Due carabinieri

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[racconto N. 002]

Non era il solito giro di routine.

Era il dieci febbraio di un anno qualsiasi.

Ed era anche, per così dire, il pattugliamento settimanale dei carabinieri di Menenfrego: un evento straordinario, mistico e quasi surreale.

Quella settimana, poiché le "forze dell'ordine" si erano dolcemente assopite nel diabetico far niente, e poiché i paesani si apprestavano ad armarsi di vecchie pistole ereditate dagli avi, c'era realmente da aspettarsi una rivolta biblica. I malintenzionati avevano messo su casa arricchendosi con le rapine, gli assassini affluivano numerosi nelle vesti di sicari senza mandante. I cittadini si accingevano a riprendersi il paese con le cattive.
In pratica, bastava marinare per una singola settimana il pattugliamento affinché il borgo si tramutasse in una infernale pentola a pressione. Analogamente, bastava anche l'avvistamento dell'unica pattuglia del paese a calmare gli animi.

Quel dieci di febbraio le autorità c'erano, e, come sempre, era come se non ci fossero.

La solitaria Fiat Punto dei carabinieri se ne stava annoiata davanti al Fai da Te, in modo da occupare tre dei cinque parcheggi totali, emanando un'aura di noncuranza e di inutilità. Il negozietto faceva angolo tra una chiesa decadente e un paio di appartamenti presso l'uscita di Menenfrego, dove, da un ampio belvedere, si dominava la periferia del paesello, mentre un vento debole si occupava di raffreddare la mattinata disarcionando le poche foglie ancora sugli alberi.

Richiudendo con uno spintone la portiera, Egidio Petrenzini scese dall'auto e varcò la soglia del Fai da Te. La vettura barcollò sulle gomme sotto l'occhio vigile del cartellone pubblicitario. Dondolandosi, ricordava una vecchia fregata ormeggiata al molo. Al suo interno, seduto al volante, un giovane appuntato si deliziava con un sacchetto di patatine. Aveva i capelli fulvi e le gote ricoperte di lentiggini, e sgranocchiava compostamente i suoi croccantini al formaggio. Si chiamava Marco Bentivoglio e doveva aver superato i venticinque anni. Appena entrato in servizio, si era preoccupato di emergere per l'ingenuo carattere e per l'innata difficoltà nell'afferrare i concetti. Lo stesso maresciallo gli confermava, giorno dopo giorno, che era stata un'immane fortuna se si ritrovava a lavorare proprio a Menenfrego, l'unico paese in cui - tanto per arricchire una infinita lista di assurdità - c'era sempre stata una certa differenza tra il pattugliare e l'eseguire il cosiddetto giro di routine; nel primo caso era necessario approdare nei vari bar di Via Manzoni e dissetarsi a scrocco, decisamente più impegnativo del semplice percorrere in macchina la medesima strada. Insomma, qualcosa di non eccessivamente funzionale, e, ripetiamolo, insensato. Il giovane quasi si rallegrava di tutto ciò, non sapendo che, per tutte le fascette affibbiate alla divisa, il graduato non era poi tanto pratico del mestiere, e poteva sembrarlo soltanto per i baffetti giallognoli e per l'età avanzata.

Terminata la consumazione, Bentivoglio uscì dall'automobile, pronto ad attraversare la strada; aveva infatti adocchiato un cestino dall'altro lato, ennesimo mirabolante avvenimento. Giunto quasi al centro della disastrata carreggiata, una vecchia Peugeot gli tagliò la strada, schivandolo di appena un soffio e lasciandolo inebetito a contemplarsi intorno. Andava almeno a cento all'ora. Fortuna volle che nessun altro pazzoide prendesse la curva a quella velocità, preservando così la salute fisica del militare, che finalmente raggiunse il cestino e lanciò senza garbo il suo rifiuto. La carta si sollevò più del previsto e andò a solcare i venti, ma Bentivoglio non parve notarlo appieno. Si sporse dalla ringhiera arrugginita per ammirare il panorama. Dolci colline verdeggianti esibivano tutto il fascino della Sicilia, parecchio sfocate per la nebbia e per il giovane militare, affetto sin da bambino da miopia ma risolto a non portare occhiali. Preferiva, infatti, le cosiddette lenti a contatto, rigorosamente di qualche gradazione in meno rispetto a quella effettiva. Sporadici e curiosi speroni di roccia s'inserivano tra i rilievi dei colli come tanti giganti affondati nel terreno. Più in basso, nel reale campo visivo del carabiniere, sorgevano tre abitazioni. In mezzo alla pianura, un pastore e i suoi cani accompagnavano il gregge al pascolo. L'uomo stava in coda alle capre. Al mutare della condotta degli ovini, i suoi richiami prendevano a echeggiare nel silenzio come grida di pennuti esotici, orazioni scimmiesche che atterrivano gli animali circostanti per poi giungere alle orecchie del giovane.

Due carabinieri [racconto N. 003]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora