò che sei. -

Non era così, era lei a non avere idea di quello che ero capace di fare. Pensai a quante cose di me non sapesse, a tutte le mie macchinazioni che avevo portato avanti pur di ingannare la sua percezione. Mi chiesi perché avessi faticato così duramente per nascondere il mio vero io, perché mi fossi battuto con tutte le mie forze per ingannare una donna ... ma sapevo già la risposta. Christine era tutto ciò che mi impediva di tornare ad essere ciò che Luis odiava. Ancora una volta mi piegavo alla sua volontà ... mi chiesi se mio padre avrebbe mai smesso di influenzarmi o se invece avrei continuato a vivere dietro la sua ombra.

- Tu mi hai fatto bene, Ty. -

- Cosa? - mi riscossi e tornai ad osservare il viso emozionato di Christine.

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