37 || Rivelazioni

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Molte volte, nelle ultime settimane, Perla si era domandata come sarebbe stato il momento in cui avrebbe incontrato la sua migliore amica dopo tutto quel tempo passato senza vedersi, né sentirsi. Aveva programmato ogni cosa: il giorno seguente il suo arrivo sarebbe andata trovarla a casa e le avrebbe detto tutta la verità – sempre se non le avesse chiuso la porta in faccia. Non aveva mai pensato all'eventualità di vederla nel suo soggiorno; che fosse proprio Sam, la persona più orgogliosa che Perla avesse mai conosciuto, a farsi avanti per prima.

La guardò con il cuore che le batteva forte e gli occhi bagnati di lacrime: indossava dei jeans chiari strappati alle ginocchia e, sotto una camicia di flanella a quadri rossi e neri, una maglietta nera dei Metallica leggermente scolorita, mentre ai piedi calzava un paio di anfibi neri. I capelli ramati erano legati in una treccia piuttosto disordinata e gli occhi grigi erano stati messi in risalto da una sottile linea di trucco nero. Era sempre Sam, la sua Sam; le era mancata tanto e aveva una voglia matta di correrle incontro per stringerla forte, ma il timore che l'amica potesse allontanarla e rifiutare il suo abbraccio le impedì di muoversi.

«Ciao» mormorò con voce rotta.

Una strana luce attraversò gli occhi di Sam, quando notò le piccole ferite che deturpavano il viso dell'amica; poi sospirò, appoggiò il bicchiere sul tavolino e si alzò in piedi. «Ciao.»

Notando la tensione che aleggiava nell'aria, John fece scorrere lo sguardo alternativamente fra lei e la figlia; poi, dopo qualche minuto, sfoderò il sorriso più falso che possedeva.

«Tesoro, perché non iniziate ad andare in camera tua?» propose, stringendole affettuosamente una spalla. «Immagino abbiate molte cose di cui parlare.»

«Moltissime cose» lo corresse Sam, incrociando le braccia al petto.

Il sorriso di John tentennò per un attimo, poi si schiarì la voce e sorrise ancor di più. «Allora andate, forza. Io intanto preparo della cioccolata calda, che dite?»

Perla lo guardò con gratitudine e annuì. Spostò lo sguardo sulla figura esile della sua migliore amica e, con un impercettibile cenno del capo, la invitò a seguirla.

Raggiunsero la camera in pochi minuti e vi entrarono, chiudendosi la porta alle spalle. Perla sospirò profondamente e, guardandosi intorno, un piccolo sorriso le illuminò il volto, mentre veniva avvolta da una piacevole sensazione di calore e sicurezza. Poi sollevò lo sguardo e incrociò gli occhi tristi di Sam. 

Si schiarì la voce e si portò una ciocca di capelli dietro l'orecchio. «Come... come facevi a sapere che sarei tornata oggi?»

«John mi ha chiamato ieri pomeriggio.»

«Davvero?»

Sam annuì piano. «Mi ha detto che tua nonna finalmente stava meglio e che voleva farti una...»

«Aspetta un attimo» la interruppe Perla, improvvisamente preoccupata. «Cosa c'entra mia nonna in questa storia?»

I suoi nonni – i genitori di suo padre – vivevano in una piccola casa a due ore di macchina da Stamford. A causa degli impegni lavorativi di John, riuscivano a vedersi solamente due volte al mese ma si sentivano al telefono praticamente ogni giorno e, stando all'ultima telefonata che le aveva fatto un paio di settimane prima, sapeva che sua nonna godeva di ottima salute.

«È quello che hanno detto i professori per giustificare la tua assenza» spiegò Sam, e l'altra rilasciò un sospiro di sollievo. «Ma sappiamo entrambe che sono stronzate.»

Perla la guardò con profondo rammarico. «Sam...»

«Anche perché stavi partendo con Tyler Spark» la interruppe, cominciando a camminare avanti e indietro per la camera. «e non riesco a trovare nessun cazzo di motivo per cui sarebbe dovuto venire con te, poiché immagino che i signori Wells non sappiano nemmeno della sua esistenza.»

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