2. Uova sotto l'albero e folletti nel camino

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Nathan

Fisso l'albero e i pacchetti che stanno sotto i rami. Non so per quale motivo mia madre ci abbia messo anche delle uova. Delle uova vere. Decido di ignorarle. Non ho lo spirito giusto per fare domande di cui non voglio conoscere le risposte. Non è più casa mia, questa, dunque è decisamente più sensato se torno a fissare le luci a intermittenza che avvolgono il finto abete come una cascata di coriandoli a Carnevale. Il gusto di mia madre è più che discutibile.

«Pensi di continuare a fissare l'albero per l'intera giornata?» chiede mia sorella.

Appallottolo la carta che ho tra le dita e nascondo la penna. «No. Venderlo al mercato nero della città e spacciarlo per una navicella spaziale è il pensiero assillante che ha tormentato gli ultimi cinque minuti della mia vita.»

Ma non è vero. Il pensiero assillante è che stava baciando un altro. E non riesco a mandarlo giù, nemmeno se era evidente che non le interessava per niente. Quel bestione ha osato infilare la lingua nella sua bocca, come può non essere un pensiero assillante?

«Sei in pigiama.»

Stringo le labbra. «Sei arguta, ragazzina.»

«Non pensi a quello che hai detto. Pensi che ti manca.»

Sbuffo e muovo la mano con indifferenza.

«Non ti manca?» ritenta.

Sì, mi manca. Chiaro che mi manca. Ho passato gli ultimi cinque mesi della mia vita a guardare i suoi occhi nocciola, a baciare le sue labbra, a pensare a lei. A parte quando mi perdo in cazzate, il che succede per la maggior parte del tempo. Ma non è questo il punto. Il punto è: certo che mi manca. Ma non voglio dirlo a mia sorella. Devo dirlo a lei.

«No», rispondo da buon cretino quale sono.

«E allora perché hai addosso quel vecchio pigiama muffito?»

«Sono uno degli aiutanti di Babbo Natale, ho lavorato tutta la notte a cavallo delle sue renne e ho bisogno di riprendermi.»

Lei solleva il nasino-annusa-storie. «E sei venuto a dormire qui?»

Mia sorella, che seccatura. Ha sedici anni ma scassa le palle come una suocera inacidita a cui hanno strappato la gioia di preparare un brodo di cappone perché la nuora è vegana.

«Le renne hanno pensato che fosse più di strada rispetto a casa mia.»

«Come mai sei venuto a dormire qui?» domanda di nuovo ignorando i miei tentativi di deviare la sua attenzione.

Perché mi tormenta? San Nicola, Babbo Natale o comunque ti chiami, toglimela di torno. Fai sì che la sua amichetta di scuola le scriva un messaggio e la faccia concentrare sul suo telefono invece che su di me.

«Ha appena postato una foto.»

«Babbo Natale? Si sta facendo la Befana, eh?»

«Fai schifo.»

«Lo so.»

«Selene», riprende, e mi mette davanti il telefono che speravo mi avrebbe salvato.

Fa esattamente il contrario. Mi dà la mazzata definitiva. I suoi enormi occhi mi fissano mentre stringe un peluche. Peluche che le avevo regalato io. Un pinguino con una maglietta con su scritto "non voglio diventare amico di una foca".

«Ok, mi vesto», commento mentre mi alzo. Non perché desideri fare qualcosa. Voglio solo togliermi dalla faccia il meraviglioso viso della ragazza che mi odia. Che ha baciato un altro solo per distruggermi. Riuscendo alla grande nel suo intento.

La cosa migliore da fare è uscire, andare a casa, farmi una doccia e tornare qui per il pranzo di Natale. Stare piazzato tutto il giorno nel salotto dei miei con la spara-nocciole di mia sorella è una tortura superflua.

E poi, nel mio appartamento c'è il regalo per Selene. Regalo non completo. Regalo che non sono ancora riuscito a darle. Regalo che ho intenzione di completare in poche ore.

«Chiamala», mi rincorre la ragazzina.

«Ma che ne vuoi sapere, tu? Hai sedici anni. Non hai idea di cosa ci sia.»

«Nel tuo cuore?»

Sento la sua domanda ma impiego un attimo a rispondere perché sono incantato dal camino. Il camino. Non mi ero accorto di come era conciato. Mia madre ci ha infilato dentro una marea di folletti indiavolati che stanno tutti a bocca aperta, come se stessero cantando. Prendo la palla al balzo e uso quell'immagine per difendermi. «Nel focolare!» ribatto.

Perché il cuore, io, non ce l'ho. Cioè, ce l'ho, ma non funziona. Ok, no, no. Funziona, ma non nel senso romantico. O forse dovrei dire che non funzionava nel senso romantico, almeno fino a cinque mesi fa.

Mi sa che è cambiato tutto.

Devo finire quel regalo. Devo portarlo a Selene.

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